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Giovanni Parapini sarà il nuovo direttore della comunicazione della Rai. Nato a Brescia il 21 dicembre 1962, Parapini dallo scorso 1 gennaio ha lasciato il Gruppo Hdrà, società di comunicazione integrata di cui era cofondatore e socio, cessando l’attività imprenditoriale a Bruxelles dove aveva seguito lo start up europeo di Consenso, la business unit specializzata nelle relazioni pubbliche e istituzionali. Ha inoltre ricoperto l'incarico di presidente di Eunews. Tra le precedenti esperienze, quella di Direttore della comunicazione del Gruppo Esprit International, Direttore Servizio Clienti di Duke Italia, Responsabile Servizio Clienti di Euro Advertising e Responsabile Pubblicità di Condé Nast Italy. Ha inoltre ideato e organizzato due edizione del TEDx e svolto attività di docenza presso diverse Università italiane, tra cui La Sapienza Università di Roma e la LUMSA. Il Gruppo Hdrà aveva presentato lo scorso dicembre il proprio business e le nuovi divisioni societarie, come documentato da Lobbying Italia. Società che si occupa primariamente di pubbliche relazioni, è divisa in 4 divisioni (Aleteia, Consenso, Medita, Overseas). Parapini prende il posto di Costanza Esclapon, che ha lasciato dopo tre anni la direzione Comunicazione e Relazioni esterne della Rai “per affrontare una nuova sfida professionale”, in accordo con l’azienda.

Lobby & Poltrone

Secondo Dagospia, l'AD di poste avrebbe sbattuto il telefono in faccia a Filippo Sensi, portavoce di Renzi, che si opponeva alla nomina di Giuseppe Fortunato, dalemiano di ferro, alle relazioni istituzionali della società. Renzi, a forza di imposizioni, starebbe perdendo il rispetto della classe dirigente da lui stesso nominata. Fortunato ha lavorato per D'Alema e per i dalemiani Moretti e Padoan, e ora è stato chiamato da Caio in Poste nell'anno delicatissimo della privatizzazione. Questa nomina fatta senza consultare Palazzo Chigi ha indispettito il duo Sensi-Renzi, ma Caio avrebbe detto: ''Se volete, me ne vado io''... Caio come Spartacus? Il tecnofilo preferito di Enrico Letta, ma nominato al vertice di Poste Italiane da Matteo Renzi, si è ribellato all'ennesimo intervento governativo nelle nomine delle partecipate. Caio ha infatti scelto Giuseppe Antonio Fortunato come nuovo responsabile degli Affari Istituzionali. Chi è costui? Capo della Segreteria di D'Alema quando era ministro degli Esteri nel 2006-2008, è poi stato in Finmeccanica per 7 anni, tra Roma, Mosca e Bruxelles, finché il dalemiano Mauro Moretti non lo ha silurato ed è diventato consulente del Ministero dell'Economia, nel febbraio 2015. Lì è stato delegato da Padoan (pure lui dalemiano) a occuparsi delle partecipate pubbliche, tra cui Poste, e ora Caio lo ha chiamato, e il suo contratto dovrebbe iniziare a giugno, per un ruolo molto delicato nell'anno della privatizzazione del gruppo. Pare che quando la notizia sia arrivata nei corridoi di Palazzo Chigi, Filippo Sensi abbia telefonato a Caio "suggerendogli" di riconsiderare l'assunzione. A quel punto Caio avrebbe risposto: ''Se volete, me ne vado io'', attaccando il telefono in faccia al portavoce del premier. E non sarebbe l'unico: molti manager pubblici lamentano l'atteggiamento del governo, che non si limita a nominare i capi (prerogativa che è nei suoi poteri), ma interferisce nella gestione quotidiana delle partecipate, nelle nomine dei dirigenti di seconda fascia e nelle strategie industriali. Il problema è che l'atteggiamento è sempre di autorità e non di autorevolezza. E il bullo fiorentino, dopo i diplomatici e i funzionari europei, rischia di essere ostacolato anche dalla classe dirigente italiana... Fonte: Dagospia

