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Rappresentanza di interessi parte integrante del processo legislativo. Obiettivo di dotarsi di procedure trasparenti e tracciabili. Necessità di portare a un punto di approdo finale le proposte di legge attualmente in discussione in Parlamento. Ieri a Roma nella sede della Banca d'Italia, durante la presentazione del Rapporto Onu sulla lotta alla corruzione in Italia, nel convegno organizzato dal Ministero della Giustizia e dall'Autorità nazionale Anticorruzione, il ministro Orlando si è focalizzato su questi punti nella (ennesima) promozione di una norma sul lobbying in Italia. "Nella formazione delle decisioni pubbliche è da sempre parte integrante del processo politico legislativo (sia locale che nazionale) la rappresentanza di interessi particolari. Le democrazie devono dotarsi di procedure trasparenti e tracciabili di rappresentanza degli interessi a ridosso del processo decisionale, ciò che è tanto più necessario in quanto il nostro Paese è ancora di recente intervenuto in materia di finanziamento pubblico ai partiti politici, abolendolo nella forma diretta". "Sono state approvate in questa materia leggi regionali (in Toscana, in Molise, in Abruzzo) e sono in discussione in Parlamento varie proposte. Abbiamo bisogno di portare questa discussione a un punto di approdo finale". L'ultima indiscrezione sul passaggio in aula del ddl lobby attualmente depositato in commissione Affari Costituzionali risale allo scorso settembre.  

Italia

Il disegno di legge sulla regolamentazione delle lobby, fermo in prima lettura in commissione Affari costituzionali al Senato da diversi mesi, non potrà arrivare in aula prima della fine dell'anno. Dunque se ne riparla a inizio 2016. La conferma è arrivata a Public Policy da una fonte di governo. La 1° commissione di Palazzo Madama è infatti alle prese con il ddl di riforma della Costituzione e con il ddl delega del governo di riforma del terzo settore, che in questi giorni ha ripreso ad essere esaminato. Tempi stretti, dunque, anche in considerazione del fatto che il 15 ottobre inizia la sessione di bilancio e i lavori delle commissioni dovranno concentrarsi solo sulla legge di Stabilita'. Proprio in questi giorni, tuttavia, la commissione Affari costituzionali ha messo all'ordine del giorno un nuovo disegno di legge, quello per la Giornata nazionale della memoria delle vittime dell'immigrazione (domani scadrà il termine degli emendamenti e mercoledì verrà esaminato in sede referente). Il ddl sulle lobby, sul quale sono già stati depositati circa 250 emendamenti, aveva subito già diversi slittamenti: per cinque volte il termine per presentare le proposte emendative in commissione era stato posticipato, da aprile a giugno. Sarà questa #lavoltabuona? Fonte: Public Policy

