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Franco Spicciariello

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Perché i parlamentari si nascondono dietro un nome indefinito che evoca mostri lontani e imprendibili per scaricare le proprie responsabilitàdi Pier Luigi PetrilloEcco, ci risiamo: è colpa delle lobby. Sul Foglio la senatrice Linda Lanzillotta (Pd) ha ammesso perlomeno che le cosiddette lobby avranno sì frenato il disegno di legge Concorrenza, bloccato da un anno in Parlamento, ma anche la flemma della politica ha avuto un ruolo. Effettivamente, non mi risulta che le lobby abbiano occupato il Parlamento, si siano sostituite ai deputati di maggioranza e abbiano votato emendamenti a loro favorevoli. Mi risulta, invece, che siano stati i deputati di maggioranza a presentare emendamenti a favore di certe lobby e a votarli a maggioranza (appunto).Il disegno di legge sulla Concorrenza non è il frutto di una elucubrazione accademica ma la conseguenza naturale, in un sistema democratico, della precisa scelta politica della maggioranza che sostiene il governo; una scelta indirizzata a sostenere taluni ordini, corporazioni (anche micro), settori produttivi del paese in situazione di sostanziale monopolio. Badate bene, si tratta di scelte legittime che qui non si contestano. Ciò che si contesta è che, come al solito, ci si nasconde dietro un dito e quel dito ha un nome indefinito che evoca mostri lontani e imprendibili: le lobby, appunto! E’ colpa delle lobby se non si fanno le liberalizzazioni; colpa delle lobby se il paese ristagna in paludi ottocentesche; sono le lobby a impedire riforme strutturali. Il grande merito del governo Renzi è stato quello di dimostrare che non è così; all’opposto Renzi ha dimostrato che se c’è la volontà politica è possibile superare ogni lobby e fare davvero ciò che si è promesso di fare. Il presidente del Consiglio ha ottenuto ciò che voleva in materia di lavoro, banche, assicurazioni, perfino di riforme costituzionali ed elettorali: ha vinto su lobby temibili e inarrivabili fino a qualche tempo fa, come i sindacati (o i professori di diritto costituzionale, categoria alla quale appartengo). La maggioranza in Parlamento ha dimostrato di poter approvare in poche settimane leggi molto contrastate da talune di queste lobby. Il dato, quindi, è uno solo: in questo caso e in materia di concorrenza e di liberalizzazione, la maggioranza ha deciso da che parte stare, ha espressamente deciso di assecondare talune lobby (quelle dell’immobilismo: dai soliti tassisti agli albergatori confederati) contro altre (quelle dei consumatori, per esempio). Per non ammettere questo dato di fatto, così evidente da sembrare davvero stucchevole ogni polemica sull’articolo di Giavazzi del Corriere di qualche giorno fa, ci si nasconde dietro al consueto paravento: le lobby, queste sconosciute, brutte, sporche e cattive. E per mantenere in vita il paravento, dietro cui la politica si nasconde, non viene approvata alcuna regolamentazione del lobbying: proprio in occasione del ddl Concorrenza, alcuni senatori hanno provato a proporre qualche norma ma sono stati prontamente stoppati. Non possono essere approvate, infatti, norme che rendano trasparente l’azione dei lobbisti perché altrimenti cadrebbero gli altarini e si scoprirebbe ciò che tutti sanno: ovvero che laddove la politica è fragile e mancano indicazioni chiare, i parlamentari si sentono liberi di assecondare le lobby a loro più vicine (magari perché ne finanziano la campagna elettorale) perché sanno che, nell’oscurità che circonda il mondo delle lobby, non sarà mai colpa loro, non dovranno mai rendere conto delle loro scelte a nessun elettore (gli inglesi direbbero accountability). L’assenza di una legge sulle lobby impedisce all’elettore di comprendere cosa c’è davvero dietro l’emendamento presentato dal singolo deputato, quale interesse e chi l’ha redatto; impedisce di sapere chi paga e per cosa. Ma Renzi potrebbe battere un colpo e chiedere conto di taluni voti in Senato che hanno affossato il ddl concorrenza col parere favorevole del rappresentante del Governo, per stupire tutti con uno dei suoi colpi di genio: presentare un maxi emendamento che sostituisce per intero questo feticcio di legge e, in un colpo solo, liberalizzare settori bloccati da secoli e sciogliere così corporazioni così vetuste da essere superate dai fatti (oltre che dal mercato). In ogni caso, in un sistema democratico come il nostro, non sarà mai colpa delle lobby ma della politica (debole, fragile, succube) che le asseconda. di Pier Luigi Petrillo, Professore di Teoria e tecniche del lobbying, Luiss

