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In Svizzera, la principale organizzazione dei professionisti delle relazioni istituzionali ha deciso di compiere un importante passo verso la trasparenza e l’etica del lavoro del lobbista. Come riporta Swissinfo.ch, la Società svizzera di public affairs (SSPA) ha escluso cinque membri che si rifiutavano di dichiarare correttamente il loro mandato. "La rappresentazione degli interessi deve essere fatta in maniera trasparente, solo così è possibile evitare la corruzione", afferma la SSPA in un comunicato odierno. L'obiettivo dichiarato è quello di creare un registro professionale per regolamentare l'accesso a Palazzo federale. L'auto dichiarazione è obbligatoria per tutti i membri. Nelle ultime settimane, il comitato della SSPA ha effettuato verifiche e ha chiesto a venti membri un aggiornamento dei dati e comunicato ad altri cinque l'esclusione. Il potere dei lobbisti sull'Amministrazione e sul Parlamento fa regolarmente discutere e la pressione per una maggiore trasparenza aumenta. Diverse iniziative parlamentari sul tema sono al momento discusse. Dal 2014 la SSPA ha un codice di comportamento e ha nominato una commissione deontologica. Lo scorso marzo l'ex preposto alla protezione dei dati Hanspeter Thür è stato nominato al vertice di questa commissione. Nello stesso mese l'organizzazione ha però anche rinviato di un anno la riforma del proprio regolamento, che mira ad ulteriore trasparenza. Per molti lobbisti è infatti difficile essere completamente trasparenti poiché lavorano per agenzie: queste invocano il segreto commerciale e la tutela dalla concorrenza. Le polemiche sulla trasparenza erano scattate in particolare dopo un caso avvenuto nel giugno 2013, quando la consigliera nazionale Christa Markwalder (PLR/BE) aveva depositato un'interpellanza sulle relazioni tra la Svizzera e il Kazakistan - su incarico dell'agenzia di pubbliche relazioni Buson Marsteller - nella quale poneva al Consiglio federale diverse domande sul proseguimento dei rapporti tra i due Paesi. Non sarebbe però stata lei a redigere il testo dell'atto parlamentare, ma la lobbista Marie-Louise Baumann. Questa agiva su incarico del partito kazako Ak Schol, che si dice di opposizione, ma in realtà è vicino al regime. La deputata, dopo aver salvato la propria immunità parlamentare, è anche sfuggita a un'eventuale sanzione disciplinare. Attualmente è presidente del Consiglio nazionale.

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(di Gaetano Gatì) La Francia, al momento colpita dalle dure contestazioni contro la vessata riforma sul lavoro, è sede di discussione attiva in Parlamento non solo sulle attività dei privati ma anche sul loro interfacciarsi con il pubblico, regolando una grossa fetta di democrazia, l’attività di lobbying. Settore che merita di essere regolato sino ai minimi particolari cercando di evitare che sfoci in pratiche poco limpide e illegali. Lo scorso 26 maggio la Commission des Lois dell’Assemblea Nazionale francese (omologo delle nostre Commissioni Affari Costituzionali) ha modificato largamente l’art. 13 del “ddl Sapin II”, che si concentra sulla lotta per la trasparenza e contro la corruzione del processo decisionale pubblico. In circa tre ore di dibattito, e con l’approvazione di 89 emendamenti, si è arrivati a una svolta nella discussione del ddl: in particolare, è stata proposta la creazione di un nuovo registro nazionale dei rappresentanti di interesse.In più, ciò che in Italia è spesso demandato alla stampa (con risultati soprattutto negativi), in Francia viene fatto dal parlamento: dare una definizione di lobbista, in primis. Inoltre l’Assemblée Nationale, che già aveva dato una definizione del mestiere, sta andando a creare anche un registro dove possono essere inserite le figure che effettuano attività di lobbying e public affairs. Una delle maggiori preoccupazioni emerse durante la discussione, condotta dal relatore del Partito Socialista Sébastien Denaja, è stata quella di approvare “un testo di sinistra”.L’attività parlamentare si è particolarmente concentrata sull’art. 13 del “progetto di legge Sapin”; all’interno del progetto sono presenti anche altre norme che regolano la protezione delle c.d. whistleblower (ndr gola profonda - dall’informatore dello scandalo Watergate – coloro i quali sono artefici di fuga di informazioni soprattutto per quanto riguarda illeciti commessi nelle P.A. o nei palazzi del potere, es. Julian Assange) e ovviamente la disciplina dell’attività di lobbying.Partendo da un inizio poco convincente, la regolamentazione del registro dei lobbisti è stata partorita dalla Commissione parlamentare con significativi progressi tanto che è stata accolta con favore anche dalla ONG Trasparency International.Novità legislative  Migliorata la definizione di lobbista: cercando di escludere i cittadini comuni che non fanno questo tipo di attività. Sono inclusi però i corpi industriali pubblici, le camere consiliari locali e le persone giuridiche oltre che le ong patronali e le associazioni culturali.Viene fatto l’obbligo ai lobbisti che desiderano avere appuntamenti con ministri, membri del governo, funzionari e parlamenti compresi anche i dipendenti parlamenti di essere registrati a suddetto registro.Sono soggetti a obbligo di registrazione anche i lobbisti che hanno incontri con i funzionari locali.I lobbisti dovranno indicare i nomi dei loro clienti, le fonti e i documenti che producono in modo tale da evitare gli studi falsi o le documentazioni create ad hoc per questo o quello studio di settoreI lobbisti dovranno anche dare un resoconto sulle loro attività e spere all’autorità sulla trasparenza della vita pubblica (HATPV)Non c’è norma senza sanzioneQualora non venissero rispettate queste disposizioni, si incorrerà a una multa che rispetto al passato avrà un massimo importo da 30.000 ai 50.000 euro, e verranno cancellati dal registro i recidivi.L’opposizione però non ha mancato di segnalare, attraverso il portavoce Olivier Marleix, che questi obblighi riguardano solamente i lobbisti. Lo stesso deputato ha infatti chiesto regole chiari e stringenti anche per i decisori pubblici. A risposta di ciò, la presidenza ha affermato che il presidente dell’Assemblea o del Senato possono ricorrere all’HATPV per segnalare violazioni. Un po’ poco rispetto agli obblighi da rispettare dall’altra parte della barricata. 

