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Dalla crisi politica alla crisi istituzionale: quali (nuove) regole per la Terza Repubblica?
Scritto il 2018-06-28 da Redazione su

Lunedì 2 Luglio alle ore 17,30 a Roma nella sede di Confedilizia, Via Borgognona 47, si terrà il seminario organizzato da Open Gate Italia in collaborazione con FB & Associati dal titolo “Dalla crisi politica alla crisi istituzionale: quali (nuove) regole per la Terza Repubblica?”

Dopo un’introduzione del Prof. Giovanni Guzzetta, Presidente di Open Gate Italia, affronteranno il dibattito, moderati da Andrea Morbelli Partner della società di consulenza Open Gate Italia, il Senatore Anna Maria Bernini di Forza Italia, l’Onorevole Stefano Ceccanti del Partito Democratico, il Senatore Vincenzo Presutto del Movimento 5 Stelle, l’Onorevole Guido Crosetto di Fratelli d’Italia e Fabio Bistoncini, AD & Founder FB & Associati.

 Si parla di crisi di sistema. Quando la Terza Repubblica affronterà le riforme?

 Il seminario partirà dall'interrogativo posto dal Presidente di Open Gate Italia, Prof. Giovanni Guzzetta: “Quali istituzioni per la Terza Repubblica? Il tema delle riforme istituzionali è da sempre consegnato ad un amaro destino e nei momenti più drammatici di crisi del sistema politico vengono invocate a gran voce. Ma in quei momenti la gravità della crisi rende impossibile realizzarle. Quando, più o meno miracolosamente, la crisi trova una soluzione, per quanto provvisoria, le riforme escono di scena e l’attenzione viene focalizzata sulle speranze suscitate dai nuovi equilibri”.

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Per info: www.opengateitalia.com – email: info@opengateitalia.com

Alla vigilia della Brexit Open Gate Italia entra nel network internazionale di Lodestone Open Gate Italia, società di consulenza specializzata in Public Affairs, Strategy & Regulation, Media Relations & Digital PR firma una partnership con Lodestone, società di consulenza strategica con sede a Londra, ed entra ufficialmente a far parte del nuovo Network Internazionale specializzato in “political intelligence” e “policy expertise”. La nota agenzia britannica, classificata tra le migliori quindici società di Public Affairs del Regno Unito nel 2016 e nel 2017 e recentemente candidata a tre premi, tra cui quello per “Consultancy of the Year”, in vista della Brexit e di tutti i cambiamenti che si profilano all’orizzonte a livello internazionale, ha deciso di espandere il proprio raggio d’azione su tutto il vecchio continente stringendo una serie di partnership con aziende esperte nel settore della consulenza, per creare una rete che garantisca ai clienti di ciascuna la piena e totale copertura in ambito regolamentare ed istituzionale su tutto il territorio europeo. La nuova joint venture creata da Lodestone prevede partner in Italia, Francia, Germania, Belgio e Irlanda del Nord che vanno a rafforzare il network già esistente dell’azienda che si estende in America, nel Sud Est Asiatico e in Medio Oriente. Nei primi mesi del 2019 verrà organizzato un evento a Londra per introdurre ufficialmente i nuovi membri della partnership, l’occasione per effettuare una profonda analisi della situazione politica ed economica Europea e per mettere in risalto tutte le opportunità e gli eventuali rischi di business. Open Gate Italia, nel 2018 al decimo anno di attività, è pienamente soddisfatta di entrare a far parte di questo network che rappresenta, come ha sottolineato Laura Rovizzi, amministratore delegato della società: “Il punto di partenza per affrontare le sfide poste dalle nuove tecnologie che implicano il superamento dei confini nazionali. Anche perché lo sviluppo di un’organizzazione pan-europea è il primo passo per diventare competitivi a livello internazionale e per offrire servizi sempre migliori ai nostri clienti”. Tra i nuovi partner selezionati da Lodestone figurano: Stratagem, Irlanda del Nord. Azienda fondata nel 1998 da Quintin Oliver e specializzata nella comunicazione strategica. Commstrat, Francia, esperta nel settore della comunicazione e dei public affair. Fondata nel 2017 da Guillaume Labbez, che precedentemente era Direttore Associato della leader company francese Boury, Tallon & Associés. jsk.berlin, società di public affairs il cui core business è l’area dei governmental affairs. Il lavoro del team a stretto contatto con le istituzioni garantisce ai clienti di jsk.berlin di essere sempre informati sulle decisioni di governo e stakeholders. Tradepeers Ltd, compagnia di consulenza con sede a Brussels e a Londra, esperta nel fornire supporto alle società che devono affrontare la Brexit.

