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I miei ultimi articoli
Una prima finestra sulla trasparenza è stata aperta. Anche se forse sarebbe meglio chiamarla "finestrella". Il dato certo, e comunque significativo, è che finora sono 368 i soggetti iscritti nel registro dei lobbisti del ministero dello sviluppo economico lanciato qualche mese fa da Carlo Calenda. Per gli amanti dei calcoli, considerando che le prime iscrizioni sono partite il 6 settembre scorso, si tratta di più di sette registrazioni al giorno. Un passo in avanti, non c'è che dire, visto che per incontrare ministro e sottosegretari bisogna essere iscritti. Ma anche tanti buchi che forse andrebbero colmati. Per esempio negli elenchi, divisi per categoria, manca qualche operatore "eccellente". Così come in tutta la regolamentazione pubblicata sul sito dello Sviluppo spicca l'assenza di un qualsiasi riferimento al "reporting": da oggi sappiamo che ci sono 368 portatori di interessi nei confronti del ministero, ma non sapremo quando avverranno gli incontri tra lobbisti e funzionari, chi incontrerà chi e su quale tema. In più va considerato che la stessa iscrizione nel registro è su base volontaria. I DETTAGLI Ad ogni modo la categoria più numerosa è quella delle associazioni commerciali e di categoria, con 124 iscrizioni. Qui, però, a farla da padrona è la Confindustria, che praticamente ha infilato moltissime confederazioni territoriali. AI secondo posto, con 121 registrazioni, ci sono imprese e gruppi. In questo caso abbiamo tutti i più grossi interlocutori del ministero in base ai settori d'interesse, dall'energia alle telecomunicazioni. Tra le società partecipate dallo Stato, però, spiccano le assenze (per ora) di aziende che comunque potrebbero avere interessi da perorare di fronte al ministero come Poste, Ferrovie e Finmeccanica. E soprattutto mancano colossi che per certo hanno contatti col ministero come Google e Amazon. Ancora, con 41 registrazioni ci sono le società private di lobb}ing. Anche qui accanto alla registrazione di alcuni dei nomi più noti, come Fb e Associati, Reti, Strategic Advice, Open Gate, Utopia, Comin & Partners e via dicendo, spicca l'assenza di alcune realtà come Public Affairs Advisors e Hdrà, quest'ultima particolarmente agganciata a palazzo Chigi e con tono folto numero di clienti pubblici e privati. Così come ci sono assenti "eccellenti" nella categoria dei sindacati. Se Cisl, Abi (associazione bancaria) e Cia (agricoltori) risultano iscritti, di Cgil, Uil e tanti altri per ora non c'è traccia. Di sicuro la pubblicazione dei 368 soggetti contribuisce a evidenziare profili che spesso sfuggono alla messa a fuoco degli stessi operatori del settore. GLI ALTRI Tra le realtà private di lobbying, per esempio, si segnala una società londinese che si chiama Tancredi Intelligent Communication Ltd, guidata da Giovanni Sanfelice di Monteforte, ex Barabino e Telecom. Oppure ci sono la Cosind Sa e la Innovazione2 Sagl, due società che hanno sede allo stesso indirizzo di Chiasso, in Svizzera, entrambe rappresentate sul registro da Francesco Giammarino. La Cosind, curiosità, evidenzia nel registro una delle maggiori spese per attività di lobb}ing, tra gli 80o e i 90o mila euro. E questo è un altro degli elementi di debolezza dell'elenco, perché non tutte le società indicano fatturato e spese per attività d'interesse. Ancora, nella categoria dedicata alle amministrazioni locali, a dir la verità per ora numericamente molto scarsa, si segnala una società con recapito a Pechino che si chiama Cinitalia-Gbtimes, interessat a coproduzioni italo-cinesi e a un progetti con la Rai, rappresentata da Gengnian Wang. Stefano Sansonetti - La Notizia (scarica l'articolo in .pdf)  

Italia