Europa

L'esecutivo proprio oggi adotta nuove norme sui criteriCome riporta Il Sole 24 Ore Radiocor, l'Ombudswoman europea Emily O'Reilly ha aperto un'inchiesta "strategica" sul modo in cui la Commissione europea gestisce la valutazione dei conflitti di interesse dei suoi 40 "consiglieri speciali". "L'inchiesta riguardera' il sistema dei consiglieri speciali non i singoli individui: molti di loro hanno accesso diretto ai commissari sono part-time, altri non sono pagati e alcuni sono in pensione, molti lavorano nel settore privato", ha indicato l'Ombudswoman. Guarda caso proprio oggi, la Commissione Ue ha adottato nuove norme sulle modalita' di selezione dei gruppi di esperti a carattere consultivo che forniscono competenze esterne per contribuire al processo di elaborazione delle politiche comunitari.LEGGI: Lobbying nell'Unione Europea, nuove regole per i "gruppi di esperti" L'Ombudswoman ha avvisato dell'apertura dell'inchiesta il presidente Juncker con una lettera. O'Reilly propone anche alla Commissione di creare una piattaforma centrale per la trasparenza per le istituzioni Ue, gli organismi, i dipartimenti e le agenzie. Secondo lei il registro di trasparenza per i lobbysti dovrebbe essere esteso anche al Consiglio. L'obiettivo e' avere una continua informazione aggiornata sulle organizzazioni che cercano "di influenza i policy-makers: il registro dovrebbe rivelare non solo quanti soldi si spendono per l'attivita' di lobbying ma anche i dettagli sugli esperti, sulle organizzazioni, su 'chi incontra chi'"Nel rapporto 2015 sulla trasparenza nell'amministrazione comunitaria, l'Ombudswoman aveva indicato che le preoccupazioni riguardavano il 22,4% dei casi trattati dal suo ufficioO'Reilly ha ricevuto diverse denunce sui consiglieri speciali della Commissione. Juncker ha 4 consiglieri, piu' di qualsiasi altro membro dell'esecutivo comunitario. L'Ombudswoman ha indicato di aver rilevato una cattiva gestione dell'assunzione Edmund Stoiber, importante uomo politico conservatore tedesco, della Cdu, per anni presidente del Land della Baviera, ora in pensione, che ha lavorato presso la Commissione come consigliere fino al 2014. La Commissione pubblico' un comunicato stampa annunciando l'assunzione di Stoiber tre mesi prima che fosse stata formalmente effettuata. Stoiber in ogni caso non veniva pagato, pero' nello stesso periodo faceva parte del board del gruppo assicurativo Nurnberger Versicherungsgruppe.LEGGI: Lobby e tabacco, è scontro in Europa La stretta della O'Reilly parte da lontano. Nelle scorse settimane è stata infatti protagonista di uno scontro con l'industria del tabacco, esclusa da una conferenza sulla trasparenza delle lobby di settore per via di un'interpretazione restrittiva di una norma internazionale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Anche in precedenza, la stessa istituzione aveva rivolto a Parlamento e Commissioni diversi inviti per un cambiamento in senso restrittivo nella normativa sulla trasparenza dei gruppi di pressione. 

Europa

Oggi la Commissione ha adottato nuove norme sulle modalità di selezione dei gruppi di esperti a carattere consultivo che forniscono competenze esterne per contribuire al processo di elaborazione delle politiche.Oggi la Commissione ha adottato nuove norme sulle modalità di selezione dei gruppi di esperti a carattere consultivo che forniscono competenze esterne per contribuire al processo di elaborazione delle politiche. La decisione stabilisce un insieme coeso di norme e principi volti ad accrescere la trasparenza, a evitare conflitti di interessi e a garantire una rappresentanza equilibrata degli interessi. Le nuove norme hanno carattere vincolante per tutti i servizi della Commissione.Frans Timmermans, primo Vicepresidente della Commissione, ha dichiarato: "Nell'elaborare norme e politiche abbiamo bisogno del contributo di competenze esterne che ci aiutino a trovare soluzioni adeguate. Com'è giusto, i cittadini si aspettano che ciò avvenga in modo trasparente ed equilibrato. Grazie alle misure che adottiamo oggi, la Commissione beneficerà di competenze di qualità elevata evitando nel contempo eventuali conflitti di interessi; inoltre, i cittadini potranno chiederci conto del nostro operato. La decisione di oggi fa seguito a una serie di proficue consultazioni con i membri del Parlamento europeo, con il Mediatore europeo e con i rappresentanti delle organizzazioni della società civile, partner fondamentali nell'impostare in modo trasparente il processo di elaborazione delle politiche dell'Unione europea. Si tratta di un ulteriore passo avanti per cambiare le modalità secondo le quali si opera a 'Bruxelles'."Le nuove norme impongono ai servizi della Commissione di selezionare tutti i membri dei gruppi di esperti tramite inviti pubblici a presentare candidature, eccezion fatta per i gruppi che rappresentano Stati membri, paesi terzi e organismi internazionali o dell'Unione. Tali inviti devono essere pubblicati nel registro dei gruppi di esperti e devono descrivere chiaramente i criteri di selezione, comprese le competenze richieste e i gruppi di interesse di cui trattasi. Verrà fatto il possibile per garantire una rappresentanza equilibrata, considerati i settori di competenza e di interesse, il genere, l'origine geografica e il mandato del gruppo di esperti in questione. La maggiore trasparenza del processo di selezione è un fattore importante per conseguire una composizione equilibrata.Le norme rivedute contribuiscono ad accrescere la trasparenzadell'operato dei gruppi imponendo espressamente ai servizi della Commissione di rendere disponibile la documentazione pertinente, tra cui gli ordini del giorno, verbali chiari e completi e i contributi degli esperti. In caso di adozione della posizione di un gruppo di esperti tramite votazione possono essere rese pubbliche anche le opinioni di minoranza formulate dagli esperti, se questi lo desiderano.Le norme rivedute migliorano significativamente la gestione dei conflitti di interessi degli individui nominati a titolo personale, il cui operato deve essere indipendente e dettato dall'interesse pubblico. I servizi della Commissione dovranno