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Lo stato della regolamentazione del Lobbying_Roma, 24 marzo, Camera dei Deputati
Scritto il 2017-03-17 da Giovanni Gatto su News

Si terrà venerdì 24 marzo 2017, alle ore 10, nella cornice della Sala della Lupa di palazzo Montecitorio (Camera dei Deputati, Roma), il Seminario di Studio dal titolo "La rappresentanza degli interessi: risultati e prospettive della regolamentazione". Il seminario è patrocinato dalla Camera dei Deputati e dall'università di Roma Tor Vergata.

L'evento sarà l'occasione per approfondire le tematiche legate alla recente istituzione di un Registro dei rappresentanti di interesse per Montecitorio, dopo la delibera dell'Ufficio di Presidenza che ha modificato il regolamento della Camera, nonché per inaugurare l'VIII edizione del Master di II livello in "Processi decisionali, lobbying e disciplina anticorruzione in Italia e in Europa" dell'università di Tor Vergata, a cura del prof. Giovanni Guzzetta.

Master Lobby Tor Vergata_evento 24_03

Tra gli autorevoli ospiti della giornata di studio, esponenti del mondo accademico e imprenditoriale che si sono distinti nel dibattito riguardante la regolamentazione dei gruppi di pressione. Di seguito il programma completo:

Ore 10, Saluti istituzionali:

  • Marina SERENI, vicepresidente della Camera
  • Gaetano MANFREDI, presidente della Conferenza dei Rettori delle Università italiane
  • Giuseppe NOVELLI, rettore dell'università di Tor Vergata
  • Giovanni GUZZETTA, direttore del Master - università di Tor Vergata
  • Lucio FUMAGALLI, presidente BAICR - Cultura della Formazione

Ore 10:30, Relazioni:

  • Marina SERENI - La risposta politica alla domanda di regolazione
  • Sandro STAIANO, università Federico II di Napoli - La rappresentanza degli interessi nelle democrazie contemporanee

Ore 11, Interventi:

  • Pino PISICCHIO, Presidente del Gruppo Misto della Camera dei Deputati
  • Nunzia DE CAPITE, Caritas Italiana
  • Valerio FORCONI, Imperial Tobacco
  • Antonio MATONTI, Confindustria
  • Giulia PASTORELLA, HP Inc.
  • Umberto RONCA, università Federico II di Napoli
  • Laura ROVIZZI, Open Gate Italia.

Per partecipare, inviare una mail a seminario24marzo2017@gmail.com

Il confine tra politica, diritto e lobbying è sempre stato labile, e l'ultima - in termini di tempo - nomina nel mondo delle relazioni istituzionali lo conferma ancora una volta. Open Gate Italia, una delle maggiori firm di public and regulatory affairs d'Italia, ha nominato il prof. Giovanni Guzzetta quale presidente della società, di cui era membro dell'Advisory Board dal 2017. Nato a Messina, un Ph.d. presso l'Istituto Universitario Europe di Fiesole e un’intensa attività di ricerca tra Stati Uniti ed in Germania, Giovanni Guzzetta è avvocato cassazionista e professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Componente del Collegio garante della costituzionalità della Repubblica di San Marino e  del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, in passato è stato Presidente nazionale della FUCI (federazione  universitaria cattolica italiana) e Capo di Gabinetto del Ministro per la Pubblica Amministrazione e per l'Innovazione. Attualmente dirige un Master di II livello in Processi decisionali, lobbying e disciplina anticorruzione in Italia e in Europa ed è stato impegnato in prima persona per alcune riforme di leggi elettorali e istituzionali, guidando diversi comitati referendari. Infine, Giovanni Guzzetta ha all’attivo anche più di un centinaio di pubblicazioni tra le quali:  Diritto Pubblico Italiano e Europeo, scritto in collaborazione con Francesco Saverio Marini, Giappichelli, 2017;  Italia. Si cambia. Rubbettino 2016; La contaminazione costituzionale del diritto europeo, Giappichelli, 2015; Italia. Ultima Chiamata, Rizzoli 2008.   Twitter: @gioguzzetta La sua biografia a cura di Giorgio Dell'Arti

Imprese - Lobbyingitalia

(Giacomo Alessandrini) Lo scorso 10 ottobre è stato presentato il report annuale Agenda Anticorruzione 2017 dall’associazione Trasparency International Italia. Risultato? Italia al sessantaseiesimo posto su 176 Paesi presi in analisi e terzultima in Europa. Nel vecchio continente hanno fatto peggio di noi (o meglio, se si considera la classica al contrario, cioè partendo dal più corrotto) solamente Grecia e Bulgaria.  Ma il dato vero è che l’Italia, sotto il profilo normativo, ottiene 62/100, affondando miseramente sul lato sanzionatorio (45/100). Tuttavia, per contrastare i fenomeni di corruzione che hanno radici “storiche” in Italia, oltre ad applicare le leggi già in vigore (alzando così quel misero punteggio di 45/100), servirebbe anche colmare alcuni orror vacui normativi, per dirla con un linguaggio caro ai giuristi. Infatti, ci sono lacune che più di altre incidono pesantemente sul nostro sistema. Da un lato, la mancanza  di tutela per chi denuncia casi di corruzione (il c.d. whistleblowers), dall’altro l’assenza di una regolamentazione unitaria e organica delle attività di lobbying. Lo stesso presidente di Trasparency International Italia, Virginio Carnevali, di certo non un lobbista di professione, ha affermato che c’è la necessità di “riempire il vuoto legislativo sul whistleblowing e sul lobbying” per poi concentrare “sforzi e risorse per applicare più efficacemente le tante e buone leggi che abbiamo”. L’Italia su questi due macro tematiche è ancora lontana sia dai vicini europei che dai Paesi anglofoni, e i dati del rapporto lo confermano: 25/100 sul whistleblowing e 28/100 sul lobbying. Dello stesso avviso di Carnevali è anche il Presidente dell’ANAC Raffaele Cantone “oltre alla tutela del whistleblowing, è indispensabile una legge sulle lobby”. Sempre Trasparency International Italia ha indicato quali sono le priorità che sia il Governo che il Parlamento dovrebbero far proprie per arginare i fenomeni di corruzione nel nostro Paese, e al primo posto dell’agenda c’è la regolamentazione del lobbying. Ciò che risulterebbe importante, infine, non è solamente uno sforzo normativo da parte del potere legislativo sul tema, ma anche il formarsi di un’opinione pubblica favorevole, opinione pubblica che ancora oggi è troppo disinformata e carica di pregiudizi sull’attività di lobbying.