La Camera ci prova. Anche se per adesso ci sono soltanto alle linee guida, che serviranno come base per elaborare un testo vero e proprio. L'ufficio di presidenza di Montecitorio sta infatti mettendo a punto il regolamento attuativo per l'iscrizione al registro delle lobby, così come stabilito ad aprile dalla Giunta del regolamento. La relatrice in Ufficio di presidenza è Marina Sereni (Pd), che ha recentemen¬te illustrato ai colleghi quelli che saranno i capisaldi del regolamento. Undici pagine in tutto, che La Notizia ha potuto visionare, divise in 7 capitoli. Si va dalla "definizione dei soggetti tenuti all'iscrizione nel registro" fino alle "sanzioni", passando per le "modalità di accesso alle sedi della Camera dei soggetti iscritti nel registro" e l'"eventuale individuazione di locali e attrezzature". Andiamo con ordine. "Dai lavori preparatori", spiega il documento, "emerge l'obiettivo di escludere dall'obbligo di iscrizione i soggetti portatori di interessi pubblici e istituzionali". DENTRO E FUORI Non dovrebbero quindi essere costretti a registrarsi rappresentanti delle amministrazioni di organi costituzionali o di rilevanza costituzionale, delle regioni, degli enti locali, delle autorità di regolazione e garanzie istituite dalla legge, delle Forze armate e delle Forze dell'ordine e delle organizzazioni internazionali e sovranazionali, gli agenti diplomatici e i funzionari consolari. "Dovrebbero ritenersi escluse dall'obbligo di iscrizione", è scritto a pagina 4, "anche le confessioni religiose". Non dovrebbe invece essere prevista l'esclusione di organizzazioni sindacali, organizzazioni non lucrative di utilità sociale e associazioni di consumatori. Quindi il registro, secondo quanto illustrato dalla Sereni, potrebbe essere così articolato: organizzazioni sindacali e datoriali; organizzazioni non governative; imprese, gruppi di imprese, aziende; soggetti specializzati nella rappresentanza professionale di interessi di terzi; associazioni professionali; associazioni di categoria o di tutela di interessi diffusi; altro. La richiesta di iscrizione al registro dovrebbe invece essere diretta dall'Ufficio di presidenza, magari individuando "un organo avente compiti istruttori e di supervisione, anche in materia di sanzioni". IL CONTROLLORE Non è però da escludere una modalità di gestione informatizzata del registro stesso, "anche mediante la predisposi-zione di una specifica applicazione che consenta l'acquisizione on line delle richieste di iscrizione e delle successive variazioni". Per quanto riguarda il destino dei pass, la relatrice ha fatto sapere che il Comitato per la sicurezza ritiene preferibile che l'accesso dei lobbisti alla Camera avvenga sulla base di permessi temporanei giornalieri, rilasciati previa richiesta di un deputato. Sul fronte degli spazi accessibili a Montecitorio, l'ipotesi è invece quella di lasciare invariata la regola attuale che prevede il divieto di accesso ai corridoi e agli spazi antistanti le commissioni. Per la relatrice sarebbe bene individuare degli spazi riservati ai lobbisti con computer o monitor per seguire i lavori che potranno essere tempo¬ranei o permanenti. CHI SBAGLIA PAGA Capitolo sanzioni. La disciplina approvata dalla Giunta individua quelle della sospensione e della cancellazione dal registro, rimet-tendo all'Ufficio di presidenza il compito di irrogarle graduandole in relazione alla gravità. L'iter ipotizzato dalla Sereni dovrebbe prevedere anche l'eventuale audi¬zione dell'interessato o il deposito di memorie. Giorgio Velardi - La Notizia (scarica l'articolo in .pdf)

Italia

Pochi giorni fa la II Commissione "Affari Istituzionali" del Consiglio Regionale della Lombardia aveva approvato la PdL n. 0280 (afferente l’attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi) abbinato al PdL n. 0289 (inerente alla trasparenza dell’attività di rappresentanza di interessi nei processi decisionali pubblici), e ieri è arrivato il via libera del Pirellone.  A favore Pd, Lega Nord, Lista Maroni, Lombardia Popolare, Patto civico, Fratelli d'Italia e Gruppo Misto Fuxia. Il gruppo di Forza Italia non ha partecipato al voto. Contrario, infine, il Movimento 5 Stelle, che sia a livello nazionale sembra non riuscire a trovare una posizione chiara su quale regolamentazione le lobbies debbano avere, considerando però che il Movimento regolarmente vi si confronta sia a livello nazionale che locale. La norma lombarda segue quella recente della Calabria, anch'essa come le altre precedenti rimasta disapplicata sino ad oggi. Come riporta oggi il Corriere della Sera, cronaca di Milano (leggi l'articolo): La Lombardia avrà il suo albo dei «cartelli» Riconosciuta la figura