svolgere valutazioni specifiche in merito ai conflitti di interessi di tali esperti sulla base di una dichiarazione di interessi standardizzata da essi compilata. Tali dichiarazioni saranno pubblicate in seguito nel registro dei gruppi di esperti a fini di controllo pubblico.Un registro dei gruppi di esperti riveduto sarà pubblicato oggi su Internet nello spirito delle nuove norme di trasparenza, garantendo sinergie con il registro per la trasparenza. Coloro che fanno domanda per rappresentare organizzazioni o interessi specifici saranno selezionati per far parte di gruppi di esperti solo se iscritti nel registro per la trasparenza (entro la fine del 2016 questa condizione verrà applicata retroattivamente a tutti i gruppi di esperti esistenti). Sempre per garantire maggiore chiarezza e trasparenza, il registro dei gruppi di esperti sarà inoltre organizzato meglio, con una nuova classificazione dei membri dei gruppi: la nuova categorizzazione opererà una distinzione tra le organizzazioni (quali le imprese, le ONG e i sindacati) e gli organismi pubblici, che erano in precedenza registrati sotto la stessa voce. Saranno altresì create nuove sottocategorie per rafforzare il controllo pubblico dell'equilibrio degli interessi.ContestoAttualmente circa 800 gruppi di esperti consigliano la Commissione in tutti i settori di intervento. I membri di tali gruppi possono essere nominati a titolo personale o in rappresentanza di Stati membri, paesi terzi, organismi internazionali o dell'UE, imprese, sindacati, società civile, mondo accademico o di altri interessi.I gruppi di esperti sono utilizzati nell'elaborazione di nuove normative o di atti delegati o di esecuzione, nell'attuazione di norme esistenti o, più in generale, nello sviluppo di orientamenti strategici; avendo un ruolo squisitamente consultivo, essi non adottano decisioni, ma possono formulare pareri o raccomandazioni e presentare relazioni alla Commissione. Quest'ultima e i suoi funzionari mantengono piena indipendenza riguardo alle modalità con le quali tengono conto delle opinioni e dei pareri tecnici ottenuti da tali gruppi. Le decisioni della Commissione sono adottate sempre nell'interesse generale dell'Unione europea.La Commissione Juncker si è impegnata ad accrescere la trasparenza in tutti i propri settori di azione. Il ricorso ai gruppi di esperti è uno dei molti modi in cui la Commissione raccoglie pareri e competenze esterni a sostegno del proprio operato; tra gli altri strumenti preziosi che completano il dialogo istituzionale con il Parlamento europeo e il Consiglio vanno annoverati le consultazioni pubbliche, le consultazioni mirate dei portatori di interessi, le audizioni pubbliche, le conferenze e gli studi.Un quadro istituzionale orizzontale relativo ai gruppi di esperti fu introdotto nel 2005 ed è stato riveduto l'ultima volta nel 2010. La decisione di oggi rappresenta una risposta positiva a molte delle raccomandazioni formulate dal Mediatore europeo in esito a un'indagine di propria iniziativa, nonché ai suggerimenti dei membri del Parlamento europeo e dei rappresentanti delle organizzazioni della società civile.I link utili:Decisione della CommissioneRegistro dei gruppi di espertiRegistro per la trasparenzaConsultazione pubblica sulla revisione del registro per la trasparenza

Europa

La normativa austriaca si concentra sui consulenti di lobbying e le imprese, fornendo meno obblighi di comunicazione a gruppi professionali e pubblici, e quasi nessun requisito per le parti socialiNel luglio 2012 l'Austria ha approvato il suo primo atto legislativo volto a disciplinare il rapporto tra gruppi di interesse e titolari di cariche pubbliche. Criticità della normativa sono proprio le definizioni di lobbista e di attività di lobbying. Per quanto riguarda la prima, abbiamo un elenco approssimativo di soggetti non facilmente determinabili (questo spalancherebbe le porte ai faccendieri della politica); invece la seconda viene indicata come “contatto organizzato e strutturato con titolari di cariche pubbliche finalizzati ad influenzare il processo decisionale nell’interesse di un committente”, senza specificare cosa si intende per “influenzare” il processo decisionale, un termine che l’opinione pubblica potrebbe facilmente ricondurre ad atti di malaffare. Positiva la presenza di un registro elettronico con i dati facilmente accessibili a tutti; elemento che però contraddistingue la normativa è la presenza di una co-responsabilità tra chi svolge attività di lobbying e il committente, dopo che siano stati accertati inadempimenti inerenti gli obblighi di registrazione e successivi aggiornamenti.La normativa è stata inoltre analizzata secondo un sistema empirico, che ha permesso di valutare ogni elemento della regolamentazione sulla base di una scala di valori. Applicando la metodologia sviluppata dal Centre of Public Integrity (CPI), i ricercatori suggeriscono che la regolamentazione possa essere caratterizzata da diversi livelli di rigorosità, che essi definiscono come robustezza. Secondo il livello di robustezza, le leggi di lobbying possono essere classificate in bassa, media e alta regolamentazione (Chari et al 2010:.Ch. 4). Su questa base è stata analizzata la normativa sul lobbying austriaca[1].La normativa austriacaSecondo le disposizioni della normativa austriaca, i lobbisti hanno esigenze diverse a seconda della natura degli interessi che essi rappresentano. In realtà, i lobbisti professionisti, i lobbisti  interni che lavorano per le imprese, le associazioni professionali, i gruppi pubblici e le parti sociali sono soggetti a disposizioni diverse. Gli obblighi di informativa, le regole e le sanzioni sono più severe per i primi (in ordine decrescente) e più leggere per gli ultimi. Di conseguenza, il livello di solidità è, per esempio, più elevato per i lobbisti professionisti e i lobbisti interni, e inferiore per le associazioni professionali, i gruppi pubblici e le parti sociali. La normativa austriaca del 2012 ha istituito un registro obbligatorio e un insieme formale di regole tra cui i requisiti di registrazione, alcuni requisiti informativi di spesa e le sanzioni in caso di