Lobby & Poltrone

Hdrà, gruppo di comunicazione integrata italiano, ha presentato il proprio business e la rimodulazione della nuova società nelle quattro business unit che compongono il gruppo:Aleteia per la comunicazione ATL e BTLConsenso per le relazioni istituzionali e le media relationsMedita per la comunicazione socialOverseas per l'organizzazione di eventiLa società, partner di minoranza del portale EUnews, ha appena aperto la sede di Bruxelles, che si aggiunge al quartier generale romano e alla sede operativa di Milano. Il ceo è Mauro Luchetti mentre Giovanni Parapini è vice presidente. I CLIENTI Oggi Hdrà lavora con oltre 30 clienti, in gran parte curando l'organizzazione di eventi e la pubblicità, attività che contribuiscono alla maggior parte del fatturato della società. Milano Finanza nella recente classifica dei bilanci delle società di public affairs non ha quindi annoverato la divisione Consenso nella top 11 italiana. Eni, Enel, Poste e Alitalia si affidano al gruppo per la comunicazione ATL e BTL. Grandi multinazionali come Boeing, industria aerospaziale, Philip Morris colosso del tabacco e Tempur, per le strategie di media relations. Uber si rivolge alla società per l'ufficio stampa della sua attività in Italia, così come Qualcomm e Zoetis, che aggiungono alle strategie mediatiche anche le relazioni istituzionali, e la Fondazione Roma, che da Hdrà fruisce di una consulenza specializzata sulle relazioni con i media. Per quanto riguarda le relazioni istituzionali il gruppo ha ideato i Tavoli di Consenso, un format che ha l'obiettivo di agevolare l'incontro fra clienti, stakeholder e decisori pubblici. Ad esempio quelli realizzati per Medtronic e GE Healthcare sull'innovazione del Sistema Sanitario. Appena entrati nella galassia Hdrà il Coni, con un percorso di comunicazione che arriverà fino alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016, e l'Ospedale Bambino Gesù, eccellenza italiana nella medicina per l'infanzia. Hdrà ha anche diversi clienti nel settore cinematografico, tra i quali Medusa, Rai Cinema, Luce Cinecittà, Wildside e Good Films per i visual delle campagne, i trailer e il digital. Il gruppo ha un organico composto da circa 80 persone.

Italia

"Benessere & Onestà - La sfida italiana: sviluppo economico e sviluppo della legalità" è il titolo dell'evento che si terrà oggi 11 Novembre, 2015, dalle ore 18:30 alle 20, nell'Aula Toti (n. 203) di Viale Romania 32, sede della LUISS Guido Carli. Al seminario, organizzato nell’ambito del Corso Teoria e tecniche del Lobbying del Prof. Pier Luigi Petrillo in collaborazione con l’Associazione Culturale Un’altra Idea di Mondo, parteciperanno tra gli altri Raffaele Cantone (Presidente ANAC), Pier Luigi Petrillo (docente LUISS di Teorie e Tecniche del Lobbying), Laura Puppato (Senato della Repubblica e Presidente dell’Associazione Un’altra Idea di Mondo), e Alfonso Sabella (Magistrato, già Assessore alle Legalità del Comune di Roma). Paola Severino, Prorettore Vicario LUISS ed ex ministro della Giustizia per il governo Monti, accoglierà i relatori. Modera: Stefano Feltri, Vicedirettore de Il Fatto Quotidiano. Per ulteriori info contattare a.unaltraideadimondo@gmail.com

Lobby & Poltrone

Ufficializzate tre nuove nomine ai vertici di British American Tobacco Italia. Alessandro Bertolini, gia' General Counsel, diventa Vice Presidente esecutivo e Direttore degli Affari Legali e delle Relazioni Esterne di BAT Italia. Si occupera' della gestione e del coordinamento delle materie legali e delle relazioni esterne. Giovanni Carucci, gia' Direttore delle Relazioni Istituzionali della filiale italiana della multinazionale britannica del tabacco, assume per il Gruppo BAT il ruolo di Direttore degli Affari Europei, con sede a Bruxelles, conservando il ruolo di Vice Presidente di BAT Italia. Infine fa il suo ingresso in azienda, in veste di Direttore degli Affari Istituzionali, Gianluca Ansalone. lessandro Bertolini entra in BAT Italia nel 2011 come Direttore degli Affari Legali, dopo aver maturato 20 anni di esperienze di alto livello come General Counsel per diverse multinazionali italiane quali Fata Group, Piaggio e Tecnimont. Sotto la sua guida, il Dipartimento Affari Legali ha assunto un ruolo centrale nella definizione e implementazione delle strategie di business di BAT Italia, contribuendo ad accrescerne i risultati operativi e la capacita' competitiva. Giovanni Carucci entra in British American Tobacco Italia come Direttore Finanziario all'inizio del 2004 dopo l'acquisizione, da parte di BAT Italia, di ETI (Ente Tabacchi Italiani), dove ricopriva la stessa funzione. Il 1° gennaio 2009 e' nominato Vice Presidente e Direttore delle Relazioni Istituzionali, contribuendo al consolidamento dell'immagine e della reputazione di BAT Italia. Gianluca Ansalone, ex Managing Director di Method Investments & Advisory Ltd per l'Italia, in precedenza ha svolto numerosi incarichi presso la Presidenza della Repubblica, il CoPaSiR e il Governo Italiano

