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#SAA2017, si è parlato (stavolta bene) di lobbying. E da oggi parte il registro alla Camera
Scritto il 2017-03-10 da Giovanni Gatto su Italia

La Settimana dell’Amministrazione Aperta ha ispirato interessanti iniziative sulla trasparenza e partecipazione della decisione pubblica. E il dibattito sulle lobby ha preso una piega, forse definitivamente, positiva. Da oggi attivo il Registro dei lobbisti alla Camera.

Con il galileiano “Eppur si muove” l’associazione Riparte il futuro ha fotografato in un Rapporto la regolamentazione del lobbying in Italia nel 2016, un anno considerato “di svolta”. L’evento di presentazione dello studio, ospitato mercoledì 8 marzo presso il Centro Studi Americani, è stato l’occasione per confrontarsi sui passi compiuti verso una democrazia trasparente in una dimensione nazionale e locale. Presenti, infatti, il viceministro delle infrastrutture Riccardo Nencini, l’assessora a Roma semplice Flavia Marzano, l’assessore a Partecipazione, cittadinanza attiva e Open Data del Comune di Milano Lorenzo Lipparini e il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Roma Angelo Sturni. Ad aprire e chiudere i lavori, moderati dal professor Pier Luigi Petrillo, docente di Teorie e tecniche del lobbying alla LUISS Guido Carli, il responsabile relazioni istituzionali di Riparte il futuro Federico Anghelé.

Pur in assenza di una legge quadro nazionale sul fenomeno lobbistico, in base al report il 2016 ha fatto registrare il lancio del registro dei portatori di interesse e un’agenda pubblica degli incontri per Ministro, vice e sottosegretari presso il MISE. L’iniziativa, tra l’altro, pare in procinto di essere replicata dal Ministero della pubblica amministrazione (e non solo) nell’ambito del Terzo Piano d’Azione dell’Open Government Partnership. A livello regionale sono arrivate importanti novità per merito della Regione Lombardia e della Regione Calabria, con il consiglio regionale della Puglia impegnato a vagliare una proposta molto ambiziosa in materia. Roma e Milano, in questo senso, hanno messo in piedi operazioni trasparenza degne di nota istituendo delle agende pubbliche degli incontri con i portatori di interesse.

Il viceministro Nencini, che vanta nel proprio curriculum l’istituzione nel 2002 di un registro dei lobbisti presso il Consiglio regionale toscano quando ne era Presidente oltre che l’attuale pubblicazione sul sito del MIT di un’agenda degli incontri coi portatori di interesse particolari, ha individuato nell’instabilità dei governi e nella presenza di culture politiche ostili all’economia di mercato le ragioni per il ritardo normativo in materia. Nencini ha anche segnalato la necessità di intervenire regolamentando il lobbying nei confronti di Direttori Generali e uffici legislativi dei Ministeri, ha espresso la preferenza per la parificazione dei sindacati agli altri soggetti che sono obbligati ad iscriversi ai Registri e verso un modello maggiormente inclusivo degli interessi particolari che coinvolga anche la fase di formazione della norma.

Gli assessori Lipparini del Comune di Milano (qui la sua intervista a Lobbying Italia nell’ottobre 2016) e Marzano del Comune di Roma, accompagnata dal consigliere comunale Angelo Sturni, hanno presentato i rispettivi progetti di applicazione delle iniziative sulla trasparenza legate alla OGP. In particolare, su impulso della fondazione Cultura Democratica (che ha già presentato alla Giunta Marino un progetto di regolamentazione dell’attività di lobbying per Roma), il consigliere Sturni ha aperto ad un’effettiva azione in tal senso da parte dell’amministrazione del Movimento 5 Stelle, dopo però necessari step tra i quali una normativa nazionale in materia cui rifarsi.