inadempienza.La definizione di lobbistal'articolo 4 della legge introduce una serie di definizioni volta a chiarire il concetto di attività di lobbying, stabilendo i confini di applicazione della normativa. La normativa riguarda società di consulenza di lobbying (Lobbying Agenturen), gruppi aziendali (Unternehmenslobbyisten), gruppi professionali (Kammern) e gruppi pubblici (Verbände). Tutti i rappresentanti di interesse assunti da questi attori sono sottoposti alle regole stabilite quando si cerca di influenzare titolari di cariche pubbliche.L’attività di lobbyingAlla luce di queste categorie di attori, l’attività di lobbying è definita come: "qualsiasi contatto organizzato e strutturato con titolari di cariche pubbliche finalizzati ad influenzare il processo decisionale nell'interesse di un committente" (articolo 4, paragrafo 1; 2012). La normativa riguarda sia l’organo legislativo che quello esecutivo, compreso anche  il personale burocratico e titolari di cariche pubbliche di enti territoriali. Nonostante la vasta copertura delle regole, la legge presenta una vasta gamma di eccezioni. In realtà, i gruppi di interesse religioso e territoriali  e gli studi legali sono esentati. Le parti sociali sono sottoposti a una serie limitata di requisiti di registrazione, prevista inoltre l'esenzione dalle disposizioni in materia di sanzioni e di accumulo di ruolo (articolo 2, paragrafo 2-4).Procedure di iscrizione individualeIl regolamento stabilisce differenti requisiti di registrazione in base alla natura del gruppo di interesse. La sezione A (suddivisa in A1 e A2) è dedicata alla consulenza di lobbying. La sezione B ai lobbisti interni delle imprese, mentre, rispettivamente, la sezione C e D alle associazioni professionali e gruppi di interesse pubblico. Le parti sociali sono soggetti a disposizioni particolari. Nella sezione A le consulenze di lobbying e i consulenti devono registrarsi prima di stabilire i contatti con titolari di cariche pubbliche, fornendo le seguenti informazioni sulla società di lobbying: nome, numero di impresa, indirizzo, sito web e inizio dell'esercizio sociale. Si richiedono anche una breve descrizione delle attività e la missione della società. Inoltre, la società di lobbying deve adottare un codice di condotta interno, dichiarare il volume delle operazioni del precedente esercizio finanziario, rivelare il numero di contratti di lobbying accettati e fornire il nome e la data di nascita dei lobbisti.Nella sezione A2 i consulenti di lobbying devono rivelare i loro contratti di lobbying dichiarando il nome, il numero di impresa, l'indirizzo, il sito e l’inizio dell’anno di attività  sia del committente che del cliente. L'oggetto del contratto di lobbying deve essere dichiarato. La sezione A2 non è pubblica, il Ministro della Giustizia ha accesso esclusivo alle informazioni. Le terze parti sono autorizzate ad avere accesso a questi dati con il consenso precedente dal committente e del consulente. La sezione B richiede ai lobbisti interni delle imprese di registrarsi prima di stabilire contatti con titolari di cariche pubbliche, fornendo i seguenti dati: il nome della società, il numero di impresa, indirizzo, sito web e inizio dell’anno finanziario, una breve descrizione delle attività e la missione della società, il nome e la data di nascita dei lobbisti. Le imprese devono anche rivelare i costi connessi all'attività di lobbying nel corso dell'esercizio precedente, se questi superano l'importo di 100.000 €. Le imprese devono adottare un codice di condotta interno per i lobbisti interni.Nelle sezioni C e D si richiede  alle associazioni professionali e alle associazioni di interesse pubblico la registrazione prima di stabilire i contatti con titolari di cariche pubbliche, fornendo i seguenti dati: il nome, l'indirizzo e il sito web dell'organizzazione, il numero di  rappresentanti di interessi che sono attivi e una stima delle spese relative alla attività di rappresentanza di interessi. Contrariamente alle consulenze di lobby e ai lobbisti interni delle imprese, le associazioni professionali e le associazioni di interesse pubblico non sono tenuti a fornire ogni tipo di informazione personale. I requisiti di registrazione si limitano alla fornitura di informazioni di carattere generale e di contatto dell'associazione. Ciò rappresenta una grande differenza in termini di trasparenza, in quanto i consulenti di  lobbying e le imprese devono rivelare una quantità superiore di dati.Rendicontazione delle spese e dei clientiIl regolamento non comporta la regolare presentazione di rapporti di spesa.  I consulenti di lobbying devono indicare il volume annuo di vendite relative alle attività di lobbying sotto sezione A1 e le imprese devono dichiarare se i costi relativi alla lobbying superano i 100.000 € di cui alla sezione B.Archiviazione elettronica e accesso pubblico al registroIl Ministero della Giustizia Austriaco, che rappresenta l'autorità competente, fornisce ai gruppi di interesse e consulenti la registrazione on line. L’accesso al registro è pubblico per le sezioni A1, B, C e D. La sezione A2 contenente informazioni sul contratto di lobbying tra committenti e consulenti è consultabile solo dal Ministero della Giustizia. L'accesso a questa sezione è esteso ad altre parti previa autorizzazione dei dichiaranti. Tale esenzione è legittimata dal legislatore attraverso la necessità di proteggere la privacy e gli interessi economici dei clienti, che possono soffrire potenziali perdite economiche dalla diffusione di informazioni.SanzioniL'Autorità competente è rappresentata dal Ministero della Giustizia, che ha il potere di imporre sanzioni. Chi svolge attività di lobbying senza essere registrato incorre in sanzioni pecuniarie di € 20.000 o € 60.000 per reiterazione. Le sanzioni per il mancato rispetto delle regole sono di € 10.000 o € 20.000 per reiterazione. Queste si applicano anche ai committenti, che sono co-responsabili per garantire la corretta manutenzione delle informazioni registrate. Il Ministro della Giustizia ha, inoltre, il potere di cancellare i dichiaranti dal registro in caso di non conformità o comportamenti scorretti. La