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Lobby sempre più trasparenti in Europa. Ok al rapporto Giegold
Scritto il 2017-09-14 da Redazione su Europa

(Francesco Angelone) Il Parlamento UE vota sì a più trasparenza per le lobby.  A quasi due anni dalla nascita è finalmente approdato giovedì in plenaria a Strasburgo il famigerato ‘rapporto Giegold’, il pacchetto di misure sulla trasparenza, l’accountability e l’integrità delle istituzioni comunitarie elaborato dall’eurodeputato tedesco dei Verdi Sven Giegold.

Il testo è stato approvato col voto favorevole di 368 deputati. Come nasce la relazione? Sebbene le istituzioni UE siano generalmente più trasparenti e accountable di quelle nazionali, è diffusa la percezione di distanza tra le politiche adottate in sede europea e i cittadini destinatari di quelle decisioni. Non solo spesso le informazioni su quanto avviene a Bruxelles sono carenti, ma vi è la sensazione tutt’altro che infondata di poter incidere poco sulle politiche. Molto spesso l’Unione Europea è identificata come ‘Europa delle lobby’ (ovvio!). Vi è la convinzione che per rendere le politiche europee giuste per tutti si debba mettere il guinzaglio alle lobby, costringerle a non spingersi troppo in là, sottoporle allo sguardo attento dei cittadini in un’ampia operazione trasparenza. Intenzione della relazione Giegold è proprio contribuire a marcare una più netta separazione tra potere economico e potere politico.

Cosa prevede?

All’interno vi è il richiamo a tutti i parlamentari di incontrare solo i rappresentanti di interessi iscritti nel Registro per la Trasparenza e chiede che siano inclusi anche gli incontri tra rappresentanti di interessi e Segretari generali, Direttori Generali e Segretari Generali dei gruppi politici. Inoltre, invita i deputati e il loro personale a verificare se i rappresentanti di interessi che intendono incontrare siano registrati e, in caso negativo, a chiedere loro di farlo al più presto prima dell'incontro. Dall’altra parte, ritiene necessario obbligare gli iscritti al Registro per la Trasparenza a produrre documenti per dimostrare che le informazioni trasmesse siano accurate. In più, esorta il Consiglio a introdurre una disposizione analoga che includa le rappresentanze permanenti. Invita (senza prevedere obblighi e sanzioni eventuali), poi, Ufficio di presidenza del Parlamento e Commissione a pubblicare in maniera esaustiva e tempestiva le informazioni circa gli incontri con gli iscritti al Registro.

Il rapporto dell’onorevole Giegold è stato redatto anche con il contributo di alcune realtà della società civile. Tra esse figurano Transparency International, LobbyControl, European Public Affairs Consultancies Association (EPACA), Alliance for Lobby Transparency and Ethics Regulation (ALTER-EU) e l’italiana Riparte il Futuro (nella persona di Giulio Carini).

L’approdo in plenaria, dopo il parere positivo della commissione competente per merito (la Affari Costituzionali) e delle commissioni chiamate a fornire un parere (CONT, ENVI, INTA, LIBE e JURI), non è stato privo di colpi di scena. Insieme al testo base, si è infatti votato un emendamento del PPE volto ad introdurre eccezioni alla lista di soggetti tenuti a sottostare ai vincoli previsti per i lobbisti. La misura, secondo i deputati firmatari, avrebbe salvaguardato quei soggetti sprovvisti di finanziamenti ed interessati a difendere questioni non commerciali. Una formulazione ambigua, che avrebbe allargato le maglie del rapporto indebolendolo, e che ha generato uno scontro parlamentare e social tra Giegold stesso e il PPE e reazioni diffuse decisamente negative.

Chi gioisce per le nuove regole

Il sì al rapporto Giegold è una buona notizia per Transparency International EU e per altri che hanno contribuito alla sua stesura. Giegold ha definito indegno il tentativo dei popolari di mantenere opaca la democrazia in Europa (chissà cosa penserà del nostro Paese?) e ha parlato di un grande successo del Parlamento e dei cittadini. Non ha mancato di sottolineare, però – e quindi non si capisce il motivo per cui definisca il sì al rapporto un grande successo – la debolezza delle decisioni prese in materia di revolving doors, nella quale i deputati hanno preferito adottare standard meno stringenti rispetto a quelli in vigore per i membri della Commissione Europea.

Toni trionfalistici e critiche ai Popolari sono il canovaccio anche dei commenti dei Socialisti. La loro portavoce in commissione Affari Costituzionali, l’ex governatrice del Piemonte Mercedes Bresso, ha rimarcato il decisivo supporto del proprio gruppo ad una relazione che pone fine al lobbying opaco. Il suo collega tedesco Jo Leinen ha spostato l’asticella più in alto ipotizzando un prossimo rafforzamento del Registro per la Trasparenza (invero già programmato dal Commissario Timmermans).


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