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Lucia Mosca

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I miei ultimi articoli
La notizia, come spesso capita in questi casi, arriva da un update di LinkedIn: Maria Laura Cantarelli è la nuova Public Policy Operations Manager di Amazon Italia. Amazon, terzo maggior retailer al mondo, è una presenza importante nel mercato italiano, anche a seguito dei notevoli investimenti che hanno portato allo sviluppo dei propri Centri di Distribuzione a Castel San Giovanni (PC), Passo Corese (RI) e Vercelli, e del Customer Service a Cagliari, oltre ad essere presente con i propri uffici corporate a Milano, per un totale di oltre 3.000 persone in tutta Italia. Ed è proprio di questi giorni l’annuncio di ulteriori investimenti in Piemonte e Lombardia. Una presenza sempre più diffusa quindi quella dell'azienda fondata da Jeff Bezos nel 1995. Laureata in legge a Roma Tre, già a capo dei public affairs e della comunicazione di Nexive, primo operatore postale privato controllato da Post NL, Maria Laura Cantarelli ha anche lavorato presso la Presidenza del Consiglio, Gabinetto del Ministro per i Rapporti con il Parlamento - dove è stata delegato del Ministro nell’Osservatorio per l’Analisi dell’impatto della regolamentazione e nel Ciclope, Comitato per la lotta contro la Pedofilia - e presso il Gabinetto del Ministro per le Politiche Europee e Commercio Internazionale. In Amazon riporterà al responsabile Public Policy, Franco Spicciariello, mentre per quanto riguarda le attività specifiche rinviamo alla descrizione su LinkedIn.

Lobby & Poltrone

Nel nostro Paese, per quanto si avverta che le relazioni istituzionali si basino su rapporti troppo confidenziali tra vertici del settore privato e decisori pubblici, paradossalmente, abbiamo meno diritto degli altri paesi di lamentarci della situazione, dal momento che una regolamentazione in materia non esiste. Anche se il nostro ordinamento precisa l'incompatibilità tra alcune cariche pubbliche e alcune posizioni di vertice nel settore privato, non si preoccupa di delineare chiaramente la disciplina. Pochi sono i casi in cui si può rintracciare un tentativo di regolamentazione del fenomeno del revolving door in Italia. Un caso quasi isolato è rappresentato dalla normativa attuale che regolamenta AEEG e AGCOM, prevede quattro anni di cooling off per chi voglia passare dall'autorità indipendente a cariche in aziende private. La legge istitutiva dell'Agcom, la n.249/1997, rifacendosi all'art.2 comma 8 della legge 481/1995, afferma che “I componenti di ciascuna Autorità sono scelti fra persone dotate di alta e riconosciuta professionalità e competenza nel settore; durano in carica sette anni e non possono essere confermati. A pena di decadenza essi non possono esercitare, direttamente o indirettamente, alcuna attività professionale o di consulenza, essere amministratori o dipendenti di soggetti pubblici o privati né ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura, ivi compresi gli