Il giorno prima, Ferpi (federazione che rappresenta i professionisti che operano nelle Relazioni Pubbliche) ha organizzato, sempre a Roma, un incontro dal titolo #AroundPA, in cui si è discusso di lobbying e trasparenza. Tra i rappresentanti del settore, Fabio Bistoncini di FB&Associati e Paolo Zanetto di Cattaneo, Zanetto & Partners, tra i relatori assieme a David Maria Mariani, responsabile dell’unità del MISE che si occupa del Registro per la Trasparenza recentemente istituito. Presenti anche altri lobbisti e specialisti delle PR, che hanno concordato su alcuni punti chiave: il “puzzle normativo” che rallenta lo sviluppo italiano di un settore del lobbying professionalizzato; la necessità di maggiore trasparenza del processo, finalizzata però all’apertura alla partecipazione da parte di tutti i soggetti interessati alle policy pubbliche – non alla trasparenza fine a sé stessa; la richiesta di una normativa nazionale che consenta agli ordinamenti locali e amministrativi, da un lato, e agli operatori del settore dall’altro di agire con efficienza ed efficacia, e senza buchi normativi o lentezze burocratiche.

Giovedì 9 marzo un altro “punto a favore” della creazione di un ambiente positivo per la regolamentazione delle lobby è stata poi la dichiarazione del Presidente di ANAC, Raffaele Cantone, in merito alla normativa attuale. "Se la legislazione vigente è sufficiente a regolamentare lobby e fondazioni? Assolutamente no, è una delle questioni su cui bisogna intervenire: le lobby sono state, da tempo, oggetto di disegni di legge, ma mai di un intervento comprensivo e coerenteha affermato Cantone a LaPresse, prima di un convegno al Mibact. "Lobby non è una brutta parola, in tutto il resto del mondo è una parola seria, ma è una parola che richiede regolazione e trasparenza - ha sottolineato Cantone - le fondazioni e le associazioni, che fanno politica, hanno bisogno di regole che riguardano la trasparenza in entrata e in uscita". È la prima, vera occasione in cui l’Anticorruzione di schiera proattivamente a favore di una legge sulle lobby e, in particolare, sottolinea il necessario legame con le leggi in materia di finanziamento della politica.

Da oggi 10 marzo, poi, è attivo il Registro dei Rappresentanti di interesse di Montecitorio (qui il link). Per registrarsi è necessario avere un account SPID. È possibile richiedere l'iscrizione al Registro dei soggetti che svolgono professionalmente attività di rappresentanza di interessi nei confronti dei deputati presso le sedi della Camera, disciplinato dalla delibera dell'Ufficio di Presidenza dell'8 febbraio 2017 ("Disciplina dell'attività di rappresentanza di interessi nelle sedi della Camera dei deputati"), che definisce le modalità attuative della regolamentazione approvata dalla Giunta per il Regolamento il 26 aprile 2016. La registrazione permette di accedere a locali della Camera per svolgere attività di rappresentanza di interesse. Previsto inoltre l’obbligo, per i soggetti registrati, di presentare una relazione annuale su un apposito modello standard entro il 31/01 di ogni anno, sull’attività di rappresentanza di interesse, indicando contatti posti in essere, obiettivi perseguiti e ulteriori informazioni. Come affermato dalla vicepresidente della Camera Marina Sereni, relatrice della delibera istitutiva del registro, nel corso di un seminario sul tema organizzato da Open Gate Italia lo scorso 6 febbraio, si va ad ampi passi verso una sempre maggior definizione del ruolo del lobbying nel processo di formazione delle leggi, con benefici per decisori, cittadini e organizzazioni. La vicepresidente ha inoltre ipotizzato un veloce recepimento della regolamentazione (che ha forma di atto amministrativo e, quindi, non incide sulle norme già presenti nell’ordinamento o in corso di attuazione) anche al Senato.