del portatore d'interessi La Lombardia avrà il suo «Elenco dei lobbisti». La nuova legge sulla «Disciplina per la trasparenza dell'attività di rappresentanza di interessi nei processi decisionali pubblici presso il Consiglio regionale», approvata ieri al Pirellone, da una parte riconosce la figura dei «portatori di interesse», ma dall'altra vieta loro di proporre regali o benefici, condanna le pressioni indebite, impone il dovere della trasparenza nei rapporti con i rappresentanti dell'istituzione e dell'amministrazione regionale. Le prescrizioni del Registro Per iscriversi all'albo, i lobbisti dovranno registrare — oltre alle generalità e ai dati dell'ente che si rappresenta —anche i potenziali destinatari delle «attenzioni». Inoltre, servirà la fedina penale pulita: nessuna condanna passate in giudicato e nessuna dichiarazione di fallimento alle spalle. Ogni anno poi (entro il 28 febbraio) avranno l'obbligo di presentare una relazione sui consiglieri incontrati e per quale processo decisionale. In caso di «dichiarazioni scorrette o non veritiere», è prevista la cancellazione dall'elenco, con relativo stop all'azione di rappresentanza, fino all'accusa di falso in atto pubblico. Le  reazioni «Con questa legge — spiega il relatore Carlo Malvezzi, di Lombardia Popolare —Regione Lombardia opera una scelta chiara e decisa verso la trasparenza e la tracciabilità. Con questa legge intendiamo infatti dire a chiare lettere che non bisogna aver paura di parlare di lobby, di gruppi di interessi, di sistemi di relazioni con mondi dell'economia e del sociale. Al contrario, il problema non sono i portatori di interesse, ma l'assenza di regole che permettano loro di interagire con la politica in modo trasparente, partecipato ed uguale per tutti». La proposta di legge è passata con un voto trasversale.«È inefficace - sentenzia il grillino Eugenio Casalino — e il problema del lobbying rimane assolutamente aperto». Per i dem Fabio Pizzul e Gian Antonio Girelli, presidente della commissione antimafia, quella votata «non è la migliore delle leggi possibili, ma è un punto di partenza importante nella direzione della trasparenza per una Regione così duramente colpita da scandali legati al rapporto malato tra decisori e interessi economici di parte». Il leghista Pietro Foroni: «E una sintesi giusta a tutela di tutti e che dà regole chiare». Valutazioni Negli scorzi mesi la II Commissione aveva lanciato un vasto giro di consultazioni, cui hanno partecipato le varie CNA, Confesercenti, Federdistribuzione,  consumatori, Confagricoltura, Confindustria (gli emendamenti proposti), ANCE, ASSOREL, Confcommercio, Confartigianato, Lega Cooperative, Alleanza delle Cooperative, e l'Associazione Il Chiostro. Il commento  "Se da una parte è apprezzabile il concetto di arrivare ad una regolamentazione del lobbying, specie in una Regione dell'importanza e delle dimensioni della Lombardia, dall'altra le perplessità sono numerose", scrive su Facebook Franco Spicciariello, docente di "Teorie e tecniche del lobbying istituzionale" presso l'università LUMSA di Roma. "Innanzitutto, si tratta dell'ennesima norma regionale: una proliferazione di registri, ognuno diverso dall'altro e di fatto nemmeno applicati. Nulla poi la norma prevede in termini di cooling-off, che significa che un'assessore che ad esempio dovesse dimettersi a metà consiliatura potrebbe tranquillamente svolgere, come già oggi e legittimamente, attività di lobbying sulla Giunta e senza alcun obbligo di trasparenza. Ma il punto principale, ancora una volta, è uno: questa legge regionale non prevede alcun obbligo di iscrizione per chi voglia rappresentare interessi, e tanto meno alcuna sanzione è prevista.  A ciò si aggiunge l'errore di non prevedere nemmeno questa volta, come per il Registro della Camera dei Deputati, alcun incentivo all'iscrizione tipo ad esempio l'accesso ai locali o consultazioni riservate". Per capire se e come la nuova legge sulle lobby in Lombardia verrà applicata, si dovrà comunque attendere realisticamente i 12 mesi di tempo che la Giunta Regionale avrà per emanare un regolamento ad hoc. Ma per una regolamentazione vera dell'attività di lobbying ci vorrà probabilmente molto più tempo.