Italia

Parte oggi, 1 settembre 2015, l’obbligo per i lobbisti della Repubblica d’Irlanda di iscriversi a un registro e riportare i loro contatti con i decisori pubblici. È questa la principale novità del Regulation of Lobbying Act approvato nei mesi scorsi dal governo di Dublino con l’obiettivo di rendere sempre più trasparente il processo decisionale e scoraggiare la corruzione nella classe politica. Oggetto particolare della regolamentazione sono i lobbisti professionisti, ma anche i singoli cittadini che volessero influenzare le politiche governative sono tenuti a registrarsi e rendere pubblico il proprio interesse. Eventuali infrazioni alle norme sulla registrazione saranno sanzionate fino a un massimo di 200€ o anche con pene detentive per i casi più gravi. Le nuove norme prevedono anche un periodo di “raffreddamento” (cooling-off) di un anno per gli ex decisori pubblici che intendessero entrare nel mondo del lobbying in maniera professionale o occasionale. La definizione di “decisore pubblico” in base a questa legislazione è molto ampia: comprende anche segretari generali, segretari di direzione, e tutti i livelli dirigenziali. Il lobbying è definito come la presentazione di “comunicazioni rilevanti”, il che significa ogni tipo di comunicazione, scritta o orale, diretta o indiretta nei confronti di un decisore pubblico in relazione a una materia di interesse generale. Tra queste: La proposta di creazione, modifica o sviluppo di qualsiasi programma di politica pubblica; La preparazione di emendamenti o procedure di attuazione di atti; La concessione di bonus, prestiti o supporti finanziari, contratti o altri accordi, licenze o autorizzazioni da parte del decisore pubblico. Il Registro sarà monitorato dalla Standards in Public Office Commission (SIPO), guidata dalla canadese Sherry Perreault, che presenterà una relazione il 21 Gennaio di ogni anno. Quindi, i primi dati del registro saranno pubblicati tra circa 5 mesi. La registrazione è richiesta non solo per professionisti, ma in generale anche per chiunque sia pagato per proporre, gestire o dirigere attività di pressione e comunicazione al decisore pubblico per conto di terzi. Altri gruppi di pressione o comitati che abbiano intenzione di tenere contatti con il governo, anche provenienti da esperienze private, sono soggetti ad alcune condizioni, tra cui il rispetto di un “codice della trasparenza” dove registrare i documenti relativi ad ogni incontro. La registrazione può essere rimandata solo nei casi in cui possa avere effetti rilevanti sugli interessi finanziari dello Stato, sull’economia nazionale, sull’interesse aziendale o sull’interesse personale, quando causi perdite finanziarie ai soggetti protagonisti del report registrato. In questi casi spetta al SIPO la decisione di pubblicare o meno le informazioni. Diverse le reazioni al nuovo sistema di regolamentazione dell’attività di lobbying. Nuala Haughey del think tank TASC si dice soddisfatta del passaggio “da una cultura della segretezza a una nuova ondata di trasparenza. È però ancora troppo presto per giudicare se il regime obbligatorio riesca nell’obiettivo di registrare il lobbying formale e informale dei diversi gruppi di interesse”. Anche il Public Relations Institute of Ireland, che raccoglie circa 800 membri, si è detto favorevole alla regolamentazione seppur denotando “preoccupazione per l’accesso privilegiato” a Leinster House, la “casa” del Parlamento irlandese, per molti ex politici. Il Lobbying Act, in generale, punta quindi a rendere pubblico qualsiasi tipo di tentativo di influenza, sia esso diretto o indiretto, formale o informale, nei confronti della decisione pubblica. Presenta però alcune eccezioni, come i negoziati sindacali o comunicazioni tra enti dello Stato, che rientrerebbero nelle modalità di comunicazione interna. Sono esentati dalla regolamentazione anche i casi di tipo privatistico, ovvero quei tentativi di “influenza” esercitati nei confronti di decisori non pubblici (ad esempio, un datore di lavoro).

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Una drastica cura dimagrante per il governo federale e una stretta sull’influenza eccessiva delle lobby in Congresso che si avvalgono del lavoro di molti ex parlamentari: sono le proposte lanciate da Jeb Bush, intervenuto nel corso di un evento della sua campagna elettorale in Florida. Tra le misure invocate dal candidato repubblicano alla Casa Bianca un taglio del 10% del personale in quattro anni e il congelamento immediato delle assunzioni. Nel dettaglio, gran parte del programma di Bush – ha spiegato lui stesso – puo’ essere realizzata rimpiazzando ogni tre dipendenti federali in uscita con una nuova assunzione. Di fatto, pero’, una dichiarazione di guerra nei confronti dei lavoratori pubblici i cui sindacati gia’ affilano le armi. Anche perche’ la ricetta Bush prevede misure piu’ severe per punire e licenziare i lavoratori federali che violano le regole del Civil Service. Ma insieme al bastone c’e anche la carota, scrive il New York Times: l’ex governatore della Florida prevede infatti incentivi economici e aumenti di salario maggiori per i lavoratori piu’ produttivi e per i manager pubblici che realizzano i maggiori risparmi riducendo la spesa pubblica. Si tratta di una ricetta in linea con la tradizionale lotta al «big government» della destra americana, e molto distante dalla proposta di Hillary Clinton che punta su un aumento della spesa pubblica, anche per il welfare e con l’obiettivo di ridurre le ineguaglianze sul fronte del reddito. Ma Bush promette battaglia anche ai tantissimi ex membri del Congresso che una volta finito il loro incarico a Capitol Hill vi tornano nella veste di lobbisti: la proposta dell’ex governatore della Florida e’ quella di prevedere sei anni prima che un ex deputato o senatore possa esercitare quel tipo di attivita’. Fonte: On-line News