incarichi elettivi o di rappresentanza nei partiti politici né avere interessi diretti o indiretti nelle imprese operanti nel settore di competenza della medesima Autorità. I dipendenti delle amministrazioni pubbliche sono collocati fuori ruolo per l'intera durata dell'incarico.” Le autorità indipendenti sono regolate, appunto, da una delicata disciplina atta ad evitare conflitti di interessi derivanti da influenze del settore privato sul pubblico e viceversa. In particolare, per quanto affermato da un documento del Piano nazionale Anticorruzione, “le pubbliche amministrazioni, gli enti pubblici economici e gli enti di diritto privato in controllo pubblico nel tentativo di evitare conflitti di interessi, sono tenute, ai sensi dell'art. 53, comma 16 ter, del d.legs. n. 165/2001, a impartire direttive interne affinché nei contratti di assunzione del personale sia inserita la clausola che prevede il divieto di prestare attività lavorativa (a titolo subordinato o di lavoro autonomo) per i tre anni successivi alla cessazione del rapporto nei confronti dei destinatari di provvedimenti adottati o di contratti conclusi con l'apporto decisionale del dipendente”. Inutile specificare che la norma è il più delle volte aggirata. A differenza di queste Authority, la legge istitutiva della CONSOB, n. 216/1974, non prevede assolutamente un periodo di riposo, anzi, sancisce l'incompatibilità tra cariche private e pubbliche, ma permette ai vertici di riprendere il posto lasciato nel settore privato appena finito il loro mandato: “Il presidente ed i membri della Commissione non possono esercitare, a pena di decadenza dall'ufficio, alcuna attività professionale, neppure di consulenza, nè essere amministratori, ovvero soci a responsabilità illimitata, di società commerciali, sindaci, revisori o dipendenti di imprese commerciali o di enti pubblici o privati, nè ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura, nè essere imprenditori commerciali. Per tutta la durata del mandato i dipendenti statali sono collocati fuori ruolo e i dipendenti di enti pubblici sono collocati d'ufficio in aspettativa. Il rapporto di lavoro dei dipendenti privati è sospeso ed i dipendenti stessi hanno diritto alla conservazione del posto. Cosa dire di quanto stabilito dall'art. 4 della legge della regione Abruzzo sull'attività di rappresentanza dei gruppi di interessi presso gli organi di Giunta e Consiglio regionali, che prevede un periodo di inattività di due anni, tra l'abbandono della carica di Consigliere o Assessore e l'iscrizione al registro dei lobbisti. Un buco nell’acqua, perché c’è un problema: non sono previste sanzioni in caso di violazione della norma. Numerosi sono stati i tentativi di regolamentazione del fenomeno del revolving doors. Vista l'agenda del Governo, la speranza può essere che la legge anticorruzione 190/2012 trovi attuazione, con le sue precise specifiche per evitare i fenomeni di pantouflage-revolving doors: due anni di riposo per i decisori pubblici che vogliono diventare lobbisti.