Italia

La normativa austriaca si concentra sui consulenti di lobbying e le imprese, fornendo meno obblighi di comunicazione a gruppi professionali e pubblici, e quasi nessun requisito per le parti socialiNel luglio 2012 l'Austria ha approvato il suo primo atto legislativo volto a disciplinare il rapporto tra gruppi di interesse e titolari di cariche pubbliche. Criticità della normativa sono proprio le definizioni di lobbista e di attività di lobbying. Per quanto riguarda la prima, abbiamo un elenco approssimativo di soggetti non facilmente determinabili (questo spalancherebbe le porte ai faccendieri della politica); invece la seconda viene indicata come “contatto organizzato e strutturato con titolari di cariche pubbliche finalizzati ad influenzare il processo decisionale nell’interesse di un committente”, senza specificare cosa si intende per “influenzare” il processo decisionale, un termine che l’opinione pubblica potrebbe facilmente ricondurre ad atti di malaffare. Positiva la presenza di un registro elettronico con i dati facilmente accessibili a tutti; elemento che però contraddistingue la normativa è la presenza di una co-responsabilità tra chi svolge attività di lobbying e il committente, dopo che siano stati accertati inadempimenti inerenti gli obblighi di registrazione e successivi aggiornamenti.La normativa è stata inoltre analizzata secondo un sistema empirico, che ha permesso di valutare ogni elemento della regolamentazione sulla base di una scala di valori. Applicando la metodologia sviluppata dal Centre of Public Integrity (CPI), i ricercatori suggeriscono che la regolamentazione possa essere caratterizzata da diversi livelli di rigorosità, che essi definiscono come robustezza. Secondo il livello di robustezza, le leggi di lobbying possono essere classificate in bassa, media e alta regolamentazione (Chari et al 2010:.Ch. 4). Su questa base è stata analizzata la normativa sul lobbying austriaca[1].La normativa austriacaSecondo le disposizioni della normativa austriaca, i lobbisti hanno esigenze diverse a seconda della natura degli interessi che essi rappresentano. In realtà, i lobbisti professionisti, i lobbisti  interni che lavorano per le imprese, le associazioni professionali, i gruppi pubblici e le parti sociali sono soggetti a disposizioni diverse. Gli obblighi di informativa, le regole e le sanzioni sono più severe per i primi (in ordine decrescente) e più leggere per gli ultimi. Di conseguenza, il livello di solidità è, per esempio, più elevato per i lobbisti professionisti e i lobbisti interni, e inferiore per le associazioni professionali, i gruppi pubblici e le parti sociali. La normativa austriaca del 2012 ha istituito un registro obbligatorio e un insieme formale di regole tra cui i requisiti di registrazione, alcuni requisiti informativi di spesa e le sanzioni in caso di inadempienza.La definizione di lobbistal'articolo 4 della legge introduce una serie di definizioni volta a chiarire il concetto di attività di lobbying, stabilendo i confini di applicazione della normativa. La normativa riguarda società di consulenza di lobbying (Lobbying Agenturen), gruppi aziendali (Unternehmenslobbyisten), gruppi professionali (Kammern) e gruppi pubblici (Verbände). Tutti i rappresentanti di interesse assunti da questi attori sono sottoposti alle regole stabilite quando si cerca di influenzare titolari di cariche pubbliche.L’attività di lobbyingAlla luce di queste categorie di attori, l’attività di lobbying è definita come: "qualsiasi contatto organizzato e strutturato con titolari di cariche pubbliche finalizzati ad influenzare il processo decisionale nell'interesse di un committente" (articolo 4, paragrafo 1; 2012). La normativa riguarda sia l’organo legislativo che quello esecutivo, compreso anche  il personale burocratico e titolari di cariche pubbliche di enti territoriali. Nonostante la vasta copertura delle regole, la legge presenta una vasta gamma di eccezioni. In realtà, i gruppi di interesse religioso e territoriali  e gli