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Cambio al vertice per Philip Morris International: dallo scorso 1° luglio l’italiano Marco Mariotti è stato nominato Senior Vice President Corporate Affairs della multinazionale americana, leader mondiale nel settore del tabacco. Mariotti sarà responsabile delle strategie globali del gruppo per quanto riguarda le relazioni esterne, la comunicazione, gli affari regolamentari, fiscali, i progetti di solidarietà e il coordinamento nella lotta al contrabbando. Tra i dossier che sovrintenderà ci sarà certamente la strategia di espansione del nuovo prodotto del tabacco riscaldato - la cosiddetta "Heath-Not-Burn" - su cui Philip Morris sta lavorando in tutta Europa al fine di poter accedere (pur in assenza di studi pubblici noti) ad accise agevolate e ad una parificazione all'assai meno dannosa sigaretta elettronica, sul modello di quanto già ottenuto in Italia anche grazie all'investimento da 500 milioni per una fabbrica vicino Bologna. Mariotti ha una lunga storia in Philip Morris International: dopo aver iniziato nella sede operativa di Losanna, il manager è stato amministratore delegato per il Sud America, quindi ha ricoperto lo stesso ruolo in Italia. Dal 2010 a oggi è stato presidente della sezione di Russia e Bielorussia, uno dei mercati più importanti al mondo. Mariotti guiderà un team composto da oltre 4.500 persone, ricoprendo un ruolo di leadership indiscussa nella business community internazionale.

