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Società di lobby, è boom: la classifica 2015
Scritto il 2016-09-03 da Redazione su Italia

Analisi Lobbying Italia: il mercato italiano del lobbying è in decisa crescita rispetto al 2014. Oltre 20 milioni di euro di fatturato per le principali società di consulenza. Con sempre maggiore specializzazione e professionalizzazione del settore

La lobby sta diventando uno strumento fondamentale per le aziende, del resto basta guardare il recente studio di James Bessen, economista alla Boston University School of Law, che mostra come proprio il lobbying sia il principale fattore di crescita quasi alla pari del capitale, a un livello almeno quattro volte superiore a quello della Ricerca e Sviluppo.

Anche in Italia, con un trend sempre crescente, il mercato delle società di consulenza o società di lobby continua a crescere, e lo fa a ritmi maggiori di quelli visti nel 2014. Secondo un'analisi condotta da Lobbying Italia, sono circa 20 i milioni investiti da aziende, associazioni, amministrazioni e altre organizzazioni per avvalersi delle conoscenze tecniche, della consulenza strategica e dell’attività di monitoraggio da parte delle società dei professionisti del settore. Che dal canto loro migliorano dal punto di vista del fatturato, puntando anche ad investire sempre più su risorse umane e strumenti tecnologici (si pensi al recente impegno sui Big Data di Cattaneo&Zanetto con Policy Brain).

La classifica comprende 15 società che si occupano prevalentemente (secondo le informazioni disponibili a LobbyingItalia) dell’attività di lobbying e public affairs. Sono state ricomprese nell’analisi, ma inserite in una classifica a parte, anche alcune società che si occupano prevalentemente di comunicazione istituzionale e PR, ma che investono risorse e professionalità nell’attività di lobbying. Un dato su tutti: il settore registra una crescita generale, e solo 5 società tra le 15 analizzate registrano un calo (minimo) rispetto al fatturato dell’anno precedente.

Ecco la classifica aggiornata con i bilanci del 2015:

Classifica fatturati società di lobby 2015 

Cattaneo Zanetto, FB & Associati e Open Gate sul podio

In testa per distacco c'è anche quest'anno Cattaneo&Zanetto di Alberto Cattaneo, Paolo Zanetto e Claudia Pomposo, focus totale sul lobbying in Italia e anche a Bruxelles, eventi a porte chiuse ai massimi livelli e un fatturato di circa 4,5 milioni di euro (+600k rispetto al 2014). Tra i principali clienti le grandi piattaforme della sharing economy e della new economy (AirBnb, Uber) e aziende tech (Vodafone, IBM, Cisco), ma anche Pirelli, Unilever, Federmanager.

Come lo scorso anno, al secondo posto la FB & Associati di Fabio Bistoncini (e dei suoi giovani ed esperti partner), con un fatturato con un più arrivato a 2,6 milioni di euro ed expertise nel campo del food & beverage (Barilla, Coca Cola, Heineken), della sanità, dell’informatica (Microsoft). Da segnalare la presenza su Bruxelles e il recente lancio dFB Lab, che segna l’ingresso dei centri studi nelle società di lobbying.

Al terzo posto, scalando una posizione rispetto allo scorso anno, Open Gate Italia - guidata da Laura Rovizzi, Tullio Camiglieri e Franco Spicciariello (che ha lasciato ad aprile 2016 per Amazon, sostituito da Andrea Morbelli) – che ha fatturato circa 1,6 milioni (+330k). OGI è specializzata su lobbying regolamentare (banda larga, ad es. Enel Open Fiber) e istituzionale (ad es. HP nell’ICT, AST-ThyssenKrupp nell'acciaio), e coalition building (si veda il mondo e-cig e del Fixed Wireless Access), il tutto integrato con un forte uso dei social media.

Giù dal podio, rispetto all’analisi MF dello scorso novembre realizzata da Andrea Montanari, la Telos di Mariella Palazzolo (rappresentante del network globale indipendente Fipra), che fattura 1,1 milioni, superata anche da InRete di Simone Dattoli, quarta con 1,5 milioni di fatturato (quasi il doppio rispetto allo scorso anno), forte anche di un notevole expertise nell’organizzazione di eventi istituzionali e nella comunicazione "below the line". In leggera flessione anche Reti, la società di Massimo Micucci, Claudio Velardi e Giusi Gallotto, che si assesta sugli 1,1 milioni, e NOMOS, guidata da Licia Soncini, centro studi parlamentari (così si definisce) molto forte sul monitoraggio normativo e che opera soprattutto nel campo farmaceutico e sanitario.