Gli sforzi compiuti dall’Ufficio di Presidenza della Camera per l’approvazione di un registro dei lobbisti e della cosiddetta “sala lobby” rappresentano un ulteriore passo in avanti, seppur timido, nella regolamentazione del lobbying e, allo stesso tempo, rendono ancora più insopportabile la giacenza in Commissione Affari costituzionali del Senato del ddl del senatore Orellana ormai datato aprile 2015. Ma qualcosa si muove, ed è già molto.

In collaborazione con Francesco Angelone

FB&Associati, società di consulenza specializzata in lobbying e public affairs fondata nel 1996 da Fabio Bistoncini, lancia un nuovo progetto di consulenza strategica integrata in ambito advocacy e reputation management, in collaborazione con MR&Associati Comunicazione, società con consolidata esperienza in web reputation e digital strategy. Nel nuovo Parlamento, più dell’80% dei suoi componenti è presente su Facebook, il 66% su Twitter, il 45% su Instagram e il 40% su Youtube, arene in cui sono presenti oltre 34 milioni di cittadini. Oltre il 40% degli utenti italiani utilizza i social network per informarsi ed esprimere la propria opinione politica, quotidianamente. Uno scenario, quindi, che presenta dinamiche di complessità del tutto nuove e in cui le azioni di lobbying necessitano di essere rafforzate da attività mirate ad ottenere il coinvolgimento e la costruzione di una base di stakeholders capaci di legittimare i temi di interesse. È per questo che nasce FB Bubbles: Think Campaign! con l’obiettivo di affiancare aziende, associazioni ed enti nello sviluppo di campagne per far emergere e governare efficacemente le proprie issue all’interno delle nuove arene di formazione delle opinioni che sempre di più impattano nella formazione dell’agenda istituzionale. Solo con campagne integrate di advocacy, web reputation e media affairs, oltre ad un’attenta definizione dei messaggi è possibile contrastare – sul lungo periodo - la resistenza delle cosiddette bubbles, vere e proprie comfort zone che limitano la circolazione delle opinioni, influendo sulle dinamiche del dibattito pubblico e sulle decisioni assunte nel contesto istituzionale. “In questi 22 anni di attività nel settore del lobbying e del public affairs, FB&Associati è stata un osservatore diretto e privilegiato dei profondi cambiamenti istituzionali del Paese. - ha dichiarato Fabio Bistoncini AD e fondatore di FB&Associati - Da sempre, riteniamo il sistema della rappresentanza degli interessi un prezioso stimolo al funzionamento del processo democratico. FB Bubbles è una piattaforma integrata di competenze che consente, attraverso campagne multi-stakeholder, di promuovere e difendere i legittimi interessi anche all’interno delle nuove arene di policy, dove i social network hanno modificato le regole del gioco, ridefinendo le dinamiche del sistema mediatico e i processi di determinazione delle priorità delle agende politiche ed istituzionali.” FB Bubbles è formata da un team dedicato di professionisti specializzati in public affairs, media relation e web advocacy che operano in sinergia nelle sedi di Milano, Roma e Bruxelles. Fonte foto: FB Bubbles

Imprese - Lobbyingitalia

Lunedì 2 Luglio alle ore 17,30 a Roma nella sede di Confedilizia, Via Borgognona 47, si terrà il seminario organizzato da Open Gate Italia in collaborazione con FB & Associati dal titolo “Dalla crisi politica alla crisi istituzionale: quali (nuove) regole per la Terza Repubblica?” Dopo un’introduzione del Prof. Giovanni Guzzetta, Presidente di Open Gate Italia, affronteranno il dibattito, moderati da Andrea Morbelli Partner della società di consulenza Open Gate Italia, il Senatore Anna Maria Bernini di Forza Italia, l’Onorevole Stefano Ceccanti del Partito Democratico, il Senatore Vincenzo Presutto del Movimento 5 Stelle, l’Onorevole Guido Crosetto di Fratelli d’Italia e Fabio Bistoncini, AD & Founder FB & Associati.  Si parla di crisi di sistema. Quando la Terza Repubblica affronterà le riforme?  Il seminario partirà dall'interrogativo posto dal Presidente di Open Gate Italia, Prof. Giovanni Guzzetta: “Quali istituzioni per la Terza Repubblica? Il tema delle riforme istituzionali è da sempre consegnato ad un amaro destino e nei momenti più drammatici di crisi del sistema politico vengono invocate a gran voce. Ma in quei momenti la gravità della crisi rende impossibile realizzarle. Quando, più o meno miracolosamente, la crisi trova una soluzione, per quanto provvisoria, le riforme escono di scena e l’attenzione viene focalizzata sulle speranze suscitate dai nuovi equilibri”. Per info: www.opengateitalia.com – email: info@opengateitalia.com