Italia

Ronald Pofalla, 54 anni, ormai ex Capo di Gabinetto del governo Merkel, inaspettatamente declassato dalla Cancelliera a semplice deputato. Ora si capisce il perché: Mr. Pofalla, per un cospicuo cachet, entrerà nel cda di Deutsche Bahan, la società della rete ferroviaria tedesca, in parte proprietà dello Stato. Il braccio destro della Merkel ha precisato inoltre che non è intenzionato a rinunciare alla carica di deputato del Cdu. A seguire il suo esempio sarà anche uno dei suoi vice, il sottosegretario Klaeden, che lascia il suo posto per diventare capo dell'ufficio lobby della compagnia automobilistica Daimler. Timo Large, portavoce di LobbyControl, società impegnata per la regolamentazione del lobbying, in relazione ai fatti, ha ovviamente sollevato il problema del cooling off, quel periodo di inattività che i decisori pubblici dovrebbero rispettare prima di passare al settore privato e del lobbying. Ma i casi sono molteplici, sempre in Germania, ad esempio, quando il socialdemocratico Gerard Schroder, perse le elezioni del 2005 contro la Merkel, non aspetto più di due settimane prima di diventare presidente del cda della Gazprom, azionista di maggioranza per la costruzione di North Stream, il progetto del gasdotto che, attraverso il Baltico, fa arrivare il gas direttamente dalla Russia in Germania. Se ci volessimo spostare a livello europeo, come non citare il recente caso Thimann, che in questi giorni, da consigliere di Mario Draghi, presso la BCE, ha assunto il ruolo di capo dell'ufficio strategico e delle relazioni istituzionali per AXA, la grande compagnia assicurativa. Le revolving door E' definita così: il continuo movimento di individui fra attività politica (ad esempio come legislatori), attività come funzionari in enti di regolamentazione, attività economica nelle industrie coinvolte e lobbying per le stesse industrie. In alcuni casi, lo stesso individuo svolge più di un ruolo contemporaneamente. Molti politologi sostengono che questa pratica può causare lo sviluppo di rapporti tra settore privato e governo basati sul clientelismo (vedasi capitalismo clientelare) o sul conflitto di interessi. Tali rapporti indebiti vanno a discapito dell'interesse generale; inoltre, possono causare una generale soggezione dei supervisori alle industrie regolamentate, detta regulatory capture (vedy OpenSecrets.org). La revolving door è una delle condizioni più favorevole con cui i lobbisti possono influenzare i decisori pubblici ed in particolare l'agenda politica europea. La mancanza di una regolamentazione adeguata ha portato, nel 2012, alla vicenda di Gayale Kimberley che adesso è sottoposta al RevolvingDoorWatch. Infatti, Kimberley, avvocato per il Consiglio europeo, durante un anno sabbatico, si è impegnata nell'attività lobbistica con la Swedish Match, restando coinvolta in uno scandalo tra la società di tabacco e il Commissario europeo della sanità Dalli. Vincenzo Salvatore invece, prima di lavorare per Sidley Austin LLP come consulente sulle procedure europee che regolano l'industria farmaceutica, era capo dell'ufficio legale dell'Agenzia europea per i medicinali. Come Salvatore, anche Thomas Lonngren dall'EMA è passato alla Pharma Executive Consulting Ltd. Derek Taylor da direttore generale per energia e trasporti nella Commissione europea è andato a lavorare, sempre in campo energetico, per la società di lobbying Burson-Masteller. In Canada e Gran Bretagna è previsto l'obbligo di far trascorrere un periodo di cooling off dai 2 ai 5 anni prima di passare dal settore pubblico a quello privato. Nonostante ciò, nel dicembre scorso, il capo della Canadian Security Intelligence Service, Chuck Strahl si è registrato con la sua società  (Chuck Strahl Consulting)  come lobbista provinciale. Tutto ciò perché l'agenda di governo prevedeva la Joint Review Panel del National Energy Board del progetto Enbridge Northern Gateway Pipeline, dove la società energetica di Engridge risulta essere cliente della C. Strahl Consulting. Negli Stati Uniti, appena Obama salì alla presidenza, firmò due executive orders per limitare ulteriormente il fenomeno del revolving door rispetto a quanto stabilito dall'Honest Leadership and Open Governament Act del 2007: cooling off di un anno per i membri della Camera e di due per quelli del Senato, di otto anni per i capi di S.E.C. e F.D.I.C.. Da quest'anno 250 ex dipendenti del Congresso americano, possono intraprendere legalmente l'attività lobbistica. Il problema è che già collaboravano con le società di K Street. Questo perché non vi è l'obbligo di registrarsi come lobbisti se la propria consulenza non supera il 20 per cento di tempo lavorativo per ogni singolo cliente. Questo consentiva loro di fare lobbying e contemporaneamente avere i privilegi del passeggiare tranquillamente nei corridoi del Congresso. Così, Cliff Stearn, dalla Commissione per l'Energia e il Commercio si è messo a fare consulenza privata nel settore delle telecomunicazioni e tecnologia; Norm Dicks, membro della commissione Stanziamenti, figura addirittura come consulente anziano della Van Ness Feldman, e ci sono tanti altri esempi come loro. E in Italia? (segue)