cancellazione preclude ai lobbisti la registrazione per tre anni. Da sottolineare che disposizioni speciali  esentano le parti sociali dall'applicazione delle sanzioni. Questa particolare disposizione riduce drasticamente il campo di applicazione della normativa in termini di responsabilità quando si tratta di attività svolte dalle parti sociali.Le revolving-doorsIl legislatore ha deciso di tenere la questione revolving-door non regolamentata. Tuttavia, la legislazione tratta l’ipotesi di cumulo di ruoli. L'articolo 8 stabilisce l'incompatibilità tra lo status di titolare di carica pubblica e lobbista professionale. La scelta del legislatore è stata guidata dalla disposizione “cash-for-law” e dalla vicenda Telekom[2], che sottolineano il conflitto di interessi tra i due ruoli. Il campo di applicazione della disposizione revolving-door è comunque limitata. Date le esenzioni previste dalla legge, questo articolo riguarda solo una categoria limitata di lobbisti. Essa non si applica ai gruppi di lobbying interni, e rappresentanti di interessi di associazioni professionali, gruppi pubblici e le parti sociali. Il cumulo di ruoli di parlamentare e rappresentante di interessi di associazioni di imprese o sindacati è molto comune in Austria. Estendere tale disposizione alle parti sociali avrebbe potuto colpire molti membri del Parlamento.Conclusioni: trasparenza e partecipazione nella regolamentazione austriacaIn sintesi, Le diverse sezioni A, B, C e D hanno evidenziato la presenza di una variazione della rigidità della normativa tra i tipi di gruppi di interesse in termini di quantità di informazione che deve essere presentata. L'indice CPI è costruito applicando un punteggio su 48 domande sulle dimensioni di cui sopra[3]. L’indice è dato da una scala che va da 1 punto (robustezza minima) a 100 (robustezza massima). In altre parole, quanto più la legge di lobbying è vicina a 100, più robusta è la legislazione. Questa procedura è stata fatta per le sezioni A, B, C e D più per le disposizioni in materia di parti sociali. Come mostra la tabella 1, la legge di lobbying Austriaca è caratterizzata da una variazione di robustezza a seconda del tipo di gruppo di interesse.[4]Secondo la classificazione, la legislazione è medio-regolata nelle sezioni A e B sulla consulenza di lobbying e attori aziendali; e basso-regolata nella sezione C (associazioni di categoria) e D (gruppi pubblici), incluse le disposizioni in materia di parti sociali. In particolare, il divario di robustezza in termini di punteggio CPI tra le sezioni C e D e le disposizioni in materia di parti sociali è particolarmente grande (17 punti), il che significa che le disposizioni in materia di parti sociali garantiscono livelli sistematicamente più bassi di trasparenza e responsabilità rispetto alle altre sezioni. Esempi simili si possono trovare negli Stati Uniti e nella regolamentazione Canadese. Punteggio CPIClassificazione perChari et al.Sezione A  -Consulenti di lobbying32Medio-regolataSezione B – Lobbisti interni di azienda30Medio-regolataSezione C – Associazioni Professionali29Basso-regolataSezione D – Gruppi Pubblici29Basso-regolataParti Sociali17Basso-regolata  A cura di Francesco Rossi, studente del Laboratorio di Teorie e Tecniche del Lobbying Istituzionale, dipartimento di Giurisprudenza, LUMSA - Roma[1] Lobbyists, Governments and Public Trust, Volume 3 Implementing the OECD Principles for Transparency and Integrity in Lobbying[2] Gli scandali hanno colpito la politica austriaca nel 2011. Questi hanno coinvolto il MEP Ernst Strasser, scoperto ad accettare tangenti in cambio di promuovere una legislazione al Parlamento europeo (cash for law).  Sono stati dichiarati colpevoli politici e lobbisti per aver intascato fondi di dubbia provenienza relativamente al business della società Telekom Austria.[3] Domande relative alla disciplina della registrazione individuale,metodi di registrazione, rivelazione spese individuali, grado di trasparenza verso il pubblico.[4] Investigating lobbying laws Austria

Europa

Il forte disaccordo tra il Mediatore Europeo Emily O’Reilly e l’industria del tabacco sull’interpretazione di un articolo del Protocollo FCTC dell’Organizzazione Mondiale Sanità conferma la necessità di rispondere ad un’importante domanda: qual è il confine tra trasparenza e partecipazione al processo decisionale? La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’iniziativa del  Mediatore Europeo Emily O’Reilly che ha ospitato a Bruxelles una conferenza dal titolo “Improving transparency in tobacco lobbying” escludendo i rappresentanti delle industrie del tabacco dal dibattito dei relatori invitati. Tale decisione non poteva che rappresentare un’ulteriore scintilla nella dura contrapposizione tra l’industria del tabacco e l’Istituzione riferita al Trattato FCTC (Framework Convention on Tobacco Control) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e in particolare all’interpretazione dell’articolo 5.3 del protocollo da parte dell’Obmudsman, eccessivamente restrittiva, per il mondo del tabacco, e lesiva della libertà di espressione e del diritto alla partecipazione del processo decisionale pubblico. LE NORME DELL’OMSQuesto articolo, il 5.3 del trattato FCTC, adottato nel 2003 dalla Conferenza delle Parti, presenta una disposizione inserita con l’obiettivo di attenuare l’influenza delle grandi lobby del tabacco in merito a provvedimenti normativi sulla salute. L’articolo afferma che “nel formulare e applicare politiche sanitarie, i pubblici ufficiali devono proteggerle da interessi commerciali dell’industria del tabacco”. Nel 2008, l’OMS ha emanato delle linee guida interpretative, secondo le quali le misure del protocollo sono orientate a impedire che l’industria del tabacco interferisca sulla realizzazione, modifica o applicazione di politiche sanitarie, negli ordinamenti dei Paesi che hanno sottoscritto la convenzione. Da quel momento dunque molti decision-makers hanno cominciato a rifiutare incontri e confronti con i rappresentanti degli interesse del settore, fino all’ultimo evento, quello cioè in cui  il Mediatore Europeo Emily O’Reilly ha rifiutato le richieste dei rappresentanti