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(Arnaldo Selmosson) Un passo indietro e uno avanti. Il ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha infatti reso noto il 28 maggio - nel corso della “Giornata della trasparenza”, organizzata nella Sala Cavour del ministero - che è stato firmato il decreto ministeriale che istituisce l’Elenco dei portatori di interesse che possono essere chiamati a partecipare a forme di consultazione da parte del Ministero. L’obiettivo è incentivare e garantire la partecipazione dei portatori di interessi al processo decisionale per migliorare la qualità e la trasparenza dell’azione amministrativa nella fase di produzione degli atti normativi e dei regolamenti. “Con questo decreto - ha commentato il ministro Maurizio Martina – facciamo un passo in avanti importante sul versante della trasparenza nella Pubblica Amministrazione. Migliorerà la qualità dei processi decisionali dell’Amministrazione, un elemento fondamentale per rendere un buon servizio ai cittadini e semplificare la vita alle imprese“. L’Elenco viene suddiviso in tre categorie: - Organizzazioni professionali e associazioni di categoria delle filiere agricole e della pesca già note all’amministrazione e consultate durante la fase preparatoria di provvedimenti attuativi di norme e regolamenti; - Associazioni dei consumatori e degli utenti membri del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti presso il Mise; - Soggetti pubblici o privati con provato interesse per le materie di competenza del Mipaaf. Il decreto ministeriale disciplina l’istituzione e l’aggiornamento dell’elenco attraverso procedure on line direttamente sul sito del Ministero e le modalità con cui l’amministrazione consulta i portatori di interessi. In particolare, per iscriversi all’Elenco si dovrà compilare un semplice form di registrazione, indicando una serie di dati relativi all’attività svolta. Ogni iscritto presenterà una relazione annuale nella quale dovrà indicare il lavoro di rappresentanza di interessi condotto nei confronti del Ministero. L’Elenco, al pari delle relazioni prodotte, sarà consultabile da chiunque sul sito internet del Mipaaf. Il ministero dell’Agricoltura diventa quindi il secondo dicastero a dotarsi di una regolamentazione insieme a quello delle Infrastrutture, dove però è il solo viceministro Riccardo Nencini ad attenersi, come spiegato tempo fa a Formiche.net: “Sul funzionamento ci sono varie ipotesi allo studio. Io al Ministero sto utilizzando quella più semplice, in auge al Parlamento Europeo. Chi vuole un appuntamento, deve registrarsi e indicare nome e cognome. Gliene chiediamo la ragione e, se ci sono documenti da consegnare, vengono registrati. Quindi, c’è un primo approccio trasparente al rapporto con il potere pubblico”. Ma per chi ha memoria, il MIPAAF in realtà era già stato il primo. Il passo indietro e il passo avanti Quella volta l’annuncio avvenne nel Salone dell’Agricoltura del MIPAAF. In quel mercoledì 1 febbraio 2012 Mario Catania, allora ministro delle Politiche Agricole del governo Monti, rese pubblico il testo del Decreto Ministeriale – il n.2284 del 2012 - per regolamentare la partecipazione dei gruppi di interessi ai processi decisionali del ministero. In sintesi, un embrione di regolamentazione dell’attività di lobbying. Il primo vero atto con obblighi e diritti per rappresentanti di interessi e per la pubblica amministrazione dopo 40 (all’epoca, oggi siamo intorno ai 60) e più progetti di legge e il “ddl Santagata” del governo Prodi, nessuno dei quali andati in porto. Il Registro venne quindi messo online nel novembre 2012, e per la prima volta in Italia si potè leggere una lista di lobbistici autodichiarati – aziende, società di consulenza, ecc., ma non le associazioni di rappresentanza – e degli interessi rappresentati. Un vero passo avanti verso la trasparenza, secondo molti addetti ai lavori. Poi il suo successore, Nunzia De Girolamo, rottamò di fatto il Registro dei rappresentanti di interessi del Mipaaf, come raccontato da Formiche.net nel 2013. L’Unità per la Trasparenza fu in sostanza smantellata. Ma qualcuno voleva essere sicuro che il Registro finisse definitivamente nel dimenticatoio, e – secondo alcune indiscrezioni – di recente qualcuno ai massimi livelli della struttura burocratica del Ministero ha provveduto prima a smantellare definitivamente l’Unità per la Trasparenza con apposito Decreto e ha poi provveduto a far rimuovere dal sito la pagina del Registro, senza peraltro informare gli iscritti né dare spiegazioni, nonostante le richieste scritte dell’associazione il Chiostro. Venuto a conoscenza della questione, ed evitando polemiche, il ministro Martina ha deciso di intervenire ristabilendo lo status quo con un nuovo decreto, anche se nel comunicato non si fa alcun riferimento al fatto che in realtà il Registro già esisteva. I lobbisti guardano con attenzione a questo nuovo Registro, con la speranza che possa diventare l’embrione di una normativa quadro nazionale. Al Senato è fermo da tempo un testo base di ddl “lobby” a firma Orellana, sui cui si sono anche svolte varie consultazioni, ma da più parti si dice che il governo voglia intestarsi una tale riforma e che il vero testo (si parte dal ddl del piddino senatore Verducci?) possa arrivare subito dopo l’approvazione al Senato della riforma del Terzo Settore. Sarà da capire però se sarà un provvedimento per la trasparenza, o se renderà trasparente invece che dei legittimi rapporti tra lobby, politica e burocrazia non si debba continuare a sapere nulla. Fonte: Formiche.net

