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Registrando il fumo
Scritto il 2017-03-15 da Redazione su Interviste

Riceviamo e pubblichiamo un'opinione di un lobbista.

Assisto da giorni alla consacrazione dei diversi registri dei lobbisti italiani. Fantastico. Siamo un Paese davvero moderno, colto, capace di determinare davvero una svolta nelle relazioni pubbliche italiane. Fantastico. Grande narrativa. Al Ministero e a Montecitorio c'è un registro, ora ci vedono come dei professionisti, ma di che ti lamenti? Fantastico.

Visto che però l'advocacy la faccio per lavoro, so vedere al di là del fumo. Ed ora, fatevi servire. Questi registri sono un contentino per far tacere i fautori, veri, della trasparenza. Servono a poco più di niente.

Si registra chi vuole, ma l’incontro tra l’AD di un’azienda ed il Ministro fuori dai palazzi (o meglio ancora la chiacchierata tra un tecnico ed il membro di una simpatica fondazione dentro al Palazzo) non lo traccerá proprio nessuno. Già, letto bene: proprio nessuno. Ma vi dirò di più, orecchie curiose.

Il registro di Montecitorio è il rigurgito della vera Casta, la grande burocrazia di Palazzo, contro questi fastidiosi intrusi denominati lobbisti, che fanno il bello e il cattivo tempo nel loro Palazzo e... Ma come si permettono di stringere le mani dei Deputati ‘sti qua? Chi sono? Chi rappresentano? L’economia produttiva? Ah sì? E a che serve questa benedetta economia? Vale davvero di più della burocrazia? Impossibile.

Eccovi allora cari lobbisti ‘sti due (eh già, 2, sic!) tesserini e fatene buon uso, nella vostra stanzetta. Quando il decisore lavora, fatevi da parte. Per le cose serie ci siamo noi. I burocrati. Quelli che sanno scrivere 200 pagine mentre voi ne scrivete 3. Eh, già.

Tanto fumo. Già. Si registrerà solo tanto fumo: la trasparenza è stata sacrificata sull’altare della dialettica politica tra diversamente grillini. E tant’è. Bene così. Namaste, alè.

P.S., so che parlo di trasparenza e però rimango anonimo.. Ma non è colpa mia.