delle società del tabacco di sedere al tavolo di una conferenza che riguardava la trasparenza del loro stesso settore di appartenenza. Ma l’Obmudsman è andato anche oltre la questione dell’interpretazione dell’articolo 5.3 scrivendo lo scorso ottobre una raccomandazione all'Esecutivo comunitario perché si adattasse alle regole del Trattato dell’OMS pubblicando i verbali di tutti gli incontri con i lobbisti del tabacco, così come già fa la Direzione generale per la Sanità. La Commissione però ha rigettato tale raccomandazione considerando la propria politica già in linea con la Convenzione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e la cosa non è rimasta senza commenti. Durante la conferenza citata in apertura, alla quale ha partecipato anche il commissario Ue alla Salute Vytenis Andriukaitis, il Mediatore ha infatti affermato che "incontri fra i servizi legali dell'esecutivo e le loro controparti dell'industria del tabacco non sono sempre considerati nel contesto delle lobby, mentre potrebbero esserlo" e ha concluso: “Ma su questo la Commissione non è d'accordo, è abbastanza raro che una raccomandazione venga rigettata. Sono stata sorpresa anche dal punto di vista 'tattico' dal comportamento della Commissione, credevo che per lei sarebbe stata una vittoria facile", visti i suoi impegni per una maggiore trasparenza. E se la Commissione non dà seguito, O'Reilly ha cominciato a considerare l'ipotesi di scrivere una relazione direttamente al Parlamento europeo, "ma è opzione rara perché vorrebbe dire che nient'altro ha funzionato". Si tratterebbe infatti di un “attacco” diretto alla Commissione da parte di un organismo dell’Unione Europea chiamato a dirimere le controversie, nonostante il più importante organo di indirizzo politico, la Commissione appunto, non ritenga necessario escludere dalla discussione politica i rappresentanti del settore del tabacco.LA REAZIONE DELL’INDUSTRIA DEL TABACCOE’ evidente che l’altro protagonista della vicenda, l’industria del tabacco, abbia reagito a questa ennesimo episodio: “Non ha senso che i rappresentanti del settore siano stati esclusi dal tavolo della discussione in merito al settore stesso, e questo non ha nulla a che fare con il protocollo FCTC”, ha affermato un lobbista del tabacco, rimasto anonimo,  “si tratta di un evento sulla trasparenza, e cosa può essere più trasparente di un dibattito pubblico?”. Un’interpretazione più light, secondo le multinazionali del tabacco, avrebbe infatti consentito la partecipazione alla conferenza dell’Obmudsman, perché di fatto non aveva il precipuo scopo di discutere una politica pubblica sanitaria, attenendosi quindi alla regola posta dal Protocollo FCTC. Ma al momento il Mediatore Europeo ha adottato l’interpretazione più restrittiva, e i lobbisti delle Big Tobacco sono stati del tutto esclusi rendendo per loro questo provvedimento “eccessivamente lesivo della libertà di espressione e del diritto alla concorrenza”. A questo proposito Valerio Forconi, da poco nominato Responsabile delle Relazioni Istituzionali e degli Affari Legali Regione Sud Est Europa di Imperial Tobacco, una delle quattro maggiori multinazionali a livello mondiale, ha confermato che la sua compagnia applica principi, norme e politiche europei sulla trasparenza, anche se resta necessario migliorare la trasparenza del lobbying nell’Unione Europea “a livello orizzontale, allo stesso modo per tutte le industrie e i settori. Per assicurare il miglioramento effettivo e funzionale nella trasparenza del lobbying nell’UE, ogni discussione in merito al suo futuro deve coinvolgere la partecipazione di tutti gli stakeholder e garantire parità di trattamento nei loro confronti”, come afferma l’articolo 11 del Trattato sull’Unione Europea. Forconi, che nel suo ruolo in Imperial Tobacco si occupa di interfacciarsi con decisori a livello nazionale, comunitario e internazionale, in linea con la posizione di tutti i suoi colleghi sottolinea come “l’articolo 5.3 del protocollo FCTC non impedisce ai decision-makers di incontrare o interagire con i rappresentanti dell’industria del tabacco. Piuttosto, ha lo scopo di proteggere il processo legislativo da influenze illecite, un principio che dovrebbe però applicarsi senza distinzione sull’interesse rappresentato”. Tornando all’interpretazione dell’Articolo 5.3, “le linee guida OMS non sono tassative e non possono giustificare l’esclusione di rappresentanti dell’industria del tabacco dal processo decisionale europeo. Imperial Tobacco crede – conclude Forconi – che l’interpretazione errata dell’Articolo 5.3 per promuovere l’esclusione di un settore specifico riduce il potenziale della piena partecipazione degli stakeholder al processo di formazione della decisione. Per raggiungere il massimo livello di trasparenza e proteggere l’integrità delle istituzioni è necessario un dialogo inclusivo e approfondito”. IL RISCHIO BOOMERANGIn questo quadro, sarà interessante comprendere cosa accadrà il prossimo Novembre al COP 7 di Nuova Dehli, il vertice delle parti che hanno sottoscritto l’accordo FCTC. Nel corso della precedente riunione dell’ottobre 2014 a Mosca, peraltro, rappresentanti di industria e stampa furono esclusi dalle riunioni dalla plenaria sin dal primo giorno: un segnale di chiusura alla partecipazione dell’industria del tabacco molto chiaro rispetto da parte dell’OMS, oltre che del basso livello di trasparenza. L’orientamento del Mediatore Europeo e la differenza di vedute con altre istituzioni (su tutte, la Commissione) oltre che con i rappresentanti dell’intero settore economico in questione pongono inoltre serie domande sulla regolamentazione del lobbying a livello europeo. Quanto è legittimo che a rappresentanti di un intero settore economico (il tabacco è un’industria controversa ma legale, e vuole essere trattata come tale) venga negata la possibilità di partecipare a un evento istituzionale che coinvolge i suoi interessi, alla luce di una semplice interpretazione restrittiva? Il rischio vero è che un tale provvedimento leda, oltre al principio della trasparenza, anche i principi fondamentali di libertà di espressione e di democrazia partecipativa.