Europa

Il Canada, paese federale governato con sistema parlamentare e legato alla Corona inglese, il ruolo delle lobbies è fondamentale in quello che è si definisce un sistema di brokerage politics. Infatti, presentando una popolazione fortemente eterogenea, il decisore pubblico si trova a dover costantemente cercare di sintetizzare gli interessi più disparati e le lobby, fanno da mediatori in questo delicato processo. In Canada, la condotta dei decisori pubblici nei rapporti con le lobbies, è regolata in modo molto simile a quella vigente in Gran Bretagna. È previsto un codice di condotta, il meccanismo del private bills (disegni di legge adottati da un parlamentare su iniziativa di una lobby), la presenza di all party groups finanziati dalle lobbies. Inoltre, è concesso che i deputati, purchè lo dichiarino, possano essere singolarmente sponsorizzati da gruppi di interesse. Questi gruppi di interesse sono a loro volta regolati dal Lobbyist Registration Act del 1989. Non tutte le dieci province del Canada hanno però introdotto a livello federale una legge che regolamenti il lobbying. La prima era stata nel 1998 l'Ontario, in questi giorni, una delle ultime province a muoversi in questa direzione è stata il Saskatchewan. Era da qualche anno che, nel Saskatchewan, si percepiva la necessità di introdurre una norma per regolamentare le lobbies e garantire maggiore trasparenza nei processi decisionali. Raccomandato anche dall'Ufficio del Commissario per il lobbying del Canada. Leggi il testo della proposta di legge governativa 120/2013 "An Act Respecting Lobbying", pubblicata il 26 novembre 2013 (leggi qual'è l'iter legislativo della provincia del Saskatchewan).  Come riportato dal ministro per la Giustizia della provincia, Gordon Wyant, questa legge prevede la creazione di un registro pubblico online al quale devono registrarsi tutti i portatori di interessi pagati per influenzare i decisori pubblici. La norma riconosce inoltre come legittima attività democratica coloro che fanno lobbying e sono titolari di cariche pubbliche. Iniziano a questo punto a delinearsi delle lacune nella regolamentazione. Una lunga lista di esenzioni che lascia nel buio più della metà delle attività lobbistiche che si svolgono ogni anno. Infatti, non sono tenuti ad iscriversi al registro: dipendenti, funzionari e direttori che operano nel non profit, università, la  SUMA(Saskatchewan Urban Municipalities Association) e la SARM (Saskatchewan Association of Rural Municipalities), imprese che fanno lobbying sul governo per meno di 100 ore all'anno. Ci si rende conto che, come afferma anche Guy Giorno, ex capo del personale di Harper, è una legge che limita fortemente la trasparenza che si potrebbe avere in materia di lobby; poiché una lobby può svolgere un'attività di poca importanza con un lavoro superiore alle 100 ore annue, mentre un'altra lobby potrebbe agire in 50 ore con risultati che pesano molto sulle politiche pubbliche. Con una regolamentazione del genere infatti, non si tiene conto dell'importanza che può avere una telefonata o una mail, fondamentalmente a “tempo zero”, rispetto a uno spostamento ad esempio aereo, che ha un tempo maggiore ma può registrare minori risultati. Non solo la discriminante delle ore di lavoro lascia perplessi in relazione alla trasparenza, ma anche l'esenzione dell'obbligo del registro per il settore no profit. In relazione a ciò è interessante riportare una dichiarazione sempre di Giorno che afferma: “la mia opinione è che se si vuole perseguire la strada della trasparenza, tutto dovrebbe essere trasparente”...”invece, così, come una compagnia petrolifera è tenuta a rendere trasparente la sua attività lobbistica, perchè non deve esserlo un gruppo ambientalista?” Lo stesso Wyant commenta che sarebbe stato meglio portare avanti una regolamentazione simile a quella adottata da province come Ontario, Columbia Britannica, Newfoundland e Nova Scotia che comprendono le attività del lobbying del non profit. La legge, in conclusione, si applica esclusivamente ai cosiddetti lobbisti consulenti, coloro che sono pagati da un soggetto per fare lobbying, ed ai lobbisti in-house, per almeno 100 ore l'anno di lavoro (solo Nova Scotia e Ontario prevedono l'obbligo di registrazione anche per i lobbisti in-house). La Bill 120 prsenta però almeno un paio di norme sul conflitto di interessi. Innanzitutto impone dei limiti alla revolving door per una serie di funzionari sulla base dell'incarico precedente: ad es. bando di un anno dal lobbying per i primi ministri, 6 mesi per i funzionari, viceministri, capi dello staff (con limite sui ministeri dove lavoravano). Norme come queste sarebbero le più strette fra le varie norme provinciali esistenti (anche se la Bill 115 in corso di lettura presso l'Ontario Legislature pone limiti sino a 5 anni). Previsti chiaramente anche una serie di obblighi di trasparenza, specie per i consulenti in relazione a clienti ed interessi rappresentati, oltre ad un obbligo più generale si spese fatte e incassi ricevuti. Nonostante le criticità emerse, la legge trova molto accoglimento poiché inizia a delineare uno scenario più trasparente e conforme con gli alti standard del resto del Canada. La tesi è ben delineata dal giornale Leader-Post che, sulle criticità della regolamentazione che fanno nascere il legittimo dubbio: “è meglio avere una legge potenzialmente inefficace, debole o nessuna legge?”, risponde che è meglio avere una legge, un punto di inizio da cui partire.  