Lobby & Poltrone

Rappresentanza di interessi parte integrante del processo legislativo. Obiettivo di dotarsi di procedure trasparenti e tracciabili. Necessità di portare a un punto di approdo finale le proposte di legge attualmente in discussione in Parlamento. Ieri a Roma nella sede della Banca d'Italia, durante la presentazione del Rapporto Onu sulla lotta alla corruzione in Italia, nel convegno organizzato dal Ministero della Giustizia e dall'Autorità nazionale Anticorruzione, il ministro Orlando si è focalizzato su questi punti nella (ennesima) promozione di una norma sul lobbying in Italia. "Nella formazione delle decisioni pubbliche è da sempre parte integrante del processo politico legislativo (sia locale che nazionale) la rappresentanza di interessi particolari. Le democrazie devono dotarsi di procedure trasparenti e tracciabili di rappresentanza degli interessi a ridosso del processo decisionale, ciò che è tanto più necessario in quanto il nostro Paese è ancora di recente intervenuto in materia di finanziamento pubblico ai partiti politici, abolendolo nella forma diretta". "Sono state approvate in questa materia leggi regionali (in Toscana, in Molise, in Abruzzo) e sono in discussione in Parlamento varie proposte. Abbiamo bisogno di portare questa discussione a un punto di approdo finale". L'ultima indiscrezione sul passaggio in aula del ddl lobby attualmente depositato in commissione Affari Costituzionali risale allo scorso settembre.  

Italia

Il disegno di legge sulla regolamentazione delle lobby, fermo in prima lettura in commissione Affari costituzionali al Senato da diversi mesi, non potrà arrivare in aula prima della fine dell'anno. Dunque se ne riparla a inizio 2016. La conferma è arrivata a Public Policy da una fonte di governo. La 1° commissione di Palazzo Madama è infatti alle prese con il ddl di riforma della Costituzione e con il ddl delega del governo di riforma del terzo settore, che in questi giorni ha ripreso ad essere esaminato. Tempi stretti, dunque, anche in considerazione del fatto che il 15 ottobre inizia la sessione di bilancio e i lavori delle commissioni dovranno concentrarsi solo sulla legge di Stabilita'. Proprio in questi giorni, tuttavia, la commissione Affari costituzionali ha messo all'ordine del giorno un nuovo disegno di legge, quello per la Giornata nazionale della memoria delle vittime dell'immigrazione (domani scadrà il termine degli emendamenti e mercoledì verrà esaminato in sede referente). Il ddl sulle lobby, sul quale sono già stati depositati circa 250 emendamenti, aveva subito già diversi slittamenti: per cinque volte il termine per presentare le proposte emendative in commissione era stato posticipato, da aprile a giugno. Sarà questa #lavoltabuona? Fonte: Public Policy