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Proseguono gli sforzi verso una normativa europea più chiara e decisa sulle lobbyNon solo in Italia: anche in Europa il lobbying è ammantato da un velo di incertezza normativa e di sfiducia da parte di istituzioni e cittadini. Anche per questo, nelle ultime settimane l’azione delle organizzazioni e associazioni che si occupano della trasparenza del processo decisionale si è fatta più forte e omogenea, anche su impulso delle principali Istituzioni europee. L’iniziativa più importante è partita diverse settimane fa dalla Commissione Europea, che ha avviato una Consultazione pubblica sulla proposta di un registro per la trasparenza obbligatorio. È inoltre in corso anche una petizione su change.org, sempre più strumento di espressione della democrazia “dal basso”, portata avanti dalla sezione europea di Transparency International per “puntare i riflettori” sulle lobby di Bruxelles.La consultazione della CommissioneLa Commissione europea intende raccogliere le opinioni di tutte le parti interessate sull'operato dell'attuale registro per la trasparenza delle organizzazioni e dei liberi professionisti impegnati nell'elaborazione e nell'attuazione delle politiche dell'Unione e sulla sua futura evoluzione verso un sistema obbligatorio esteso al Parlamento europeo, al Consiglio dell'UE e alla Commissione europea. La consultazione pubblica ha un duplice obiettivo: 1) raccogliere opinioni sul funzionamento dell'attuale registro per la trasparenza e 2) ricevere contributi utili per la concezione del futuro sistema di registrazione obbligatoria annunciato negli orientamenti politici del presidente Juncker. Lo scopo è valutare e capire che cosa ha funzionato bene finora e che cosa può essere migliorato e come, in modo da garantire che si possano sfruttare pienamente le potenzialità del registro come valido strumento per disciplinare le relazioni tra le istituzioni dell'UE e i rappresentanti di interessi. I risultati della consultazione pubblica serviranno da base per la preparazione della proposta di un registro obbligatorio da parte della Commissione.La consultazione sarà aperta a tutti fino al prossimo 1 giugno, e potrà essere compilata al seguente link. Sarà molto interessante valutare anche i contributi pervenuti, che saranno pubblicati sul sito web nelle lingue in cui sono stati compilati, entro 15 giorni lavorativi a partire dal termine della consultazione. Una relazione di sintesi sarà pubblicata entro tre mesi dal termine della consultazione. In particolare, un punto fondamentale sarà rappresentato dalle impressioni sull’attuale sistema di registrazione, da più parti definito lacunoso se non fallimentare.La petizione di Transparency InternationalLa petizione di Transparency International Europe parte da una visione molto negativa della mancanza di trasparenza del lobbying europeo, come minaccia per la democrazia e della fiducia dei governi nella politica. Transparency negli ultimi anni ha condotto, come molte altre ONG sulla trasparenza, indagini sulle attività “nascoste” di alcuni particolari gruppi di pressione. A dire il vero, il punto di partenza di Transparency è molto scettico nei confronti delle “lobby” in generale (farmaceutiche, bancarie, commerciali), ma il principale motivo degli scandali sulla corruzione degli ultimi mesi è considerato la mancanza di trasparenza.La petizione online è disponibile a questo link: https://www.change.org/p/commissione-europea-puntare-i-riflettori-sul-lobbismo-nell-ue . Queste le richieste alla Commissione Juncker:Fare in modo che tutti i lobbisti siano obbligati a iscriversi al registro europeo, di modo che gli esponenti delle istituzioni UE non potranno più incontrare lobbisti non registrati, e non potranno più invitarli a udienze o gruppi di esperti.Assicurare che le norme valgano per tutte le istituzioni europee, compreso il Consiglio, che finora non ha nemmeno aderito al registro volontario. E’ importante che i leader politici e i loro consiglieri pubblichino online tutti i loro incontri con lobbisti.Rendere più affidabili le informazioni fornite sul registro. A tal fine è neccessario un robusto sistema di controllo, che includa sanzioni per lobbisti che non rispettano le regole.Le due consultazioni permetteranno di creare una comunità di interesse attorno a un tema molte volte dibattuto in modalità e con accezioni parziali e spesso negative. Sarebbe auspicabile una partecipazione degli “addetti ai lavori”, proprio i lobbisti che, con le loro competenze tecniche e l’esperienza delle tante barriere ideologiche che li circondano, hanno l’opportunità di esprimere un pensiero originale, efficace e, si spera, incisivo anche nei confronti dei legislatori nazionali.

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+50 new entries a settimana, influenzerebbero 75% norme comunitarieSi chiama 'Registro per la Trasparenza'. Istituito dalla Commissione europea, ad oggi 5 aprile questo prezioso data base conta 9.555 lobbies dei paesi membri, Italia inclusa, regolarmente registrate presso le istituzioni di Bruxelles. Una cifra per nulla irrilevante se consideriamo che dalle direttive comunitarie oggi dipende circa l'80% delle leggi nazionali.Un potere quello delle lobbies in senso stretto o in senso lato tornato alla ribalta della cronaca con l'inchiesta sul petrolio che ha portato alle dimissioni del ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi. Tralasciando il caso specifico italiano è interessante notare la crescita di lobbies e simili presso le istituzioni di Bruxelles, con una media di 50 nuove iscrizioni a settimana nel registro Ue. Solo nella giornata di oggi si segnalano 7 new entries.Una folta galassia di organizzazioni o gruppi di pressione la cui attività è volta a "influenzare direttamente o indirettamente la formulazione e l'implementazione delle politiche e del processo decisionale delle istituzioni Ue", si legge sul sito, in nome della "trasparenza" e della "partecipazione dei cittadini". Troviamo uffici di consulenza, gruppi di categoria, di settore, dell'industria persino studi legali, liberi professionisti, associazioni professionali, charity, ong, organizzazioni religiose e accademiche e tutte quelle autorità pubbliche che hanno un ufficio a Bruxelles con la dichiarata missione di fare valere gli interessi di chi rappresentano.Nel dettaglio dei 9.555 gruppi registrati, 4.812 sono lobbisti interni, associazioni di categoria, commerciali e professionali; 2.446 sono organizzazioni non governative; 1.129 sono società di consulenza specializzate, studi legali, consulenti indipendenti; 673 centri di studio, istituti accademici e di ricerca; 454 sono rappresentanze di amministrazioni regioni, locali e comunali, enti pubblici o misti e 41 sono organizzazioni che rappresentano chiese e comunità religiose.Dall'industria (energia e tabacco tra le più attive) agli interessi nazionali questo potere 'ombra' secondo alcune stime fornite dal Guardian inciderebbero sul 75% della legislazione comunitaria. Un influenza molto forte che dovrebbe prevedere adeguati contrappesi nelle associazioni dei consumatori. Peccato che a Bruxelles ci sia solo un'unica organizzazione in nome degli interessi dei consumatori europei, il Beuc, Bureau of european consumer organisations: 35 impiegati al 2014 e metà del budget soggetto a difficili negoziati con l'Ue.Fonte: AdnKronoshttp://goo.gl/CqQiGX