(Federica Bandera) Direste mai che il progetto Openmigration, che si occupa di fact checking sulle notizie su migranti e rifugiati, sia una sorta di azione di lobbying? O l’iniziativa ParoleOstili, nata per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sull’importanza che le parole hanno sul web e sui social media? Forse no, perché lobbying è solo una brutta parola. O almeno così si dice in giro. Eppure l’accezione negativa del termine è caratteristica peculiare dell’Italia dove la scarsa trasparenza dei processi decisionali e l’importante presenza della corruzione (ricordiamo che l’Italia è attualmente 60a al mondo secondo il Corruption Perceptions Index 2016 di Transparency International) hanno certamente fomentato l’avversione verso chi pratica la professione del lobbista. Il titolo che abbiamo voluto dare, però, è chiaramente provocatorio nei confronti di chi, attraverso valutazioni semplicistiche, sceglie di continuare a conferire alla nostra categoria professionale accezioni puramente negative. Questo perché, innanzitutto, non esiste un lato “buono” ed un lato “cattivo” del lobbista; esiste invece una rappresentanza di interessi particolari, che dal singolo cittadino può essere considerata riprovevole qualora vada contro un più ampio interesse della collettività, ed, appunto, una rappresentanza di interessi generali. Il lobbista, tendenzialmente, viene identificato nella prima fattispecie, come difensore di soggetti che in qualche modo ostacolano il bene pubblico: ecco perché qui di seguito cercheremo di raccontare perché questo non sia sempre vero, per tre motivi principali. Innanzitutto, molti lobbisti che lavorano per imprese e società private svolgono allo stesso tempo un’attività di rappresentanza per altre entità, che siano associazioni, think tank o gruppi di pressione, i quali solitamente si occupano di temi sociali, economici e di sostenibilità. Il secondo motivo è che non esiste un’entità che possa stabilire, in termini assoluti, quali interessi particolari siano “buoni” e quali “cattivi”. Se prendiamo, ad esempio, il caso che ha riguardato l’azienda Flixbus e l’emendamento al Decreto Milleproroghe che a fine febbraio ha rischiato di minare completamente il business dell’azienda nell’apparente inconsapevolezza del legislatore, vediamo come la difesa dell’interesse dell’impresa in realtà coincida esattamente con l’interesse dei consumatori nell’avere un servizio di qualità a prezzi ridotti. La stessa Autorità di Regolazione dei Trasporti, all’interno del parere espresso ieri al Ministero dei Trasporti, ha affermato come l’emendamento costituisca un vincolo nell’accesso al mercato per gli operatori e agisca a danno di un’offerta di servizi adeguata alle esigenze di mobilità degli utenti. In terzo luogo, la pratica del lobbying costituisce in realtà una sottocategoria del processo di advocacy, dove troviamo innumerevoli esempi di buone pratiche di rappresentanza di interessi. Se, quindi, l’azione di lobbying è quella diretta sul legislatore che punta ad influenzarne le decisioni, quella di advocacy è invece la più ampia azione di un singolo, o di un gruppo, che indirettamente, attraverso strumenti come campagne media e social media, pubblicazione di studi, sondaggi e ricerche, tenta allo stesso modo di sensibilizzare l’opinione pubblica ed il legislatore, portando un certo tema o una certa posizione al centro dell’agenda politica. Proprio in questo campo, sono numerosissimi gli esempi di gruppi formalizzati, associazioni, think tank che cercano, attraverso processi di advocacy, di dare una voce a persone, o spazio a tematiche, che faticano a trovarli autonomamente. Presentiamo di seguito, come esemplificazione della categoria, i casi di Openmigration e ParoleOstili, che abbiamo richiamato anche all’inizio dell’articolo. Openmigration è un progetto che nasce con l’obiettivo di produrre informazione di qualità e combattere le fake news che riguardano il fenomeno delle migrazioni e dei rifugiati. Attraverso policy paper, studi e pubblicazioni, cerca di influenzare l’opinione pubblica, e talvolta le scelte politiche, facendo dell’oggettività dei dati la propria bandiera. Rimanendo sempre nell’ambito delle fake news, ed addentrandoci anche in quello della responsabilità dei contenuti pubblicati in rete, ecco che troviamo un’ulteriore buona pratica di advocacy: ParoleOstili. Il movimento ha preso avvio all’inizio del 2016 ed ha l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini, le istituzioni ed il mondo dei media sull’importanza delle parole che si utilizzano sul web. Attraverso un evento di due giorni a Trieste a febbraio, che ha coinvolto tutto il mondo della comunicazione e delle istituzioni, compresi famosi ospiti e relatori come Enrico Mentana, Gianni Morandi e la Presidente della Camera Laura Boldrini, e grazie ad un’agguerrita campagna social, ParoleOstili, insieme ai partecipanti e a chiunque condividesse quanto promosso dall’iniziativa, ha co-prodotto un manifesto che mira a renderci consapevoli del peso di ciò che pubblichiamo in rete e di come interagiamo sui social media con gli altri utenti. Si potrebbe discutere probabilmente per molto tempo su quali siano gli interessi rappresentati in questi casi, su come l’azione di lobbying possa, a seconda della situazione, nuocere o meno alla società, sulla positività o meno di un’azione di advocacy, su chi possa o debba dare un giudizio in merito e se effettivamente tale giudizio possa avere un valore in termini assoluti. E tutto ciò a causa dell’estrema complessità dell’argomento. Ecco perché giudizi semplicistici sul lobbying in sé e per sé, che conferiscano al termine un’accezione totalmente negativa o totalmente positiva sono inutili ai fini della rappresentazione della realtà. Quello che è sempre utile, invece, è portare alla luce le innumerevoli sfaccettature che questa professione comporta, che siano il secondo lavoro di un lobbista, che siano pratiche positive di advocacy, che siano la rappresentanza di interessi particolari o generali. La chiave, per ogni lobbista che svolge in maniera professionale questa attività, deve sempre rimanere nella consapevolezza di rappresentare interessi legittimi in maniera legittima. Tutto il resto ha altri nomi, di certo non è lobbying. Fonte: Gli Stati Generali