Il caso del Ministro Guidi rende ancora più urgente la necessità di una legge di regolamentazione delle lobby È urgente far ripartire il dibattito parlamentare sul ddl sulla regolamentazione delle lobby, fintanto che non avremo una legge chiara continueranno ad esistere zone d’ombra e casi come quello che ha coinvolto la ex-Ministra Guidi purtroppo si ripeteranno.Ci sono alcuni disegni di legge fermi in Commissione Affari Costituzionali, tra cui uno depositato da me che ha avuto apprezzamenti da docenti della Luiss e da giornali specializzati, poi il discorso si è arenato a causa della Riforma Costituzionale che ha occupato notevoli spazi, ma è fondamentale riprenderlo subito. Sono le stesse società di lobbying a chiederci una regolamentazione, per poter svolgere il proprio lavoro in maniera trasparente ed efficace.L’azione di lobbying è associata culturalmente al malaffare, invece correttamente regolamentata, come già molti paesi occidentali hanno fatto, difende interessi legittimi e contribuisce alla formazione di leggi più complete e giuste.  Non possiamo trovarci, come ho più volte denunciato, con le pressioni delle più diverse e imprecisate figure ad attenderci fuori dalle porte delle commissioni, o venire sollecitati telefonicamente ad attivare questo o quel provvedimento, sempre col timore di parlare con la persona ‘sbagliata’, dobbiamo lavorare nelle istituzioni a testa alta, nella trasparenza e correttezza anche formale che solo un registro presso ANAC dei lobbisti può dare. La maggior parte di queste, va detto, sono iniziative lodevoli, volte a difendere o a promuovere iniziative di interesse comune, ma finché non avremo una legge sarà difficile dividere tra questi e chi invece cerca di spingere interessi particolari e poco trasparenti.Fonte: http://goo.gl/p773a4