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Nuova consultazione della Commissione sul Registro per la Trasparenza delle lobby. La domanda principale è: sarebbe opportuno renderlo obbligatorio per tutte le istituzioni dell'UE? Il 1º marzo la Commissione avvierà una consultazione pubblica di 12 settimane per raccogliere contributi sull'attuale regime di registrazione per i rappresentanti di interessi che cercano di influenzare il lavoro delle istituzioni dell'UE e sulla sua evoluzione verso un registro obbligatorio dei lobbisti esteso al Parlamento europeo, al Consiglio dell'Unione europea e alla Commissione. Il primo Vicepresidente della Commissione Frans Timmermans ha dichiarato: "L'attuale Commissione sta modificando il nostro modo di lavorare, che evolve verso un maggior coinvolgimento dei soggetti interessati e una maggiore trasparenza a proposito di chi incontriamo e perché. Dobbiamo andare ancora oltre e stabilire un registro obbligatorio, valido per tutte e tre le istituzioni, che garantisca la piena trasparenza sui lobbisti che cercano di influenzare l'elaborazione delle politiche dell'UE. Per riuscire a mettere in pratica correttamente questa proposta ci auguriamo di ricevere il maggior numero di contributi possibile da cittadini e soggetti interessati di tutta Europa sul funzionamento dell'attuale sistema e sulla sua evoluzione. Un'Unione europea più trasparente e responsabile è un'Unione in grado di fornire risultati migliori ai cittadini." La Commissione ha elaborato una consultazione in due parti che consentirà di raccogliere le opinioni di un'ampia gamma di soggetti interessati, della società civile e dei cittadini. La prima fase della consultazione, che non richiede una conoscenza approfondita dell'attuale registro per la trasparenza, consente ai non esperti di rispondere a domande sui principi e sull'ambito di applicazione; la seconda sezione intende invece raccogliere pareri sul funzionamento pratico dell'attuale sistema da parte di coloro che lo utilizzano. I documenti della consultazione sono disponibili in tutte le lingue dell'UE per consentire un ampio feedback. La consultazione terminerà martedì 24 maggio. Il nuovo sistema, che la Commissione intende presentare come proposta di accordo interistituzionale, costituirebbe un'evoluzione rispetto al registro attuale, gestito congiuntamente dal Parlamento europeo e dalla Commissione ma non obbligatorio e non esteso al Consiglio. Le riforme interne alla Commissione hanno già determinato un netto aumento delle iscrizioni al registro per la trasparenza: al 1º marzo nel registro figurano 9.286 iscritti rispetto ai 7.020 del 31 ottobre 2014, prima cioè dell'entrata in funzione della Commissione e delle sue riforme. La Commissione ritiene che lavorare insieme ai colegislatori del Parlamento europeo e del Consiglio sia determinante per consentire ai cittadini di avere una visione d'insieme su quali rappresentanti di interessi cercano di influenzare il processo legislativo. La consultazione pubblica servirà da base per la proposta che la Commissione presenterà nel corso dell'anno. Contesto La Commissione ha già intrapreso importanti riforme della propria organizzazione interna per promuovere una maggiore trasparenza. In base ai metodi di lavoro della Commissione Juncker, i commissari non possono più riunirsi con organizzazioni che non figurano nel registro per la trasparenza. In linea con l'iniziativa per la trasparenza, introdotta nel novembre 2014, tutte le riunioni tra rappresentanti di interessi e commissari, membri dei gabinetti e direttori generali della Commissione devono essere rese pubbliche entro due settimane dal loro svolgimento. Nel suo primo anno di attività la Commissione ha pubblicato informazioni su oltre 6.000 riunioni (delle quali circa 5.500 con commissari e membri dei gabinetti e 600 con direttori generali). L'introduzione di questo nuovo sistema ha di fatto reso l'iscrizione nel registro per la trasparenza un requisito obbligatorio per qualsiasi soggetto intenzionato a incontrare i più alti responsabili politici e funzionari dell'UE. L'impegno della Commissione di presentare la proposta di un registro per la trasparenza obbligatorio esteso a tutte le istituzioni europee figura anche negli orientamenti politici del presidente Juncker e nel programma di lavoro 2016 della Commissione. La Commissione ritiene che i cittadini abbiano il diritto di sapere chi cerca di influenzare il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione nel processo legislativo. Le modifiche previste per il registro per la trasparenza sono parte di un più ampio progetto di riforma del modo di elaborare le politiche nell'UE. Nella sua agenda "Legiferare meglio", presentata nel maggio 2015, la Commissione si è assunta l'impegno di aprire ulteriormente il processo di elaborazione delle politiche al controllo e al contributo dei cittadini. Sono già stati istituiti nuovi meccanismi di feedback che consentono ai soggetti interessati di manifestare alla Commissione il loro punto di vista fin dall'inizio dell'elaborazione di un'iniziativa, sulla base di tabelle di marcia e valutazioni d'impatto iniziali, e in seguito all'adozione di una proposta da parte della Commissione, in modo da contribuire al processo legislativo in seno al Parlamento e al Consiglio. Altri strumenti che consentono ai soggetti interessati di presentare osservazioni sulla legislazione esistente sono previsti nel quadro del programma REFIT. Il sito web "Ridurre la burocrazia — dite la vostra!" è già operativo e consente ai cittadini di fornire un feedback su norme dell'UE esistenti. I contributi ricevuti vanno ad alimentare l'operato della piattaforma REFIT, che offre consulenza alla Commissione sugli ambiti legislativi che andrebbero riesaminati per rendere la legislazione dell'UE più efficace ed efficiente. Nel novembre 2014 la Commissione ha infine adottato una comunicazione che delinea una maggiore trasparenza nei negoziati per il partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP). La Commissione ritiene fondamentale garantire che l'opinione pubblica abbia accesso a informazioni accurate ed esaurienti sulle intenzioni dell'UE nell'ambito dei negoziati. La consultazione pubblica sarà aperta fino all'1 giugno 2016 al seguente link.

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