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Lobbying, le novità del regolamento in discussione a Montecitorio
Scritto il 2017-01-19 da Giovanni Gatto su Italia

Un luogo di raccolta per lobbisti e deputati, trasparenza, partecipazione: questi i principali punti della proposta di regolamento sull’accesso dei lobbisti a Montecitorio, di cui Lobbying Italia ha preso visione. Qualcosa in più di un primo passo?

Il “regolamento-Pisicchio” non è rimasto lettera morta. Su impulso della vice-presidente della Camera dei Deputati Marina Sereni (PD), che da almeno due anni sponsorizza l’idea di una regolamentazione del lobbying a piccoli passi, l’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati esaminerà una Proposta di deliberazione dell’Ufficio di Presidenza sull’attività di rappresentanza di interessi nelle sedi della Camera dei Deputati, di cui Lobbying Italia ha preso visione. Si tratta dell’attuazione della regolamentazione (sempre riservata ai lavori della Camera) approvata lo scorso 26 aprile 2016 presso la Giunta per il Regolamento, a cura dell’onorevole Pino Pisicchio (Gruppo Misto).

C’è tempo fino a giovedì 26 gennaio per la presentazione di emendamenti al testo, che dovrebbe essere esaminato a partire da inizio febbraio.

Definizioni: lobbying e portatori di interessi

In 7 articoli, viene delineata una serie di norme e regole nei confronti dei portatori di interessi particolari e di deputati e funzionari della Camera dei Deputati. La proposta dell’UdP dà attuazione al Registro dei rappresentanti di interessi previsto dalla regolamentazione Pisicchio, a cura del Collegio dei Questori (che già è l’organismo incaricato del controllo degli accessi ai locali di Montecitorio – elenco finora non pubblico). È contenuta anche una definizione dell’attività di lobbying, o rappresentanza di interessi:

ogni attività svolta nelle sedi della Camera dei deputati professionalmente dai soggetti di cui alla Regolamentazione attraverso proposte, richieste, suggerimenti, studi, ricerche, analisi e qualsiasi altra iniziativa o comunicazione orale e scritta, intesa a perseguire interessi leciti propri o di terzi nei confronti dei membri della Camera dei deputati.

Non costituiscono attività di rappresentanza di interessi le dichiarazioni rese e il materiale depositato nel corso di audizioni dinanzi alle Commissioni e ai Comitati parlamentari”.

Il Registro: per tanti ma non per tutti

Importante la lista dei soggetti tenuti a iscriversi al Registro, che comprende:

  • organizzazioni sindacali e datoriali
  • organizzazioni non governative
  • imprese
  • gruppi di imprese
  • aziende
  • soggetti specializzati nella rappresentanza professionale di interessi di terzi
  • associazioni professionali
  • associazioni di categoria o di tutela di interessi diffusi
  • associazioni di consumatori

nonché ogni altro soggetto che intenda svolgere l'attività di lobbying. Interessante la previsione secondo cui la medesima disciplina si applica anche ai parlamentari cessati dal mandato ove intendano svolgere attività di rappresentanza di interessi.

Rimangono ancora esclusi dalla regolamentazione molti soggetti:

  • amministrazioni di organi costituzionali o di rilevanza costituzionale
  • amministrazioni pubbliche
  • autorità di regolazione e garanzia
  • organizzazioni internazionali e sovranazionali
  • agenti diplomatici e funzionari consolari
  • partiti e movimenti politici
  • confessioni religiose.

I soggetti dovranno registrarsi online sul sito della Camera, fornendo una serie di dati comparabili a quelli forniti al MISE per la registrazione dei portatori di interesse. L’iscrizione va confermata ogni anno, pena cancellazione. Unica eccezione le organizzazioni sindacali e datoriali che hanno sottoscritto contratti collettivi nazionali di lavoro, la cui registrazione – qualora effettuata – ha la stessa durata della legislatura.