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Si terrà venerdì 24 marzo 2017, alle ore 10, nella cornice della Sala della Lupa di palazzo Montecitorio (Camera dei Deputati, Roma), il Seminario di Studio dal titolo "La rappresentanza degli interessi: risultati e prospettive della regolamentazione". Il seminario è patrocinato dalla Camera dei Deputati e dall'università di Roma Tor Vergata. L'evento sarà l'occasione per approfondire le tematiche legate alla recente istituzione di un Registro dei rappresentanti di interesse per Montecitorio, dopo la delibera dell'Ufficio di Presidenza che ha modificato il regolamento della Camera, nonché per inaugurare l'VIII edizione del Master di II livello in "Processi decisionali, lobbying e disciplina anticorruzione in Italia e in Europa" dell'università di Tor Vergata, a cura del prof. Giovanni Guzzetta. Tra gli autorevoli ospiti della giornata di studio, esponenti del mondo accademico e imprenditoriale che si sono distinti nel dibattito riguardante la regolamentazione dei gruppi di pressione. Di seguito il programma completo: Ore 10, Saluti istituzionali: Marina SERENI, vicepresidente della Camera Gaetano MANFREDI, presidente della Conferenza dei Rettori delle Università italiane Giuseppe NOVELLI, rettore dell'università di Tor Vergata Giovanni GUZZETTA, direttore del Master - università di Tor Vergata Lucio FUMAGALLI, presidente BAICR - Cultura della Formazione Ore 10:30, Relazioni: Marina SERENI - La risposta politica alla domanda di regolazione Sandro STAIANO, università Federico II di Napoli - La rappresentanza degli interessi nelle democrazie contemporanee Ore 11, Interventi: Pino PISICCHIO, Presidente del Gruppo Misto della Camera dei Deputati Nunzia DE CAPITE, Caritas Italiana Valerio FORCONI, Imperial Tobacco Antonio MATONTI, Confindustria Giulia PASTORELLA, HP Inc. Umberto RONCA, università Federico II di Napoli Laura ROVIZZI, Open Gate Italia. Per partecipare, inviare una mail a seminario24marzo2017@gmail.com