studi legali sono esentati. Le parti sociali sono sottoposti a una serie limitata di requisiti di registrazione, prevista inoltre l'esenzione dalle disposizioni in materia di sanzioni e di accumulo di ruolo (articolo 2, paragrafo 2-4).Procedure di iscrizione individualeIl regolamento stabilisce differenti requisiti di registrazione in base alla natura del gruppo di interesse. La sezione A (suddivisa in A1 e A2) è dedicata alla consulenza di lobbying. La sezione B ai lobbisti interni delle imprese, mentre, rispettivamente, la sezione C e D alle associazioni professionali e gruppi di interesse pubblico. Le parti sociali sono soggetti a disposizioni particolari. Nella sezione A le consulenze di lobbying e i consulenti devono registrarsi prima di stabilire i contatti con titolari di cariche pubbliche, fornendo le seguenti informazioni sulla società di lobbying: nome, numero di impresa, indirizzo, sito web e inizio dell'esercizio sociale. Si richiedono anche una breve descrizione delle attività e la missione della società. Inoltre, la società di lobbying deve adottare un codice di condotta interno, dichiarare il volume delle operazioni del precedente esercizio finanziario, rivelare il numero di contratti di lobbying accettati e fornire il nome e la data di nascita dei lobbisti.Nella sezione A2 i consulenti di lobbying devono rivelare i loro contratti di lobbying dichiarando il nome, il numero di impresa, l'indirizzo, il sito e l’inizio dell’anno di attività  sia del committente che del cliente. L'oggetto del contratto di lobbying deve essere dichiarato. La sezione A2 non è pubblica, il Ministro della Giustizia ha accesso esclusivo alle informazioni. Le terze parti sono autorizzate ad avere accesso a questi dati con il consenso precedente dal committente e del consulente. La sezione B richiede ai lobbisti interni delle imprese di registrarsi prima di stabilire contatti con titolari di cariche pubbliche, fornendo i seguenti dati: il nome della società, il numero di impresa, indirizzo, sito web e inizio dell’anno finanziario, una breve descrizione delle attività e la missione della società, il nome e la data di nascita dei lobbisti. Le imprese devono anche rivelare i costi connessi all'attività di lobbying nel corso dell'esercizio precedente, se questi superano l'importo di 100.000 €. Le imprese devono adottare un codice di condotta interno per i lobbisti interni.Nelle sezioni C e D si richiede  alle associazioni professionali e alle associazioni di interesse pubblico la registrazione prima di stabilire i contatti con titolari di cariche pubbliche, fornendo i seguenti dati: il nome, l'indirizzo e il sito web dell'organizzazione, il numero di  rappresentanti di interessi che sono attivi e una stima delle spese relative alla attività di rappresentanza di interessi. Contrariamente alle consulenze di lobby e ai lobbisti interni delle imprese, le associazioni professionali e le associazioni di interesse pubblico non sono tenuti a fornire ogni tipo di informazione personale. I requisiti di registrazione si limitano alla fornitura di informazioni di carattere generale e di contatto dell'associazione. Ciò rappresenta una grande differenza in termini di trasparenza, in quanto i consulenti di  lobbying e le imprese devono rivelare una quantità superiore di dati.Rendicontazione delle spese e dei clientiIl regolamento non comporta la regolare presentazione di rapporti di spesa.  