Accesso ai locali della Camera: la lobby per i lobbisti

Entro 30 giorni dall’iscrizione, ogni lobbista iscritto ha diritto ad un tesserino d’ingresso di durata annuale. Presente una regola per scongiurare le revolving doors: non possono esservi iscritti soggetti che hanno ricoperto negli ultimi dodici mesi cariche di governo né svolto il mandato parlamentare.

Per le persone non fisiche iscritte (in pratica, società e altre organizzazioni) saranno disponibili al massimo due tesserini: una regola che sembra non prendere in considerazione le dinamiche interne ad alcuni tipi di soggetti (ad esempio, società di consulenza, associazioni o aziende dotate di un ufficio relazioni istituzionali numeroso) che impiegano più persone nell’attività di rappresentanza di interessi. Per rappresentanti di organizzazioni sindacati e datoriali sono disponibili 4 tesserini. Eventuali tesserini permanenti attualmente a disposizione (come quelli destinati alle società ex pubbliche) cessano di avere validità decorsi 30 giorni dall’entrata in vigore del nuovo regolamento.

“Divieto di sosta” per i lobbisti negli spazi antistanti le commissioni e le altre aule parlamentari. Per loro è prevista una stanza ad hoc, dotata di infrastrutture informatiche che consentano di seguire i lavori parlamentari. Anche qui vi sono delle limitazioni: il Collegio dei Questori, in via sperimentale, si riserva di mantenere disponibile la stanza solo per provvedimenti di particolare rilievo.

La Trasparenza: relazione annuale e sanzioni

Il 31 gennaio di ogni anno i soggetti registrati devono – tassativamente, pena esclusione dalla registrazione per 5 anni - presentare all’UdP una relazione annuale relativa all’attività di rappresentanza di interessi svolta nell’anno precedente. Ogni relazione è pubblicata sul sito internet della Camera.

La violazione degli obblighi posti dal regolamento comporta, a seconda dei casi, sospensione o cancellazione dal Registro. Il soggetto registrato può essere messo sotto indagine su richiesta di deputati o funzionari della Camera.

Pro e contro

Non si tratta di una rivoluzione, tuttavia è un passo in avanti, dopo quelli compiuti con il registro del MIPAAF (poi bloccato) e del MISE, per un riconoscimento della professione e professionalità dei lobbisti a livello nazionale. La normativa, che necessiterà sicuramente di un rodaggio di qualche mese prima di entrare a regime, mira a far emergere i professionisti dei public affairs e fare ulteriore chiarezza sul ruolo dei lobbisti nell’ordinamento.

Restano però alcuni punti critici, tra cui le modalità di accesso, gli incentivi alla registrazione, gli elementi da riportare nella relazione annuale.

Di certo, manca ancora una regolamentazione nazionale, organica e smart del fenomeno. La proliferazione di normative settoriali rischia di creare disomogeneità tra ordinamenti: si pensi ad esempio che il Senato, con le stesse funzioni e poteri della Camera, non ha adottato né ha in programma di adottare alcuna regolamentazione simile. Lo stesso può dirsi a livello ministeriale (solo il MISE ha un registro della trasparenza) o riguardo a ordinamenti locali (gli ultimi quelli regionali della Lombardia, della Puglia o del Comune di Milano).

Il problema riguarda l’adozione di standard differenti, che creano regole di comportamento e prassi istituzionali diverse, con conseguente spaesamento per operatori del settore e stakeholder decisionali.

Tra i dossier aperti del nuovo Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, potrebbe quindi tornare quello sulla regolamentazione nazionale del lobbying, tema da lei affrontato nel corso degli ultimi mesi di presidenza della commissione Affari Costituzionali del Senato, dove il ddl Lobby è “incagliato” in attesa di sviluppi, con un testo ormai desueto (è stato presentato nel giugno 2014 e la discussione è ferma dal giugno 2016).