Imprese - Lobbyingitalia

(Riceviamo e con piacere pubblichiamo) La parola “Lobby” fa ancora da scudo ad un panorama zeppo di ipocrisie. Mentre Roma era già piena di sedicenti amici di amici di ministri, di sottosegeretari di e capi e vicecapi di gabinetto, prima che fossero insediati, un imprenditore veniva "intercettato" e poi arrestato assieme a manager pubblico e politici per corruzione e altro. Tutti innocenti fino al terzo grado,etc. Ma intanto si grida “hanno stato le lobbies. Adesso facciamo una legge”. Posizione ipocrita. Regolamentare le lobbies e le fondazioni politiche sarebbe allora la risposta alla corruzione? Le Fondazioni politiche, ad esempio, fanno parte della mancata regolazione, indicata in Costituzione, delle forze politiche. Ma è anche un po' colpa nostra. Certo è cresciuta la consapevolezza della necessità di trasparenza, ed il dibattito sulla regolamentazione degli altri, ma mai della politica. Ci sono manuali e testi accademici, libri utili e strutturati di diversi colleghi (Fabio Bistoncini, Alberto Cattaneo), articoli ed iniziative di Mariella Palazzolo. Molte università, come ad esempio LUMSA e LUISS di Roma, hanno inserito lobbying e public affairs nei percorsi di studio. Ma proposte di legge, non sono state portate a termine dal Parlamento. Si è lavorato sul lato degenerativo del rapporto tra pubblico e privato, sulla prevenzione burocratica (con l'ANAC), ma senza ridurre il peso della burocrazia che favorisce i corrotti. Sul piano penale c’è la legge Severino con l’ineffabile reato di traffico di influenze illecite. Più che parlare di registri,allora bisognerebbe cambiare registro: intestiamoci una battaglia a favore del confronto tra interessi pubblici e privati per creare buone pratiche e soluzioni. Qualcosa è avvenuto con l’inserimento, nel codice degli appalti, del Débat Public. O con l’estensione del “cartellino” e la stanzetta dei lobbisti. Ma non c'é stata una rivoluzione; il parziale sdoganamento della parola ci ha fatto ritornare a dove eravamo: quando serve la lobby resta una parolaccia, nei salotti acculturati viene apprezzata come parte del processo democratico. Trasparenza, accountability, apertura, partecipazione, open data, open government e #openlobby sono tutte frontiere ormai aperte, ma siamo sicuri che non ci parliamo addosso? Temo che quanto abbiamo detto e fatto finora non tenga conto del terremoto che ha investito la rappresentanza politica e degli interessi. Oggi molti giovani affrontano questa via con onore e dignità, e molte, non a caso, sono donne e “potrebbero tutti giurare sulla costituzione” e se non ci fossero saremmo in una dittatura. Quante volte l’abbiamo detto! Ma intanto quell’imprenditore va a cena con l’autorevole manager “nominato” a capo di una partecipata, che tratta a nome di una giunta comunale e sono insieme ad un ministro in pectore. Che lavoro faceva in quel momento il dott. Lanzalone? Parnasi non aveva bisogno di un cartellino per dire la sua. Forse il mondo è cambiato da un pezzo e noi siamo arrivati solo ai cartellini e ai master. Lavoriamo sodo, e siamo tutti più colti, preparati, bellini e presentabili; facciamo feste glam, interviste ed aperitivi in terrazza, rischiando di far succedere a vecchi faccendieri una pattuglia di lobbisti dell’apericena, alcuni in malcelata ammirazione per il potere (sia detto con rispetto quale? nda) dei “Bisignani”. Pochi