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La Settimana dell’Amministrazione Aperta ha ispirato interessanti iniziative sulla trasparenza e partecipazione della decisione pubblica. E il dibattito sulle lobby ha preso una piega, forse definitivamente, positiva. Da oggi attivo il Registro dei lobbisti alla Camera. Con il galileiano “Eppur si muove” l’associazione Riparte il futuro ha fotografato in un Rapporto la regolamentazione del lobbying in Italia nel 2016, un anno considerato “di svolta”. L’evento di presentazione dello studio, ospitato mercoledì 8 marzo presso il Centro Studi Americani, è stato l’occasione per confrontarsi sui passi compiuti verso una democrazia trasparente in una dimensione nazionale e locale. Presenti, infatti, il viceministro delle infrastrutture Riccardo Nencini, l’assessora a Roma semplice Flavia Marzano, l’assessore a Partecipazione, cittadinanza attiva e Open Data del Comune di Milano Lorenzo Lipparini e il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Roma Angelo Sturni. Ad aprire e chiudere i lavori, moderati dal professor Pier Luigi Petrillo, docente di Teorie e tecniche del lobbying alla LUISS Guido Carli, il responsabile relazioni istituzionali di Riparte il futuro Federico Anghelé. Pur in assenza di una legge quadro nazionale sul fenomeno lobbistico, in base al report il 2016 ha fatto registrare il lancio del registro dei portatori di interesse e un’agenda pubblica degli incontri per Ministro, vice e sottosegretari presso il MISE. L’iniziativa, tra l’altro, pare in procinto di essere replicata dal Ministero della pubblica amministrazione (e non solo) nell’ambito del Terzo Piano d’Azione dell’Open Government Partnership. A livello regionale sono arrivate importanti novità per merito della Regione Lombardia e della Regione Calabria, con il consiglio regionale della Puglia impegnato a vagliare una proposta molto ambiziosa in materia. Roma e Milano, in questo senso, hanno messo in piedi operazioni trasparenza degne di nota istituendo delle agende pubbliche degli incontri con i portatori di interesse. Il viceministro Nencini, che vanta nel proprio curriculum l’istituzione nel 2002 di un registro dei lobbisti presso il Consiglio regionale toscano quando ne era Presidente oltre che l’attuale pubblicazione sul sito del MIT di un’agenda degli incontri coi portatori di interesse particolari, ha individuato nell’instabilità dei governi e nella presenza di culture politiche ostili all’economia di mercato le ragioni per il ritardo normativo in materia. Nencini ha anche segnalato la necessità di intervenire regolamentando il lobbying nei confronti di Direttori Generali e uffici legislativi dei Ministeri, ha espresso la preferenza per la parificazione dei sindacati agli altri soggetti che sono obbligati ad iscriversi ai Registri e verso un modello maggiormente inclusivo degli interessi particolari che coinvolga anche la fase di formazione della norma. Gli assessori Lipparini del Comune di Milano (qui la sua intervista a Lobbying Italia nell’ottobre 2016) e Marzano del Comune di Roma, accompagnata dal consigliere comunale Angelo Sturni, hanno presentato i rispettivi progetti di applicazione delle iniziative sulla trasparenza legate alla OGP. In particolare, su impulso della fondazione Cultura Democratica (che ha già presentato alla Giunta Marino un progetto di regolamentazione dell’attività di lobbying per Roma), il consigliere Sturni ha aperto ad un’effettiva azione in tal senso da parte dell’amministrazione del Movimento 5 Stelle, dopo però necessari step tra i quali una normativa nazionale in materia cui rifarsi. Il giorno prima, Ferpi (federazione che rappresenta i professionisti che operano nelle Relazioni Pubbliche) ha organizzato, sempre a Roma, un incontro dal titolo #AroundPA, in cui si è discusso di lobbying e trasparenza. Tra i rappresentanti del settore, Fabio Bistoncini di FB&Associati e Paolo Zanetto di Cattaneo, Zanetto & Partners, tra i relatori assieme a David Maria Mariani, responsabile dell’unità del MISE che si occupa del Registro per la Trasparenza recentemente istituito. Presenti anche altri lobbisti e specialisti delle PR, che hanno concordato su alcuni punti chiave: il “puzzle normativo” che rallenta lo sviluppo italiano di un settore del lobbying professionalizzato; la necessità di maggiore trasparenza del processo, finalizzata però all’apertura alla partecipazione da parte di tutti i soggetti interessati alle policy pubbliche – non alla trasparenza fine a sé stessa; la richiesta di una normativa nazionale che consenta agli ordinamenti locali e amministrativi, da un lato, e agli operatori del settore dall’altro di agire con efficienza ed efficacia, e senza buchi normativi o lentezze burocratiche. Giovedì 9 marzo un altro “punto a favore” della creazione di un ambiente positivo per la regolamentazione delle lobby è stata poi la dichiarazione del Presidente di ANAC, Raffaele Cantone, in merito alla normativa attuale. "Se la legislazione vigente è sufficiente a regolamentare lobby e fondazioni? Assolutamente no, è una delle questioni su cui bisogna intervenire: le lobby sono state, da tempo, oggetto di disegni di legge, ma mai di un intervento comprensivo e coerente” ha affermato Cantone a LaPresse, prima di un convegno al Mibact. "Lobby non è una brutta parola, in tutto il resto del mondo è una parola seria, ma è una parola che richiede regolazione e trasparenza - ha sottolineato Cantone - le fondazioni e le associazioni, che fanno politica, hanno bisogno di regole che riguardano la trasparenza in entrata e in uscita". È la prima, vera occasione in cui l’Anticorruzione di schiera proattivamente a favore di una legge sulle lobby e, in particolare, sottolinea il necessario legame con le leggi in materia di finanziamento della politica. Da oggi 10 marzo, poi, è attivo il Registro dei Rappresentanti di interesse di Montecitorio (qui il link). Per registrarsi è necessario avere un account SPID. È possibile richiedere l'iscrizione al Registro dei soggetti che svolgono professionalmente attività di rappresentanza di interessi nei confronti dei deputati presso le sedi della Camera, disciplinato dalla delibera dell'Ufficio di Presidenza dell'8 febbraio 2017 ("Disciplina dell'attività di rappresentanza di interessi nelle sedi della Camera dei deputati"), che definisce le modalità attuative della regolamentazione approvata dalla Giunta per il Regolamento il 26 aprile 2016. La registrazione permette di accedere a locali della Camera per svolgere attività di rappresentanza di interesse. Previsto inoltre l’obbligo, per i soggetti registrati, di presentare una relazione annuale su un apposito modello standard entro il 31/01 di ogni anno, sull’attività di rappresentanza di interesse, indicando contatti posti in essere, obiettivi perseguiti e ulteriori informazioni. Come affermato dalla vicepresidente della Camera Marina Sereni, relatrice della delibera istitutiva del registro, nel corso di un seminario sul tema organizzato da Open Gate Italia lo scorso 6 febbraio, si va ad ampi passi verso una sempre maggior definizione del ruolo del lobbying nel processo di formazione delle leggi, con benefici per decisori, cittadini e organizzazioni. La vicepresidente ha inoltre ipotizzato un veloce recepimento della regolamentazione (che ha forma di atto amministrativo e, quindi, non incide sulle norme già presenti nell’ordinamento o in corso di attuazione) anche al Senato. Trasparenza nella rappresentanza di interessi. Benefici per istituzioni, organizzazioni e cittadini from Open Gate Italia Gli sforzi compiuti dall’Ufficio di Presidenza della Camera per l’approvazione di un registro dei lobbisti e della cosiddetta “sala lobby” rappresentano un ulteriore passo in avanti, seppur timido, nella regolamentazione del lobbying e, allo stesso tempo, rendono ancora più insopportabile la giacenza in Commissione Affari costituzionali del Senato del ddl del senatore Orellana ormai datato aprile 2015. Ma qualcosa si muove, ed è già molto. In collaborazione con Francesco Angelone

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