Italia

il Registro sarà gestito dalla Standards in Public Office Commission. Chiunque volesse fare lobbying su funzionari o ministri dovrà registrare la propria attività sulla piattaforma online tre volte l’anno, a fine Aprile, Agosto e Dicembre. Queste saranno poi inserite in un registro reso pubblico. La novità è parte del regolamento attuativo del recente Lobbying Act irlandese del 2015. Il ministro della Spesa Pubblica e delle Riforme Brendan Howlin ha dichiarato: “Le norme del Lobbying Act porteranno significativi miglioramenti nel processo decisionale in Irlanda, assicurando comunicazione aperta e trasparenza. Inoltre, il processo di implementazione delle politiche sarà incoraggiato”. Durante la cerimonia di insediamento della Standards Commission, il direttore Justice Daniel O’Keeffe ha affermato che “questo è uno sviluppo molto gradito nelle politiche pubbliche irlandesi. Il lobbying è un componente essenziale di una democrazia che funziona. È vitale, comunque, che sia aperto e trasparente. La registrazione non sarà un obbligo legale fino a settembre. Incoraggiamo tutti coloro che si occupano di relazioni istituzionali a registrarsi online nei prossimi giorni per familiarizzare con il sistema informatico”. Fonte: Breaking News

Europa

Un’esperta funzionaria canadese è stata nominata per coordinare il nuovo sistema del lobbying irlandese, la cui riforma entrerà in vigore la prossima settimana. Sherry Perreault era senior director dell’Ufficio canadese sui conflitti di interesse e dirigeva la Commissione Etica. È lei quindi la prima commissaria per la Regolamentazione del Lobbying in Irlanda, che dalla settimana prossima prevede una registrazione online dopo l’attuazione del regolamento del nuovo Lobbying Act del 2015. “Spero di avere un ruolo importante in questa innovazione irlandese. L’Irlanda cerca di elevare il livello di trasparenza del policy-making e dello sviluppo delle politiche in generale”, ha detto la Perreault. I lobbisti dovranno registrarsi nel sito della Commissione diretta dalla Perreault dal primo maggio, e obbligati a registrare le loro attività di lobbying dal primo settembre prossimo. La nomina della Perreault è stata apprezzata anche del presidente della Standards in Public Office Commission, Daniel O’Keeffe: “siamo onorati che una persona con molta esperienza in questo campo in un altro ordinamento abbia accettato di occuparsi dello stesso tema in Irlanda. La Perreault si occuperà di supervisionare il sistema di registrazione e trasparenza delle attività di lobbying. Sarà anche un’importante contributo ad assicurare anche la trasparenza e l’etica in tutti gli uffici pubblici”. Sherry Perreault ha lavorato nella Commissione sull’Etica e i Conflitti di Interesse canadesi dal 2009 a oggi, con diversi incarichi. In precedenza aveva accumulato esperienza a livello federale, in particolare nel policy development, policy analysis, comunicazione e relazioni istituzionali. Nel ruolo attuale, dirigerà un team multi-disciplinare con divisioni quali policy strategiche e ricerca, affari parlamentari, relazioni pubbliche e media, pianificazione e misurazione delle performance, affari internazionali dell’Uffico. Durante il precedente incarico in Canada si è occupata di molte iniziative sul tema della regolamentazione del lobbying quali le riforme parlamentari sul conflitto di interesse, che hanno portato a un codice di condotta per i membri della Camera dei Comuni. In passato è stata consulente del Commissario presso l’ufficio poi da lei preceduto, al dipartimento del Patrimonio culturale canadese, al Consiglio dei Trasporti del Canada. Ha cominciato la propria carriera nel settore privato, nella consulenza per le pubbliche relazioni e il marketing, prima di entrare nel settore pubblico nel 1999. Sherry Perreault ha inoltre una laurea specialistica in scienze politiche all’università di Toronto, dopo aver studiato all’università di Manitoba. Fonte: Irish Times