Italia

Farmacie, professioni ed rc auto fra i settori liberalizzati. L'Aula della Camera ha approvato il ddl Concorrenza. Il testo, approvato a Montecitorio con 269 voti a favore, 168 contrari e 23 astenuti, passa al Senato. E' la prima legge annuale sulla concorrenza comincia a rimuovere alcuni ostacoli al mercato, andando incontro alle esigenze dei consumatori, ma, denunciano le opposizioni, deve ancora fare i conti con i paletti e i freni delle lobby. Tanti i settori coinvolti dal provvedimento che ha concluso il primo passaggio parlamentare alla Camera e ora passa al Senato. Dalle farmacie ai professionisti (avvocati, notai e ingegneri), dal turismo alle assicurazioni, dalla posta all'energia. C'è chi vince, chi perde e chi ha accettato delle mediazioni. STOP A PARAFARMACIE, NON POTRANNO VENDERE MEDICINALI FASCIA C: Nessuna liberalizzazione per i farmaci non salvavita e a carico dei cittadini che non potranno essere venduti nelle parafarmacie e nei corner dei supermercati, ma resteranno esclusivamente nelle farmacie. Le novità in questo settore riguardano invece il via libera alle società di capitali che potranno diventare titolari delle farmacie, con l'unico limite di non avere tra i soci medici, informatori scientifici e produttori di farmaci. "Sostenere l'ingresso nella proprietà delle farmacie di chi non è farmacista significa umiliare e negare la professione alla maggioranza dei farmacisti laureati", commenta Davide Gullotta, presidente della Federazione nazionale parafarmacie italiane. Apprezzamento e soddisfazione arriva invece da Federfarma, "la Camera ha riconosciuto il valore sociale e sanitario della farmacia e la necessita' di far prevalere la tutela della salute dei cittadini". TURISMO, ELIMINATO IL 'PARITY RATE' PER GLI ALBERGHI: aumenta la concorrenza tra le imprese turistiche offline e online. Gli alberghi potranno offrire le proprie strutture a prezzi più bassi rispetto a quelli dei portali online. Saranno infatti nulle le clausole di 'parity rate' che vincolavano precedentemente le imprese turistiche locali ai colossi del web. Una decisione "che da' ragione al mercato e al buon senso", secondo Federalberghi. Si tratta invece di "un danno per i consumatori, ma soprattutto per i piccoli alberghi" e di "una scelta contro il mercato unico digitale", per Booking.com. OK A SOCIETA' AVVOCATI, MA 2/3 DI PROFESSIONISTI: Il capitolo si apre con l'ok all'esercizio della professione forense anche per le società di persone, capitali e cooperative. Ad una condizione: il numero dei soci professionisti e la loro partecipazione al capitale sociale deve determinare la maggioranza di due terzi. Il Consiglio nazionale forense collaborerà con il Mise "allo studio di soluzioni riguardanti l'avvocatura volte a risolvere eventuali criticità". L'Associazione nazionale avvocati italiani ritiene invece che la presenza di soci di capitale non professionisti "finirà per eludere la normativa tassativa sulla libera professione di avvocato introducendo strumenti elusivi che finiranno per favorire grandi soci di capitali". AUMENTANO I NOTAI, SALTA LA PORTABILITA' DEI FONDI PENSIONE: i notai restano indispensabili anche per gli acquisti di minor valore. Gli avvocati infatti non potranno autenticare gli atti di compravendita di immobili non residenziali (non case quindi, ma box e negozi) dal valore inferiore ai 100 mila euro. Inoltre, ci sarà un notaio ogni 5.000 abitanti e non più ogni 7.000. Salta invece la portabilità dei fondi pensione: previsto però un tavolo di confronto per avviare un processo di riforma del settore. RC AUTO, PIU' SCONTI PER VIRTUOSI AL SUD: polizze più convenienti per chi monta la 'scatola nera' e per gli assicurati virtuosi, specialmente al sud. "I cittadini onesti, e in modo speciale quelli del Sud che fino a ora sono stati i più penalizzati, verranno premiati e non più bastonati". Commenta la relatrice del provvedimento alla Camera, Silvia Fregolent (Pd), spiegando che chi fa incidenti per 5 anni consecutivi e accetta l'installazione della scatola nera, pagherà una tariffa inferiore alla media italiana. L'Ania avverte, con alcune misure del provvedimento "si rischia un aumento del costo dei risarcimenti con un inevitabile aumento del prezzo delle polizze". POSTE, SLITTA AL 2017 LO STOP AL MONOPOLIO NOTIFICHE: Le Poste non saranno più le uniche a poter inviare multe e notifiche giudiziarie. L'aula ha però rinviato dal 10 giugno del 2016 al 10 giugno del 2017 la fine di questo monopolio. Una decisione che per Fise Are, l'associazione degli operatori postali privati di Confindustria, farà sì che "l'Italia resti ancora fanalino di coda per la liberalizzazione del settore postale". ENERGIA, ADDIO A MAGGIOR TUTELA DAL 2018: Il passaggio al mercato non tutelato del gas e dell'energia elettrica previsto per il 2018 sarà graduale. Intanto, il Mise si occuperà di verificare le condizioni per la liberalizzazione e grazie a un 'preventivatore' online sarà possibile confrontare le offerte dei diversi operatori. ANSA.it