dibattiti di sostanza, poco coraggio, poca visione autonoma e molti selfies di libri, drink ..e di se stessi alla presidenza di qualche convegno. Su Instagram naturalmente. Mi spiace lanciare un ruvido allarme: nonostante i miglioramenti di cui ci compiaciamo, chi lavora sul fronte dei public affairs rischia di essere irrilevante, di diseducare governo e interessi tornando alla corsa a chi conosce chi .. in una Roma dove “si usa” appunto il.. “tutti conoscono tutti”, ma pochi ne sanno qualcosa. In questo “interregno di sistema” che scompone alleanze internazionali, forze politiche, governi e sistemi un tempo stabili, dovremmo trovare punti di riferimento più solidi. Chi rappresenta interessi o aiuta a rappresentarli ha un rapporto con “lo Stato” sulla base di competenze regolatorie, politiche e comunicative, di proposte alte, non di conoscenze personali vere o millantate. I professionisti dei Public Affairs aiutano lo Stato, cioè Parlamento, Governo (qualunque governo), Pubblica Amministrazione (con le sue enormi competenze) a fare meglio ascoltando di più gli interessi. Con qualche idea. La formazione della volontà pubblica non è più un processo verticale, un sistema di comando, ma una rete di responsabilità, nella quale, decisione, comunicazione e discorso pubblico, frammentati, multiformi e spesso distorti, hanno un ruolo di reciproca influenza e co-determinazione con gli interessi Oltre a regolamentare la attività di lobbying, sarebbe ora di regolamentare le politiche pubbliche e la politica in modo che attori e processi siano trasparenti, semplici e accessibili, a partire dai partiti, dai corpi intermedi, e dai Think Tank Se il terreno di gioco si inclina verso una o due società o “consulenti di fiducia” da premiare e/o istituzioni/corporazioni amiche, interne e privilegiate dal sistema politico o da una sua parte, non ce n’è più per nessuno. Una bonifica andrebbe fatta su conflitti di interessi e sliding doors non solo per i media, anche con un sistema di “follow the money” , e non sulla “percezione” o “presunzione”, ma sui fatti con un osservatorio indipendente sulla trasparenza appoggiato dalle istituzioni (stile Sunlight Foundation) Avendo qualche esperienza passata per 5 o 6 diversi governi, aggiungo che l’autonomia di giudizio, senza nascondere le proprie idee, di un portatore di interessi, come di un giornalista, quanto di un politico, arricchisce il pluralismo e aumenta la fiducia tra persone che meritano per i contenuti che portano. Al contrario, la corsa al carro dei vincitori,la compagnia di giro, la dissimulazione delle proprie idee non è mai stata una buona pratica per nessuna delle parti. Alla fine riduce una realtà complessa ad un sistema parziale, amicale, di circoli e reti di cronies, che presto diventa asfittico, soffocante e dannoso soprattutto per chi ha nuove responsabilità. Limitarsi alla tiritera sulle regolamentazioni, sperare nelle festicciole, nei #pourparler (de che?) favorisce alla fine i lobbisti ombra, il gossip malizioso e la spregiudicatezza dei chiacchieroni. E’ un’illusione facile per chi ha ancora scarsa esperienza politica, ed un’occasione golosa per chi è abituato ad operare nell’ombra e a “marciarci”. Superiamola insieme. Massimo Micucci Analista politico, comunicatore, consulente, lobbista (web companies, energia, editoria)

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