Imprese - Lobbyingitalia

Potere economico e politica, un legame non sempre trasparente e spesso oggetto di discussione. Lobbying Italia ha intervistato l'on. Gianni Cuperlo, deputato del Partito Democratico, sul caso Consip e sulla necessità di maggiore trasparenza di lobby e istituzioni. Cosa pensa del presunto affaire Consip e dell'altro volto di questa vicenda, l'apertura da parte della Procura di Roma di un fascicolo per rivelazione del segreto di ufficio a carico del dott. Woodcock? Su vicende giudiziarie per formazione tendo ad astenermi da giudizi e valutazioni. Ripeto concetti assolutamente scontati, che la magistratura deve godere della massima autonomia e deve poter svolgere le sue indagini senza condizionamenti da parte della politica. Nel caso specifico appare molto preoccupante la sola ipotesi che singole figure o apparati dello Stato abbiano potuto fabbricare prove false a carico del capo del governo, dei suoi collaboratori e familiari. Su questa ipotesi è necessario fare totale chiarezza nell'interesse della magistratura, della polizia giudiziaria e delle istituzioni democratiche. Sull'altro versante è necessario che l'inchiesta prosegua e giunga a conclusione in merito alla fuga di notizie che nel pieno delle indagini avrebbe condizionato il loro corretto svolgimento. Per mesi l'amministratore delegato della Consip, tra gli accusatori di un ministro della Repubblica, è rimasto regolamento al suo posto come lo stesso ministro e altre figure apicali. Qualcuno deve comunque avere fornito agli inquirenti una versione falsa degli eventi e dunque un chiarimento di ordine giudiziario, ma anche di ordine politico, rimane necessario. Mi auguro che arrivi in tempi rapidi anche a tutela di reputazione e onorabilità delle persone coinvolte. Probabilmente l'inchiesta Consip, indipendentemente da come terminerà l'iter giudiziario, mette in luce la necessità di una regolamentazione del lobbying nel nostro paese: secondo lei verso quale direzione si dovrebbe andare? È banale dirlo ma la direzione da scegliere è quella della massima trasparenza. Esistono normative e discipline che altri Paesi applicano da tempo e che garantiscono un'azione di controllo e prevenzione di quelle forme dirette e indirette di corruzione che alimentano il giudizio negativo sulla classe dirigente e in particolare sul ceto politico. Le norme approvate in questa legislatura per contrastare il traffico illecito di influenze e l'aumento delle pene per i reati di corruzione possono andare nella direzione giusta ma evidentemente tutto questo ancora non basta. Si stima il costo della corruzione nell'ordine di 50-60 miliardi di euro all'anno e ciò rappresenta una delle ragioni della crisi complessiva del nostro sistema economico, politico e democratico. Fingere che non sia così o sottovalutare la portata del fenomeno e le sue implicazioni è una delle più gravi responsabilità in capo alle élites del Paese. In un paese in cui la figura del lobbista viene ancora vista come un faccendiere l'Italia è culturalmente pronta ad accettare e quindi normare il settore del lobbying? Ho accennato alla corruzione diffusa perché ho l'impressione che i due aspetti si legano. Il Paese avrà un atteggiamento più responsabile e maturo verso l'azione del lobbying se l'opinione pubblica si convincerà della volontà di colpire con durezza ogni forma e strumento della corruzione. Se vogliamo essere sinceri dobbiamo riconoscere che così oggi non è e questo determina una serie di conseguenze anche nel giudizio su quanti potrebbero e vorrebbero agire nell'ambito della più rigorosa legalità. Possono le lobby aiutare i partiti politici a superare la terribile crisi di rappresentanza dei partiti che tutt'ora perdura fin da Mani Pulite, o sono due canali di rappresentanza che nel nostro paese viaggeranno sempre su binari separati? Ho l'impressione che la crisi di rappresentanza dei partiti abbia radici e motivazioni profonde che affondano in un deficit della loro cultura e identità. Partiti che hanno smarrito progressivamente una vocazione e che si sono ridotti a macchine oliate di organizzazione del consenso sul territorio. È un fenomeno che viene da lontano, non riguarda solamente l'ultima stagione e non credo lo si possa affrontare e tanto meno risolvere attraverso interventi o regolazioni che non aggrediscano il cuore del problema. Quindi benissimo una legge che dia piena applicazione all'articolo 49 della Costituzione, ma insisto nel dire che senza una vera e propria rigenerazione della missione storica di quelle culture e tradizioni noi resteremo ostaggio della cronaca e dell'improvvisazione. Temo anche sul terreno indicato dalla domanda. Intervista a cura di Giorgio Galioto, Eleonora Patella, Mario Verrotti, Andrea Zappacosta e Camilla Zavaroni, Master in Relazioni Istituzionali, Lobby e Comunicazione d'Impresa - Luiss Business School. Fonte foto: Polisblog.it

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