Italia

Secondo il rapporto pubblicato dal Consejo para la Transparencia cileno, 320 municipalità hanno rispettato l’obbligo di rendere la loro attività trasparente nei confronti del pubblico. In particolare, dal punto di vista del lobbying e della rappresentanza di interessi, un dato fa scalpore: 3.906 incontri tra lobbisti e membri a vario titolo dell’amministrazione comunale nel mese di settembre. Sono le prime cifre emerse dal rapporto periodico previsto dalla nuova legge sulle lobby, pubblicato oggi dal Consiglio per la Trasparenza. Le autorità pubbliche del Cile hanno fatto registrare anche 1.161 viaggi e 400 donazioni nello stesso periodo di riferimento. 164 sindaci (dei 345 totali nel Paese andino) hanno partecipato ad almeno una riunione con lobbisti. Sono invece 108 i consiglieri, 104 i dirigenti amministrativi e 42 i segretari comunali che hanno registrato incontri di questo tipo. Dall’altro lato, si registrano 170 lobbisti attivi, ma anche 4.598 altri dipendenti in rappresentanza degli interessi della propria società. Tra i comuni maggiormente oggetto delle “attenzioni” lobbistiche ci sono Quilicura (201 audizioni), Teno (179) e Maullìn (162). Solo 25 comuni, invece, non hanno registrato (e quindi presentato) alcuna informazione.

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Con il patrocinio del Comune e la collaborazione della Libreria dei Sette – Mondadori, il Centro studi città di Orvieto propone per sabato 21 marzo alle 11 presso l’atrio del palazzo dei Sette l’incontro Lobbying  &  Advocacy con Fabio Bistoncini che presenta il volume Vent’anni da ‘sporco’ lobbista (Ed. Guerini & Ass.) Si tratta del primo incontro del “Cenacolo” attraverso il quale il CSCO presenta le professioni del futuro. Questo spazio di riflessione e approfondimento che fa parte della missione e dei valori del Centro studi città di Orvieto, comprende infatti attività culturali collaterali e di confronto con esperti sui grandi temi e completa l’azione del centro volta a contribuire fattivamente alla crescita delle competenze di chi vive sul territorio orvietano per innescare processi virtuosi di crescita e sviluppo basati sulla cultura. Il Cenacolo è dunque pensato come momento di ispirazione per nuovi progetti del CSCO nei campi dell’economia, lavoro, benessere, mestieri, competenze, spettacolo ed altro. Fabio Bistoncini è fondatore e partner di FB e Associati, società fondata nel 1996 che si occupa di advocacy e lobbying. Laureato in Giurisprudenza alla LUISS di Roma, dopo la laurea ha iniziato a lavorare nel settore del Public Affairs e Lobbying in SCR Associati, società leader in Italia nel settore delle Relazioni Pubbliche. In seguito è diventato responsabile delle Relazioni Istituzionali per tutti i clienti delle agenzie del gruppo Shandwick in Italia. Docente in master e corsi di formazione, docente a contratto di Teorie e Tecniche delle Relazioni Pubbliche delle Organizzazioni Internazionali presso l’Università di Gorizia, autore di numerosi articoli, ha collaborato con il Dipartimento di Economia aziendale dell’Università degli Studi di Pisa. Dal 2003 al 2007 è stato Vicepresidente della FERPI (Federazione delle Relazioni Pubbliche Italiana). Dal Giugno 2007 ha la delega alle relazioni istituzionali e ai rapporti con le altre associazioni del settore della comunicazione. Vent’anni da ‘sporco’ lobbista. Nata negli USA, in Italia è una professione non ancora regolata da norme di riferimento ed il termine lobby viene prevalentemente associato ad azioni di corruttela da parte di gruppi di interessi che si muovono nell’ombra. La lobbying è invece un’attività connaturata a tutti i regimi democratici e consiste nel costante dialogo tra chi detiene il potere decisionale e parti della società che chiedono riconoscimento e tutela di propri interessi. Nel volume, l’autore traccia un vero e proprio identikit del lobbista, attraverso l’analisi di avvenimenti storici e politici e il racconto della sua esperienza professionale.

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