Facebook ha deciso di assumere dei lobbisti per rappresentare presso il Congresso degli Stati Uniti e l'Unione Europea il proprio punto di vista in relazione alla privacy online, e ciò in un'ottica di accreditamento e di sempre maggior volntà di influenza da parte di una società con oltre 200 milioni di utenti (e 900 dipendenti).
Richard Allen, ex capo degli Affari regolamentari di Cisco, sarà il capo del team che lavorerà sull'Unione Europea, mentre Timothy Sparapani (34 anni), già legale della American Civil Liberties Union - la lobby americana per i diritti civili - assumerà l'incarico delle operazioni su Washington. Sparani in passato è stato uno dei grandi avversari di Facebook, cui addirittura ha evitato di iscriversi sino a pochi mesi fa a causa del timore sull'uso dei dati da parte del social network in questione. Fino a ieri l'unico rappresentante a washington di Facebook era il 24enne Adam Conner, il cui compito è di "educare" parlamentari e assistenti all'uso di facebook per raggiungere al meglio i propri elettori.
Ma non è una novità che Facebook abbia aspettato. già in passato le società della Silicon valley hanno cercato di tenersi lontano dalla politica il più possibile. Microsoft sbarcò a a Washington dopo 20 anni di vita, e solo perché coinvolta nel noto caso antitrust. Google invece ha assunto lobbisti solo due anni fa, quando la Federal Communications Commission ha lanciato un'asta da $20 miliardi sulle frequenze.
La mossa di Facebook arriva nel momento in cui il Congresso americano sta prendendo in considerazione la possibilità di porre restrizioni sul sistema di raccolta e gestione dei dati da parte delle internet companies (sono nel mirino principalmemente Google, Yahoo! e Facebook). Le autorità che si occupano di privacy considerano infatti insufficiente e fallimentare l'autoregolamentazione, che non informa in modo adeguato su come le società usino le informazioni personali raccolte.
Chris Kelly, chief privacy officer di Facebook, ha affermato la propria preoccuipazione per la possibilità che i legislatori - nel mtentativo di proteggere gli utenti - possano approvare normative che frenino il beneficio derivante dalla raccolta e dall'incrocio dei dati. Ha aggiunto che, con la continua crescita di Facebook, è fondamentale che i decisori comprendano le policy della società e il suo modello di business che va a abeneficio anche degli utenti. Ma Kelly farà ora un passo indietro perchè a settembre punta a divetare Attorney general della California.
Facebook non è certo la prima società di tecnologia che cerca di influenzare la legislazione attraverso l'attività di lobbying. Negli utlimi anni ad esempio, sia Ebay che Google hanno puntato molto sul lobbying quale canale per trasmettere conoscenza, punti vista e interessi nei confronti dei decision makers negli Stati Uniti e in Europa. Google addirittura ha visto alcune delle sue internet policies sostenute direttamente dal Presidente Barack Obama. E addirittura oggi il CEO di Google, Eric Shmidt, siede nel Presidential Advisory Board per la scienza e la tecnologia costituito da Obama.