Europa

L'associazione stila la classifica europea dei paesi con maggiore trasparenza. Italia al terz'ultimo posto. Peggio di noi solo Cipro e l'Ungheria. E online una petizione per chiedere a Parlamento e governo l'approvazione di una normativa. Influenze nascoste. Accessi privilegiati e opachi ai decisori pubblici. Un terreno dove la trasparenza è solo una pia illusione. Lobby, siamo ancora al punto zero. Perché il quadro che emerge da "Lobbying in Europe", l'ultimo rapporto di Transparency International, mostra che in Europa solo sette paesi possiedono forme di regolamentazione dei fenomeni lobbistici. E l'Italia è al terz'ultimo posto tra le diciannove nazioni analizzate. Una primato negativo. Superabile solo con la messa in essere di norme che prevedano  -  e sono queste le richieste della sezione italiana di Ti - un registro pubblico e obbligatorio dei lobbisti, chiarezza negli incontri tra i lobbisti e i membri del Parlamento o i pubblici ufficiali, e la "regolamentazione del fenomeno delle porte girevoli". Norme necessarie anche per combattere la corruzione. Un freno per le riforme. Peggio di noi, solo Cipro e l'Ungheria. Nel rapporto si legge: "L'Italia, insieme a Portogallo e Spagna, è tra i cinque Paesi con i punteggi peggiori e dove le pratiche di lobbying e i rapporti tra il settore pubblico e finanziario sono particolarmente a rischio". Pratiche che possono mettere a rischio l'intero impianto delle riforme istituzionali ed economiche. Per Transparency International, infatti, esse sono state "significativamente ridimensionate anche a causa dell'azione e delle pressioni dei maggiori attori del settore". Pressioni che "creano terreno fertile per una cerchia ristretta di poteri in grado di far valere in maniera indebita i propri interessi particolari", dice Virginio Carnevali, presidente di TI. I casi negativi. Tra le cattive pratiche di lobbying segnalate in Italia, quella dell'industria del gioco d'azzardo, "nelle cui file dirigenziali non è difficile trovare ex-politici". Che grazie alla loro influenza sugli attuali membri del Parlamento hanno fatto sì che "le riforme del settore che andavano a favore dell'interesse pubblico" venissero ritirate. Altro caso, quello dei trasporti. Ancora dal rapporto di TI: "La totale assenza di regole sul lobbying ha impedito negli anni una liberalizzare del settore dei taxi". E, anche in questo caso, "regole chiare e maggior trasparenza avrebbero potuto garantire a tutti i portatori di interesse pari opportunità di partecipazione al processo decisionale". Porte girevoli. Nota dolente, il passaggio dal sistema pubblico a quello privato e viceversa. Una dinamica non regolata che consente da un lato di sfruttare "informazioni pubbliche" per favorire interessi privati e dall'altro di "incidere grazie alle conoscenze acquisite" sulle decisioni pubbliche anche se oramai non si è più dirigenti dello Stato. Dinamica così spiegata nel rapporto: "In Italia in particolare è abbastanza facile passare dal settore pubblico al privato e viceversa, consentendo in questo modo a ex-pubblici ufficiali di andare ad esercitare attività di lobbying nei confronti dei loro passati datori di lavoro". La questione del finanziamento ai partiti. E una legislazione sul lobbying diventa sempre più necessaria anche in relazione alla migrazione da un sistema pubblico di finanziamento alla politica a uno prevalentemente privato. "A fronte di moltissime proposte di legge, in questi anni è stato invece fatto pochissimo nel concreto: sono i diritti e gli interessi basilari dei cittadini che vengono chiamati in causa e che necessitano di essere protetti con una norma ben scritta", dice Davide Del Monte, direttore di Transparency International Italia. La petizione. Infine, le raccomandazioni. Cinque passi verso una maggiore trasparenza. Cinque regole necessarie anche per impedire l'aumento di fenomeni legati alla corruzione. Si va dall'adozione di "un ampio e completo sistema di regolamentazione del lobbying" fino all'introduzione di "registri obbligatori dei lobbisti". Passando dalla "tracciabilità e la pubblicizzazione di tutti gli interessi che hanno influenzato una legge", dallo stabilire "periodi di attesa minimi durante i quali non sia consentito ai pubblici ufficiali e agli ufficiali eletti esercitare attività di lobbying" e dalla pubblicazione dei loro "legami politici". Raccomandazioni sostenute anche dai cittadini italiani. Transparency International ha infatti lanciato la petizione Trasparenza nel lobbying, disponibile su Change.org. FONTE: Carmine Saviano - Repubblica.it

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