I consulenti di lobbying devono indicare il volume annuo di vendite relative alle attività di lobbying sotto sezione A1 e le imprese devono dichiarare se i costi relativi alla lobbying superano i 100.000 € di cui alla sezione B.Archiviazione elettronica e accesso pubblico al registroIl Ministero della Giustizia Austriaco, che rappresenta l'autorità competente, fornisce ai gruppi di interesse e consulenti la registrazione on line. L’accesso al registro è pubblico per le sezioni A1, B, C e D. La sezione A2 contenente informazioni sul contratto di lobbying tra committenti e consulenti è consultabile solo dal Ministero della Giustizia. L'accesso a questa sezione è esteso ad altre parti previa autorizzazione dei dichiaranti. Tale esenzione è legittimata dal legislatore attraverso la necessità di proteggere la privacy e gli interessi economici dei clienti, che possono soffrire potenziali perdite economiche dalla diffusione di informazioni.SanzioniL'Autorità competente è rappresentata dal Ministero della Giustizia, che ha il potere di imporre sanzioni. Chi svolge attività di lobbying senza essere registrato incorre in sanzioni pecuniarie di € 20.000 o € 60.000 per reiterazione. Le sanzioni per il mancato rispetto delle regole sono di € 10.000 o € 20.000 per reiterazione. Queste si applicano anche ai committenti, che sono co-responsabili per garantire la corretta manutenzione delle informazioni registrate. Il Ministro della Giustizia ha, inoltre, il potere di cancellare i dichiaranti dal registro in caso di non conformità o comportamenti scorretti. La cancellazione preclude ai lobbisti la registrazione per tre anni. Da sottolineare che disposizioni speciali  esentano le parti sociali dall'applicazione delle sanzioni. Questa particolare disposizione riduce drasticamente il campo di applicazione della normativa in termini di responsabilità quando si tratta di attività svolte dalle parti sociali.Le revolving-doorsIl legislatore ha deciso di tenere la questione revolving-door non regolamentata. Tuttavia, la legislazione tratta l’ipotesi di cumulo di ruoli. L'articolo 8 stabilisce l'incompatibilità tra lo status di titolare di carica pubblica e lobbista professionale. La scelta del legislatore è stata guidata dalla disposizione “cash-for-law” e dalla vicenda Telekom[2], che sottolineano il conflitto di interessi tra i due ruoli. Il campo di applicazione della disposizione revolving-door è comunque limitata. Date le esenzioni previste dalla legge, questo articolo riguarda solo una categoria limitata di lobbisti. Essa non si applica ai gruppi di lobbying interni, e rappresentanti di interessi di associazioni professionali, gruppi pubblici e le parti sociali. Il cumulo di ruoli di parlamentare e rappresentante di interessi di associazioni di imprese o sindacati è molto comune in Austria. Estendere tale disposizione alle parti sociali avrebbe potuto colpire molti membri del Parlamento.Conclusioni: trasparenza e partecipazione nella regolamentazione austriacaIn sintesi, Le diverse sezioni A, B, C e D hanno evidenziato la presenza di una variazione della rigidità della normativa tra i tipi di gruppi di interesse in termini di quantità di informazione che deve essere presentata. L'indice CPI è costruito applicando un punteggio su 48 domande sulle dimensioni di cui sopra[3]. L’indice è dato da una scala che va da 1 punto (robustezza minima) a 100 (robustezza massima). In altre parole, quanto più la legge di lobbying è vicina a 100, più robusta è la legislazione. Questa procedura è stata fatta per le sezioni A, B, C e D più per le disposizioni in materia di parti sociali. Come mostra la tabella 1, la legge di lobbying Austriaca è caratterizzata da una variazione di robustezza a seconda del tipo di gruppo di interesse.[4]Secondo la classificazione, la legislazione è medio-regolata nelle sezioni A e B sulla consulenza di lobbying e attori aziendali; e basso-regolata nella sezione C (associazioni di categoria) e D (gruppi pubblici), incluse le disposizioni in materia di parti sociali. In particolare, il divario di robustezza in termini di punteggio CPI tra le sezioni C e D e le disposizioni in materia di parti sociali è particolarmente grande (17 punti), il che significa che le disposizioni in materia di parti sociali garantiscono livelli sistematicamente più bassi di trasparenza e responsabilità rispetto alle altre sezioni. Esempi simili si possono trovare negli Stati Uniti e nella regolamentazione Canadese. Punteggio CPIClassificazione perChari et al.Sezione A  -Consulenti di lobbying32Medio-regolataSezione B – Lobbisti interni di azienda30Medio-regolataSezione