Piccole società di lobbying crescono

Sotto il milione, in notevole crescita Utopia di Giampiero Zurlo (946k, con annesso studio legale - che ha fatturato a parte - e clienti quali Facebook, AT&T, American Express, Birra Peroni e Global Blue, società leader di mercato per i servizi Tax Free Shopping); Strategic Advice di Gabriele Cirieco (745k), da sempre sull’alluminio e più recentemente in campo sul tema della tracciabilità del tabacco; VerA dell’ex Autostrade Francesco Schlitzer (561k, con expertise su CSR e sostenibilità, unica ad aver aderito ai principi di Responsible lobbying del Global Compact delle Nazioni Unite), e Policy Sonar, nuova realtà focalizzata su lobbying e political intelligence (ottimi rapporti con fondi di investimento) fondata dal giovane ex consigliere del MEF Francesco Galietti, che si assesta sui 350k, quintuplicando il fatturato dell’anno precedente. In piccolo calo invece, ES relazioni istituzionali e comunicazione (527k), Public Affairs Advisors di Giovanni Galgano (521k, specialista sull’energia) e Think Link (457k). Ultima arrivata Noesi di Cristiano Sestili, che ha realizzato 150k nell’ultimo trimestre 2015. Non è stato invece possibile, purtroppo, rilevare i dati societari di Cui Prodest, priva di partita IVA sul proprio sito (cosa prevista invece dalla legge, come ribadito dall'Agenzia delle Entrate) e che per misteriose ragioni ha bloccato l’account twitter @lobbyingitalia.

Grafico fatturati società di lobby 2015

Tra lobbying e comunicazione: il boom di Comin & Partners

Le società citate fanno dell’attività di lobbying, advocacy e public affairs il loro core business. Alcune di loro, come detto, svolgono lateralmente anche attività di studio legale; altre offrono piani di comunicazione integrata, con attività di ufficio stampa, comunicazione istituzionale, PR e organizzazione di eventi. Altre ancora hanno una unit che si occupa di strategia regolamentare o sui social media. C’è chi offre anche consulenza per la comunicazione di crisi. Altre società invece si occupano, in senso lato, di comunicazione, ma una parte del loro fatturato proviene da consulenze per attività di lobbying “puro”. I loro ricavi quindi sono nettamente maggiori rispetto a quelli delle società il cui core business è la consulenza per i public affairs. Sarebbe utile – ai fini della comparazione – avere il quadro scorporato con i ricavi per lobbying, comunicazione e altre attività, come sarebbe possibile verificare se in Italia ci fosse una legislazione sul lobbying sul modello di quella USA.

Escludendo per ovvi motivi le grandi multinazionali della consulenza in comunicazione (Burson Marsteller, Hill-Knowlton, ecc.), e scusandoci delle possibili mancanze nella lista di società meno note sul panorama romano, tra le società italiane che forniscono consulenza di PR, crisis communication e CSR, è necessario citare SEC Relazioni Pubbliche, la società di Fiorenzo Tagliabue appena quotata in borsa, che ha fatturato nel 2015 ben 10,2 milioni. Da segnalare la recente uscita da SEC di Luigi Ferrata, passato al Community Group di Auro Palomba, colosso della comunicazione da 6 milioni di fatturato molto forte sul lobbying su Bruxelles. Altra società in crescita è il gruppo HDRA’, che ha fatturato 4,3 milioni (l’anno precedente erano 3,7), assai presente sull’organizzazione eventi (ad es. per Qualcomm). In pieno boom infine Comin & Partners: partita nell’ultimo trimestre 2014 con un fatturato di 387.000 euro, la società di Gianluca Comin (giornalista, ex direttore comunicazione e relazioni istituzionali di ENEL, oggi segue gli interessi di aziende quali BAT, TIM e persino lo Stadio della AS Roma) nel 2015 ha collezionato ricavi per circa 2,8 milioni di euro ed è sempre presente nel dibattito comunicazione-aziende-istituzioni col suo blog su Lettera43.it.

Su tutti questi dati pesa però il convitato di pietra degli studi legali: da quelli grandi nostrani come ad esempio Gianni, Origoni, Grippo e Cappelli, fino alle multinazionali tipo DLA Piper, fino agli avvocati meno noti che fanno un'alacre attività di lobbying presso i palazzi romani e non solo. Un mondo assolutamente sconosciuto dal punto di vista lobbistico, e che forse solo una regolamentazione molto stretta come quella USA o canadese, e un forte ruolo dei media, potrà forse scalfire in ottica di trasparenza.