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FB&Associati, società di consulenza specializzata in lobbying e public affairs fondata nel 1996 da Fabio Bistoncini, lancia un nuovo progetto di consulenza strategica integrata in ambito advocacy e reputation management, in collaborazione con MR&Associati Comunicazione, società con consolidata esperienza in web reputation e digital strategy. Nel nuovo Parlamento, più dell’80% dei suoi componenti è presente su Facebook, il 66% su Twitter, il 45% su Instagram e il 40% su Youtube, arene in cui sono presenti oltre 34 milioni di cittadini. Oltre il 40% degli utenti italiani utilizza i social network per informarsi ed esprimere la propria opinione politica, quotidianamente. Uno scenario, quindi, che presenta dinamiche di complessità del tutto nuove e in cui le azioni di lobbying necessitano di essere rafforzate da attività mirate ad ottenere il coinvolgimento e la costruzione di una base di stakeholders capaci di legittimare i temi di interesse. È per questo che nasce FB Bubbles: Think Campaign! con l’obiettivo di affiancare aziende, associazioni ed enti nello sviluppo di campagne per far emergere e governare efficacemente le proprie issue all’interno delle nuove arene di formazione delle opinioni che sempre di più impattano nella formazione dell’agenda istituzionale. Solo con campagne integrate di advocacy, web reputation e media affairs, oltre ad un’attenta definizione dei messaggi è possibile contrastare – sul lungo periodo - la resistenza delle cosiddette bubbles, vere e proprie comfort zone che limitano la circolazione delle opinioni, influendo sulle dinamiche del dibattito pubblico e sulle decisioni assunte nel contesto istituzionale. “In questi 22 anni di attività nel settore del lobbying e del public affairs, FB&Associati è stata un osservatore diretto e privilegiato dei profondi cambiamenti istituzionali del Paese. - ha dichiarato Fabio Bistoncini AD e fondatore di FB&Associati - Da sempre, riteniamo il sistema della rappresentanza degli interessi un prezioso stimolo al funzionamento del processo democratico. FB Bubbles è una piattaforma integrata di competenze che consente, attraverso campagne multi-stakeholder, di promuovere e difendere i legittimi interessi anche all’interno delle nuove arene di policy, dove i social network hanno modificato le regole del gioco, ridefinendo le dinamiche del sistema mediatico e i processi di determinazione delle priorità delle agende politiche ed istituzionali.” FB Bubbles è formata da un team dedicato di professionisti specializzati in public affairs, media relation e web advocacy che operano in sinergia nelle sedi di Milano, Roma e Bruxelles. Fonte foto: FB Bubbles