Italia

Parte oggi, 1 settembre 2015, l’obbligo per i lobbisti della Repubblica d’Irlanda di iscriversi a un registro e riportare i loro contatti con i decisori pubblici. È questa la principale novità del Regulation of Lobbying Act approvato nei mesi scorsi dal governo di Dublino con l’obiettivo di rendere sempre più trasparente il processo decisionale e scoraggiare la corruzione nella classe politica. Oggetto particolare della regolamentazione sono i lobbisti professionisti, ma anche i singoli cittadini che volessero influenzare le politiche governative sono tenuti a registrarsi e rendere pubblico il proprio interesse. Eventuali infrazioni alle norme sulla registrazione saranno sanzionate fino a un massimo di 200€ o anche con pene detentive per i casi più gravi. Le nuove norme prevedono anche un periodo di “raffreddamento” (cooling-off) di un anno per gli ex decisori pubblici che intendessero entrare nel mondo del lobbying in maniera professionale o occasionale. La definizione di “decisore pubblico” in base a questa legislazione è molto ampia: comprende anche segretari generali, segretari di direzione, e tutti i livelli dirigenziali. Il lobbying è definito come la presentazione di “comunicazioni rilevanti”, il che significa ogni tipo di comunicazione, scritta o orale, diretta o indiretta nei confronti di un decisore pubblico in relazione a una materia di interesse generale. Tra queste: La proposta di creazione, modifica o sviluppo di qualsiasi programma di politica pubblica; La preparazione di emendamenti o procedure di attuazione di atti; La concessione di bonus, prestiti o supporti finanziari, contratti o altri accordi, licenze o autorizzazioni da parte del decisore pubblico. Il Registro sarà monitorato dalla Standards in Public Office Commission (SIPO), guidata dalla canadese Sherry Perreault, che presenterà una relazione il 21 Gennaio di ogni anno. Quindi, i primi dati del registro saranno pubblicati tra circa 5 mesi. La registrazione è richiesta non solo per professionisti, ma in generale anche per chiunque sia pagato per proporre, gestire o dirigere attività di pressione e comunicazione al decisore pubblico per conto di terzi. Altri gruppi di pressione o comitati che abbiano intenzione di tenere contatti con il governo, anche provenienti da esperienze private, sono soggetti ad alcune condizioni, tra cui il rispetto di un “codice della trasparenza” dove registrare i documenti relativi ad ogni incontro. La registrazione può essere rimandata solo nei casi in cui possa avere effetti rilevanti sugli interessi finanziari dello Stato, sull’economia nazionale, sull’interesse aziendale o sull’interesse personale, quando causi perdite finanziarie ai soggetti protagonisti del report registrato. In questi casi spetta al SIPO la decisione di pubblicare o meno le informazioni. Diverse le reazioni al nuovo sistema di regolamentazione dell’attività di lobbying. Nuala Haughey del think tank TASC si dice soddisfatta del passaggio “da una cultura della segretezza a una nuova ondata di trasparenza. È però ancora troppo presto per giudicare se il regime obbligatorio riesca nell’obiettivo di registrare il lobbying formale e informale dei diversi gruppi di interesse”. Anche il Public Relations Institute of Ireland, che raccoglie circa 800 membri, si è detto favorevole alla regolamentazione seppur denotando “preoccupazione per l’accesso privilegiato” a Leinster House, la “casa” del Parlamento irlandese, per molti ex politici. Il Lobbying Act, in generale, punta quindi a rendere pubblico qualsiasi tipo di tentativo di influenza, sia esso diretto o indiretto, formale o informale, nei confronti della decisione pubblica. Presenta però alcune eccezioni, come i negoziati sindacali o comunicazioni tra enti dello Stato, che rientrerebbero nelle modalità di comunicazione interna. Sono esentati dalla regolamentazione anche i casi di tipo privatistico, ovvero quei tentativi di “influenza” esercitati nei confronti di decisori non pubblici (ad esempio, un datore di lavoro).

Europa

Una drastica cura dimagrante per il governo federale e una stretta sull’influenza eccessiva delle lobby in Congresso che si avvalgono del lavoro di molti ex parlamentari: sono le proposte lanciate da Jeb Bush, intervenuto nel corso di un evento della sua campagna elettorale in Florida. Tra le misure invocate dal candidato repubblicano alla Casa Bianca un taglio del 10% del personale in quattro anni e il congelamento immediato delle assunzioni. Nel dettaglio, gran parte del programma di Bush – ha spiegato lui stesso – puo’ essere realizzata rimpiazzando ogni tre dipendenti federali in uscita con una nuova assunzione. Di fatto, pero’, una dichiarazione di guerra nei confronti dei lavoratori pubblici i cui sindacati gia’ affilano le armi. Anche perche’ la ricetta Bush prevede misure piu’ severe per punire e licenziare i lavoratori federali che violano le regole del Civil Service. Ma insieme al bastone c’e anche la carota, scrive il New York Times: l’ex governatore della Florida prevede infatti incentivi economici e aumenti di salario maggiori per i lavoratori piu’ produttivi e per i manager pubblici che realizzano i maggiori risparmi riducendo la spesa pubblica. Si tratta di una ricetta in linea con la tradizionale lotta al «big government» della destra americana, e molto distante dalla proposta di Hillary Clinton che punta su un aumento della spesa pubblica, anche per il welfare e con l’obiettivo di ridurre le ineguaglianze sul fronte del reddito. Ma Bush promette battaglia anche ai tantissimi ex membri del Congresso che una volta finito il loro incarico a Capitol Hill vi tornano nella veste di lobbisti: la proposta dell’ex governatore della Florida e’ quella di prevedere sei anni prima che un ex deputato o senatore possa esercitare quel tipo di attivita’. Fonte: On-line News

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