C – Associazioni Professionali29Basso-regolataSezione D – Gruppi Pubblici29Basso-regolataParti Sociali17Basso-regolata  A cura di Francesco Rossi, studente del Laboratorio di Teorie e Tecniche del Lobbying Istituzionale, dipartimento di Giurisprudenza, LUMSA - Roma[1] Lobbyists, Governments and Public Trust, Volume 3 Implementing the OECD Principles for Transparency and Integrity in Lobbying[2] Gli scandali hanno colpito la politica austriaca nel 2011. Questi hanno coinvolto il MEP Ernst Strasser, scoperto ad accettare tangenti in cambio di promuovere una legislazione al Parlamento europeo (cash for law).  Sono stati dichiarati colpevoli politici e lobbisti per aver intascato fondi di dubbia provenienza relativamente al business della società Telekom Austria.[3] Domande relative alla disciplina della registrazione individuale,metodi di registrazione, rivelazione spese individuali, grado di trasparenza verso il pubblico.[4] Investigating lobbying laws Austria

Europa

Sono circa 40 gli emendamenti presentati, nella Giunta del regolamento della Camera, al cosiddetto codice etico e all'ipotesi di regolamentazione delle lobby. Nel dettaglio circa 20 emendamenti sono stati presentati al codice etico e altrettanti ne sono stati presentati alla ipotesi di regolamentazione delle lobby. In quest'ultimo caso la maggior parte delle proposte di modifica sono arrivate dal Movimento 5 stelle. Tra questi, uno che prevede una serie di sanzioni: divieto di accesso alle sedi della Camera per un periodo da 30 giorni a 3 anni; cancellazione dal registro dei lobbisti per un periodo da 30 giorni a 3 anni. Sono queste infatti, secondo un emendamento del Movimento 5 stelle, le sanzioni che l'Ufficio di presidenza della Camera potrà irrogare ai lobbisti che violano le disposizioni del regolamento. L'emendamento è stato presentato all'ipotesi di regolamentazione delle lobby all'esame della Giunta del regolamento. Il testo attualmente prevede, nella parte relativa alle sanzioni, solo un rimando a decisioni dell'Ufficio di presidenza. Lo stesso emendamento prevede per il deputato che partecipi ad incontri con lobbisti non debitamente comunicati una decurtazione dal 10% dell'indennità parlamentare mensile fino a sei volte l'indennità parlamentare mensile, "e, in caso di inadempienza reiterata - si legge - la sanzione della interdizione a partecipare ai lavori parlamentari per un periodo da uno a tre mesi". Al gruppo parlamentare del deputato che partecipi ad incontri con lobbisti non debitamente comunicati l'emendamento M5s prevede una decurtazione del 3% del contributo finanziario unico e onnicomprensivo a carico del bilancio della Camera per ogni incontro non comunicato o comunicato erroneamente o parzialmente. Il testo Pisicchio Più in generale, la bozza di regolamentazione delle lobby depositata nella Giunta del regolamento della Camera dal relatore Pino Pisicchio, prevede che il registro, che sarà pubblicato sul sito della Camera, contenga: i dati anagrafici e il domicilio professionali del lobbista; la descrizione dell'attività di relazione istituzionale che si intende svolgere; i soggetti istituzionali che si intendono contattare. Per poter essere iscritti al registro il rappresentante di interessi deve: essere maggiorenne, non avere subito negli ultimi dieci anni condanne definitive per reati contro la pubblica fede o il patrimonio; godere dei diritti civili e non essere stato interdetto dai pubblici uffici. La stessa disciplina - specifica la bozza - si applica anche agli ex parlamentari che intendano svolgere attività di lobbying. In merito al divieto per i deputati di ricevere doni superiori ai 200 euro (novità questa, contenuta nel codice etico), la bozza precisa che gli eventuali doni di valore inferiore, ricevuti dai deputati in qualità di rappresentanti della Camera, dovranno essere consegnati al presidente e trattati secondo modalità che verranno definite dall'Ufficio di presidenza. Fonte: Public Policy

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