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(Riceviamo e con piacere pubblichiamo) La parola “Lobby” fa ancora da scudo ad un panorama zeppo di ipocrisie. Mentre Roma era già piena di sedicenti amici di amici di ministri, di sottosegeretari di e capi e vicecapi di gabinetto, prima che fossero insediati, un imprenditore veniva "intercettato" e poi arrestato assieme a manager pubblico e politici per corruzione e altro. Tutti innocenti fino al terzo grado,etc. Ma intanto si grida “hanno stato le lobbies. Adesso facciamo una legge”. Posizione ipocrita. Regolamentare le lobbies e le fondazioni politiche sarebbe allora la risposta alla corruzione? Le Fondazioni politiche, ad esempio, fanno parte della mancata regolazione, indicata in Costituzione, delle forze politiche. Ma è anche un po' colpa nostra. Certo è cresciuta la consapevolezza della necessità di trasparenza, ed il dibattito sulla regolamentazione degli altri, ma mai della politica. Ci sono manuali e testi accademici, libri utili e strutturati di diversi colleghi (Fabio Bistoncini, Alberto Cattaneo), articoli ed iniziative di Mariella Palazzolo. Molte università, come ad esempio LUMSA e LUISS di Roma, hanno inserito lobbying e public affairs nei percorsi di studio. Ma proposte di legge, non sono state portate a termine dal Parlamento. Si è lavorato sul lato degenerativo del rapporto tra pubblico e privato, sulla prevenzione burocratica (con l'ANAC), ma senza ridurre il peso della burocrazia che favorisce i corrotti. Sul piano penale c’è la legge Severino con l’ineffabile reato di traffico di influenze illecite. Più che parlare di registri,allora bisognerebbe cambiare registro: intestiamoci una battaglia a favore del confronto tra interessi pubblici e privati per creare buone pratiche e soluzioni. Qualcosa è avvenuto con l’inserimento, nel codice degli appalti, del Débat Public. O con l’estensione del “cartellino” e la stanzetta dei lobbisti. Ma non c'é stata una rivoluzione; il parziale sdoganamento della parola ci ha fatto ritornare a dove eravamo: quando serve la lobby resta una parolaccia, nei salotti acculturati viene apprezzata come parte del processo democratico. Trasparenza, accountability, apertura, partecipazione, open data, open government e #openlobby sono tutte frontiere ormai aperte, ma siamo sicuri che non ci parliamo addosso? Temo che quanto abbiamo detto e fatto finora non tenga conto del terremoto che ha investito la rappresentanza politica e degli interessi. Oggi molti giovani affrontano questa via con onore e dignità, e molte, non a caso, sono donne e “potrebbero tutti giurare sulla costituzione” e se non ci fossero saremmo in una dittatura. Quante volte l’abbiamo detto! Ma intanto quell’imprenditore va a cena con l’autorevole manager “nominato” a capo di una partecipata, che tratta a nome di una giunta comunale e sono insieme ad un ministro in pectore. Che lavoro faceva in quel momento il dott. Lanzalone? Parnasi non aveva bisogno di un cartellino per dire la sua. Forse il mondo è cambiato da un pezzo e noi siamo arrivati solo ai cartellini e ai master. Lavoriamo sodo, e siamo tutti più colti, preparati, bellini e presentabili; facciamo feste glam, interviste ed aperitivi in terrazza, rischiando di far succedere a vecchi faccendieri una pattuglia di lobbisti dell’apericena, alcuni in malcelata ammirazione per il potere (sia detto con rispetto quale? nda) dei “Bisignani”. Pochi dibattiti di sostanza, poco coraggio, poca visione autonoma e molti selfies di libri, drink ..e di se stessi alla presidenza di qualche convegno. Su Instagram naturalmente. Mi spiace lanciare un ruvido allarme: nonostante i miglioramenti di cui ci compiaciamo, chi lavora sul fronte dei public affairs rischia di essere irrilevante, di diseducare governo e interessi tornando alla corsa a chi conosce chi .. in una Roma dove “si usa” appunto il.. “tutti conoscono tutti”, ma pochi ne sanno qualcosa. In questo “interregno di sistema” che scompone alleanze internazionali, forze politiche, governi e sistemi un tempo stabili, dovremmo trovare punti di riferimento più solidi. Chi rappresenta interessi o aiuta a rappresentarli ha un rapporto con “lo Stato” sulla base di competenze regolatorie, politiche e comunicative, di proposte alte, non di conoscenze personali vere o millantate. I professionisti dei Public Affairs aiutano lo Stato, cioè Parlamento, Governo (qualunque governo), Pubblica Amministrazione (con le sue enormi competenze) a fare meglio ascoltando di più gli interessi. Con qualche idea. La formazione della volontà pubblica non è più un processo verticale, un sistema di comando, ma una rete di responsabilità, nella quale, decisione, comunicazione e discorso pubblico, frammentati, multiformi e spesso distorti, hanno un ruolo di reciproca influenza e co-determinazione con gli interessi Oltre a regolamentare la attività di lobbying, sarebbe ora di regolamentare le politiche pubbliche e la politica in modo che attori e processi siano trasparenti, semplici e accessibili, a partire dai partiti, dai corpi intermedi, e dai Think Tank Se il terreno di gioco si inclina verso una o due società o “consulenti di fiducia” da premiare e/o istituzioni/corporazioni amiche, interne e privilegiate dal sistema politico o da una sua parte, non ce n’è più per nessuno. Una bonifica andrebbe fatta su conflitti di interessi e sliding doors non solo per i media, anche con un sistema di “follow the money” , e non sulla “percezione” o “presunzione”, ma sui fatti con un osservatorio indipendente sulla trasparenza appoggiato dalle istituzioni (stile Sunlight Foundation) Avendo qualche esperienza passata per 5 o 6 diversi governi, aggiungo che l’autonomia di giudizio, senza nascondere le proprie idee, di un portatore di interessi, come di un giornalista, quanto di un politico, arricchisce il pluralismo e aumenta la fiducia tra persone che meritano per i contenuti che portano. Al contrario, la corsa al carro dei vincitori,la compagnia di giro, la dissimulazione delle proprie idee non è mai stata una buona pratica per nessuna delle parti. Alla fine riduce una realtà complessa ad un sistema parziale, amicale, di circoli e reti di cronies, che presto diventa asfittico, soffocante e dannoso soprattutto per chi ha nuove responsabilità. Limitarsi alla tiritera sulle regolamentazioni, sperare nelle festicciole, nei #pourparler (de che?) favorisce alla fine i lobbisti ombra, il gossip malizioso e la spregiudicatezza dei chiacchieroni. E’ un’illusione facile per chi ha ancora scarsa esperienza politica, ed un’occasione golosa per chi è abituato ad operare nell’ombra e a “marciarci”. Superiamola insieme. Massimo Micucci Analista politico, comunicatore, consulente, lobbista (web companies, energia, editoria)

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