Professionalità e trasparenza

I dati emersi permettono di tirare le somme e giungere ad alcune conclusioni: il mondo del lobbying è sempre più professionalizzato, professionalizzante e integrato nella società. Lo strumento della lobby è sempre più importante per le imprese e sempre maggiore è il valore aggiunto per le imprese grazie a una strategia di public affairs trasparente, professionale e sostenibile economicamente e eticamente. Ancora da definire è invece, in mancanza di una regolamentazione che renda trasparenti le risorse investite in attività di lobbying e le azioni realmente condotte nei confronti del decisore pubblico, l’impatto sul business aziendale dei lobbisti “in-house” – che sempre più vengono dai ranghi delle società di consulenza - a imprese, associazioni di categoria, enti pubblici.

Da un lato, il legislatore potrà certamente tener conto del ruolo di queste nuove società – che rappresentano la parte più trasparente del lobbying - come catalizzatore di istanze da parte di imprese, associazioni, parti sociali e enti locali; dall’altro, questi dati permettono alle imprese di comprendere che investire sui professionisti del lobbying può dar loro una marcia in più per raggiungere gli obiettivi aziendali con efficienza e programmazione.

Alla vigilia della Brexit Open Gate Italia entra nel network internazionale di Lodestone Open Gate Italia, società di consulenza specializzata in Public Affairs, Strategy & Regulation, Media Relations & Digital PR firma una partnership con Lodestone, società di consulenza strategica con sede a Londra, ed entra ufficialmente a far parte del nuovo Network Internazionale specializzato in “political intelligence” e “policy expertise”. La nota agenzia britannica, classificata tra le migliori quindici società di Public Affairs del Regno Unito nel 2016 e nel 2017 e recentemente candidata a tre premi, tra cui quello per “Consultancy of the Year”, in vista della Brexit e di tutti i cambiamenti che si profilano all’orizzonte a livello internazionale, ha deciso di espandere il proprio raggio d’azione su tutto il vecchio continente stringendo una serie di partnership con aziende esperte nel settore della consulenza, per creare una rete che garantisca ai clienti di ciascuna la piena e totale copertura in ambito regolamentare ed istituzionale su tutto il territorio europeo. La nuova joint venture creata da Lodestone prevede partner in Italia, Francia, Germania, Belgio e Irlanda del Nord che vanno a rafforzare il network già esistente dell’azienda che si estende in America, nel Sud Est Asiatico e in Medio Oriente. Nei primi mesi del 2019 verrà organizzato un evento a Londra per introdurre ufficialmente i nuovi membri della partnership, l’occasione per effettuare una profonda analisi della situazione politica ed economica Europea e per mettere in risalto tutte le opportunità e gli eventuali rischi di business. Open Gate Italia, nel 2018 al decimo anno di attività, è pienamente soddisfatta di entrare a far parte di questo network che rappresenta, come ha sottolineato Laura Rovizzi, amministratore delegato della società: “Il punto di partenza per affrontare le sfide poste dalle nuove tecnologie che implicano il superamento dei confini nazionali. Anche perché lo sviluppo di un’organizzazione pan-europea è il primo passo per diventare competitivi a livello internazionale e per offrire servizi sempre migliori ai nostri clienti”. Tra i nuovi partner selezionati da Lodestone figurano: Stratagem, Irlanda del Nord. Azienda fondata nel 1998 da Quintin Oliver e specializzata nella comunicazione strategica. Commstrat, Francia, esperta nel settore della comunicazione e dei public affair. Fondata nel 2017 da Guillaume Labbez, che precedentemente era Direttore Associato della leader company francese Boury, Tallon & Associés. jsk.berlin, società di public affairs il cui core business è l’area dei governmental affairs. Il lavoro del team a stretto contatto con le istituzioni garantisce ai clienti di jsk.berlin di essere sempre informati sulle decisioni di governo e stakeholders. Tradepeers Ltd, compagnia di consulenza con sede a Brussels e a Londra, esperta nel fornire supporto alle società che devono affrontare la Brexit.