World

Il parlamentare scozzese laburista Neil Findlay ha presentato una proposta di regolamentazione organica per le lobbies che operano in Scozia, lanciando al riguardo una consultazione pubblica. Infatti, nonostante David Cameron si sia impegnato ad introdurre un registro per le lobbies a Westminster, il Governo scozzese non ha adottato la stessa policy, anche se ha recentemente espresso il proprio impegno per arrivare ad una regolamentazione complessiva del settore. Già dodici anni fa, in Scozia, è stata presentata una proposta di regolamentazione in materia di trasparenza delle lobbies su richiesta dello Standards committee of the Scottish Parliament, poi rigettata poiché incoerente rispetto allo “Human rights Act”. Innanzitutto, dalla regolamentazione, venivano escluse le strutte di lobby in-house - cioè quelle inserite all'interno di un'azienda - e gli studi legali, mentre le solo le società di lobbying erano obbligate a riferire sulla propria attività e in modo molto dettagliato riguardo i clienti, il budget a disposizione e le parcelle. La proposta attuale coinvolge, invece, tutti i soggetti che fanno lobbying (lobbisti in-house, uffici di relazioni istituzionali, associazioni di settore, società di lobbying e ONG, che già protestano) sotto il principio della trasparenza. Nella proposta di regolamentazione, si chiede ai gruppi di pressione di dichiarare, in un registro pubblico, informazioni, circa la propria attività, dette rilevanti come il nome dei clienti rappresentati, l’identità dei decisori pubblici contattati e la propria parcella. In merito a quest’ultimo punto, è previsto che ogni gruppo di pressione debba dichiarare, nel registro, il suo compenso in caso sia superiore, per le società private, alle 2000 sterline, o 9000 se pubbliche. Va detto che il Governo scozzese presenta già un alto tasso di trasparenza, visto che gli incontri dei Ministri con elementi esterni all'amministrazione sono soggetti alla legislazione sulla Freedom of Information. Inoltre, second il Code of Conduct (Section 5.1.5) i membri del Parlamento scozzese possono pubblicare tutti i loro incontri coi lobbisti, ma certo una previsione normativa obbligatoria, che vedrebbe anche i dettagli dei meeting, darebbe ancora più trasparenza al sistema. Il progetto di legge, proposto da Neil Findlay, si pone l’obiettivo di assicurare trasparenza alle relazioni tra decisori pubblici e portatori d’interesse in maniera tale da evitare nuovi scandali, come quello del caso Kevin Reid. Non tutti però sono favorevoli a questa iniziativa. Ad esempio, l’importante voce di Alastair Ross, Director of Public Policy della Pinsent Masons LLP, si dichiara contrario in quanto non considera necessaria una normazione a protezione dei parlamentari, reputandoli già in grado di non farsi influenzare ingiustificatamente da lobbisti. Inoltre, considera i tempi per introdurre una legislazione di questa portata troppo lunghi e il momento storico inadatto per investire le energie del parlamento su questo tema. Egli, si colloca nella stessa ottica di Findlay, auspicando però ad un cambiamento non dettato da una norma, bensì spontaneo, per cui tutti i soggetti coinvolti nel processo decisionale si impegnino volontariamente a condurlo in totale trasparenza. Ross non trova infatti giustificato un giudizio sulle lobbies, legato anche ad un criterio economico, ed afferma “Io non capisco come rendere pubbliche le spese di capitale potrà essere d’aiuto per misurare l’attività di lobbying. Solo perché spendi molti soldi in qualcosa non sei cattivo, come neanche spendere poco fa di te un esempio di virtù". Altra visione è quella del sindacalista UNISON, Dave Watson, che vede in questa proposta di legge, la possibilità, per il Parlamento Scozzese, di adeguarsi agli alti standard europei in materia di regolamentazione delle lobbies. Da un sondaggio avviato da Unlock Democracy, la percezione della proposta di regolamentazione in materia di lobbying, è decisamente positiva. I risultati emersi vedono un’attività lobbistica regolata in modo trasparente come un deterrente alla corruzione e un’incentivo per il miglioramento del processo democratico. Tutto ciò, permetterebbe inoltre di scardinare il consueto paradigma per cui le lobby più ricche riescono ad avere gradi di influenza maggiore sui decisori pubblici. Intanto l’ASPA (Associazione per gli affari istituzionali scozzese) ha lanciato un'indagine conoscitiva sulla questione, che fissa la deadline del responso per il prossimo 10 gennaio.   A cura di Lucia Mosca e Pietro Proietti

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