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Trasparenza delle lobby: la legge che non c'è

Un convegno del Chiostro il 20 Ottobre per discuterne


Trasparenza delle lobby: la legge che non c'è
14/10/2009 -

Quando si parla di lobby in Italia c'è sempre il rischio di fare il vuoto attorno. Perché è una parola che sa di sotterfugi, di intrallazzi, di massoneria. Insomma, di loschi affari. In questo panorama di scetticismo e diffidenza desta quindi piacevole stupore l'iniziativa dell'associazione "Il Chiostro" di dare visibilità, legalità all'attività di lobbying nel nostro Paese. Del resto proprio l'etimologia della parola, Chiostro, riporta alla sua vera origine, quella della lingua latina dove appunto "lobby" viene da "lobium", che significa "chiostro", un luogo che evoca qualcosa di più nobile della sala d'albergo o del corridoio. L'appuntamento è per il 20 ottobre prossimo con la presentazione ufficiale dell'associazione (peraltro già esistente e operativa da tempo) e l'avvio del processo destinato a raccogliere consensi quanto più autorevoli e trasversali alla definizione di una proposta di legge che regolamenti la materia.

 

"Con questa scelta - ha tenuto a precisare il presidente, professor Giuseppe Mazzei - , abbiamo anche voluto indicare la necessità di impegnarci affinché l'attività lobbistica sia trattata col rispetto e la dignità che spetta a una professione seria e complessa. In Italia il termine lobby è quasi sempre utilizzato con una connotazione negativa. A volte è sinonimo di poteri occulti, inafferrabili, pervasivi e ramificati che alterano il funzionamento del processo decisionale democratico. Questo convegno vuole porsi come momento di riflessione per combattere tale visione distorta e per pensare alle strade da intraprendere per affermare una vera cultura della trasparenza degli interessi anche nel nostro paese".


In effetti in molti paesi stranieri, esiste una regolamentazione della materia, più o meno dettagliata. Basti pensare che dal Cile alla Lituania molte giovani democrazie si sono date una legge in materia, per non parlare anche di un alcune regioni italiane (vedi Toscana e Molise ad esempio) che hanno approvato una normativa locale.

"Un modello che potrebbe fare al caso nostro è quello canadese - ribadisce ancora il professor Mazzei - ma non dobbiamo imitare nessuno e puntare a linee guida che dovrebbero essere comuni a tutti i Paesi dell'Unione europea. In tal senso Il Chiostro ha proposto a tutte le associazioni di lobbisti dei 27 Paesi europei un tavolo comune per delineare poche e chiare regole condivise. E per raggiungere l'obiettivo della trasparenza, di una maggiore efficienza e garanzia, occorrerebbero norme su questi punti: obbligo di registrazione di chi svolge attività di relazioni istituzionali; affermazione del principio di legalità; dovere dei lobbisti di lealtà e sincerità verso le istituzioni e  il diritto di essere ascoltati; incompatibilità per evitare conflitti di interesse; sanzioni pecuniarie e interdittive severe".


Il convegno del 20 ottobre prossimo a Palazzo Marini (Camera dei Deputati), Sala della Mercede dalle 9,30, diventa quindi l'occasione per mettere attorno ad un tavolo i diretti interessati, istituzioni, studiosi. Tra i presenti infatti hanno dato la loro adesione l'on. Donato Bruno (Presidente Commissione Affari Costituzionali), la senatrice Maria Pia Garavaglia, i deputati Pino Pisicchio, Giulio Santagata, Luca Volontè, Antonio Tajani (Commissario europeo); i professori Giovanni Puglisi (Rettore IULM), Alberto Petrucci (Direttore Master "Relazioni Istituzionali, lobby e comunicazione di impresa, LUISS Guido Carli), Franco Spicciariello (Coordinatore Master MPA, LUMSA).


Il Chiostro, del resto, vuole contribuire a modificare questo approccio semplicistico e manicheo al lobbismo, diffondendo i valori e la cultura del pluralismo e di una democrazia aperta al dialogo con chiunque abbia legittimi interessi da rappresentare ai pubblici decisori; delineando una precisa identità dell'attività di lobbying, distinguendola da altre con cui è tuttora confusa e a cui è impropriamente assimilata e diffonderne le caratteristiche peculiari nell'opinione pubblica; ottenere una regolamentazione chiara, semplice e non viziata da pregiudizi; contribuire a un'adeguata formazione professionale interdisciplinare e basata su solidi valori etici dei lobbisti.

"Una proposta di legge di iniziativa parlamentare bipartisan entro la legislatura - conclude il presidente Mazzei - un obiettivo ambizioso ma che partendo dalla proposta già presentata a suo tempo dal precedente Governo Prodi nonché dalle altre giacenti in Parlamento pensiamo possa avere buone chance di approdare al risultato prefissato: portare alla luce del sole l'attività lobbistica. Perché trasparenza e legalità possono solo migliorare la qualità delle decisioni".

Perché chi fa lobby non sono solo associazioni e società che curano gli interessi di aziende private e pubbliche, ma anche coloro che operano nelle istituzioni curando gli interessi delle varie articolazioni dello Stato, ma anche quelli che rappresentano interessi di associazioni, enti e organizzazioni che non hanno obiettivi di profitto economico, per non parlare di docenti, ricercatori e studiosi della tematica relativa all'attività di rappresentanza degli interessi. Perché fare lobby è come fare politica: esiste da sempre.

 


Franco Spicciariello - LI.Info