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Mercoledì 14 novembre la presentazione a Roma del nuovo libro di Antonio Iannamorelli Un tentativo di “reverse engineering” delle scelte di management e comunicazione messe in campo da Armando Diaz dalla fine del 1917 al 1918 e che consentirono all’Italia di riprendersi dopo la disfatta di Caporetto. Una lezione di crisis management con un occhio alla più grave crisi che il popolo italiano ricordi. Con uno sguardo al mondo del lobbying e a come il lobbista sia, a tutti gli effetti, un gestore di tempi, parole e persone e non un semplice collettore di relazioni e informazioni. Antonio Iannamorelli, direttore operativo della società romana di public affairs e comunicazione Reti, ha analizzato gli errori nella comunicazione delle istituzioni che furono destinate ad affrontare la disfatta di Caporetto nel corso della Prima Guerra Mondiale. La scelta di Diaz come “crisis manager” al posto del generale Cadorna, la nuova strategia di alleanze e il nuovo modo di rapportarsi all’esercito e al popolo sono state rapportate a una situazione molto comune ai giorni nostri, anche alla luce dei disastri naturali e antropici che i grandi operatori di mercato sono chiamati ad affrontare in un mondo sempre più interconnesso e ricco di informazioni (e delle loro interpretazioni). Il libro, che verrà presentato verrà presentato domani, mercoledì 14 novembre alle 18.30 alla libreria Feltrinelli - Galleria Sordi (link all’evento Facebook) con ospiti d’onore come Aldo Cazzullo, Giuliano Frosini e Simonetta Pattuglia, presenta un focus dedicato ai lobbisti. Armando Diaz, infatti, ha predisposto una vera e propria strategia di lobbying per rivedere il codice comunicativo e relazionale nei confronti degli stakeholder pubblici e permettere loro di cambiare idea su decisioni prese prima del conflitto. Il rapporto con il Parlamento, con il Governo, con gli alleati diventa la prima vera attività del generale e fa capire come, anche e soprattutto oggi, nella crisi sia decisivo il rapporto con i decisori pubblici. Con uno sguardo a due casi dei giorni nostri tutti da approfondire, raccontati dal punto di vista privilegiato del professionista del settore. Secondo Iannamorelli “Il Crisis Management oggi è una scienza, si insegna nelle università, è un elemento essenziale delle strategie di gestione della comunicazione aziendale, ma le crisi esistono da sempre e da sempre le persone che occupano posizioni di responsabilità lavorano per superarle. L'occasione che offre la crisi - ha continuato l'autore - spinge le organizzazioni al cambiamento. Sappiamo che le organizzazioni di qualsiasi tipo, soprattutto in Italia, sono abbastanza conservatrici, non accettano la sfida del cambiamento fino a quando non sono costrette”. Una lezione per il lobbista di oggi e del domani, raccontata attraverso un episodio di ieri. Una sfida affascinante, tutta da leggere.

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FB&Associati, società di consulenza specializzata in lobbying e public affairs fondata nel 1996 da Fabio Bistoncini, lancia un nuovo progetto di consulenza strategica integrata in ambito advocacy e reputation management, in collaborazione con MR&Associati Comunicazione, società con consolidata esperienza in web reputation e digital strategy. Nel nuovo Parlamento, più dell’80% dei suoi componenti è presente su Facebook, il 66% su Twitter, il 45% su Instagram e il 40% su Youtube, arene in cui sono presenti oltre 34 milioni di cittadini. Oltre il 40% degli utenti italiani utilizza i social network per informarsi ed esprimere la propria opinione politica, quotidianamente. Uno scenario, quindi, che presenta dinamiche di complessità del tutto nuove e in cui le azioni di lobbying necessitano di essere rafforzate da attività mirate ad ottenere il coinvolgimento e la costruzione di una base di stakeholders capaci di legittimare i temi di interesse. È per questo che nasce FB Bubbles: Think Campaign! con l’obiettivo di affiancare aziende, associazioni ed enti nello sviluppo di campagne per far emergere e governare efficacemente le proprie issue all’interno delle nuove arene di formazione delle opinioni che sempre di più impattano nella formazione dell’agenda istituzionale. Solo con campagne integrate di advocacy, web reputation e media affairs, oltre ad un’attenta definizione dei messaggi è possibile contrastare – sul lungo periodo - la resistenza delle cosiddette bubbles, vere e proprie comfort zone che limitano la circolazione delle opinioni, influendo sulle dinamiche del dibattito pubblico e sulle decisioni assunte nel contesto istituzionale. “In questi 22 anni di attività nel settore del lobbying e del public affairs, FB&Associati è stata un osservatore diretto e privilegiato dei profondi cambiamenti istituzionali del Paese. - ha dichiarato Fabio Bistoncini AD e fondatore di FB&Associati - Da sempre, riteniamo il sistema della rappresentanza degli interessi un prezioso stimolo al funzionamento del processo democratico. FB Bubbles è una piattaforma integrata di competenze che consente, attraverso campagne multi-stakeholder, di promuovere e difendere i legittimi interessi anche all’interno delle nuove arene di policy, dove i social network hanno modificato le regole del gioco, ridefinendo le dinamiche del sistema mediatico e i processi di determinazione delle priorità delle agende politiche ed istituzionali.” FB Bubbles è formata da un team dedicato di professionisti specializzati in public affairs, media relation e web advocacy che operano in sinergia nelle sedi di Milano, Roma e Bruxelles. Fonte foto: FB Bubbles

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