(Federica Bandera) Direste mai che il progetto Openmigration, che si occupa di fact checking sulle notizie su migranti e rifugiati, sia una sorta di azione di lobbying? O l’iniziativa ParoleOstili, nata per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sull’importanza che le parole hanno sul web e sui social media? Forse no, perché lobbying è solo una brutta parola. O almeno così si dice in giro. Eppure l’accezione negativa del termine è caratteristica peculiare dell’Italia dove la scarsa trasparenza dei processi decisionali e l’importante presenza della corruzione (ricordiamo che l’Italia è attualmente 60a al mondo secondo il Corruption Perceptions Index 2016 di Transparency International) hanno certamente fomentato l’avversione verso chi pratica la professione del lobbista. Il titolo che abbiamo voluto dare, però, è chiaramente provocatorio nei confronti di chi, attraverso valutazioni semplicistiche, sceglie di continuare a conferire alla nostra categoria professionale accezioni puramente negative. Questo perché, innanzitutto, non esiste un lato “buono” ed un lato “cattivo” del lobbista; esiste invece una rappresentanza di interessi particolari, che dal singolo cittadino può essere considerata riprovevole qualora vada contro un più ampio interesse della collettività, ed, appunto, una rappresentanza di interessi generali. Il lobbista, tendenzialmente, viene identificato nella prima fattispecie, come difensore di soggetti che in qualche modo ostacolano il bene pubblico: ecco perché qui di seguito cercheremo di raccontare perché questo non sia sempre vero, per tre motivi principali. Innanzitutto, molti lobbisti che lavorano per imprese e società private svolgono allo stesso tempo un’attività di rappresentanza per altre entità, che siano associazioni, think tank o gruppi di pressione, i quali solitamente si occupano di temi sociali, economici e di sostenibilità. Il secondo motivo è che non esiste un’entità che possa stabilire, in termini assoluti, quali interessi particolari siano “buoni” e quali “cattivi”. Se prendiamo, ad esempio, il caso che ha riguardato l’azienda Flixbus e l’emendamento al Decreto Milleproroghe che a fine febbraio ha rischiato di minare completamente il business dell’azienda nell’apparente inconsapevolezza del legislatore, vediamo come la difesa dell’interesse dell’impresa in realtà coincida esattamente con l’interesse dei consumatori nell’avere un servizio di qualità a prezzi ridotti. La stessa Autorità di Regolazione dei Trasporti, all’interno del parere espresso ieri al Ministero dei Trasporti, ha affermato come l’emendamento costituisca un vincolo nell’accesso al mercato per gli operatori e agisca a danno di un’offerta di servizi adeguata alle esigenze di mobilità degli utenti. In terzo luogo, la pratica del lobbying costituisce in realtà una sottocategoria del processo di advocacy, dove troviamo innumerevoli esempi di buone pratiche di rappresentanza di interessi. Se, quindi, l’azione di lobbying è quella diretta sul legislatore che punta ad influenzarne le decisioni, quella di advocacy è invece la più ampia azione di un singolo, o di un gruppo, che indirettamente, attraverso strumenti come campagne media e social media, pubblicazione di studi, sondaggi e ricerche, tenta allo stesso modo di sensibilizzare l’opinione pubblica ed il legislatore, portando un certo tema o una certa posizione al centro dell’agenda politica. Proprio in questo campo, sono numerosissimi gli esempi di gruppi formalizzati, associazioni, think tank che cercano, attraverso processi di advocacy, di dare una voce a persone, o spazio a tematiche, che faticano a trovarli autonomamente. Presentiamo di seguito, come esemplificazione della categoria, i casi di Openmigration e ParoleOstili, che abbiamo richiamato anche all’inizio dell’articolo. Openmigration è un progetto che nasce con l’obiettivo di produrre informazione di qualità e combattere le fake news che riguardano il fenomeno delle migrazioni e dei rifugiati. Attraverso policy paper, studi e pubblicazioni, cerca di influenzare l’opinione pubblica, e talvolta le scelte politiche, facendo dell’oggettività dei dati la propria bandiera. Rimanendo sempre nell’ambito delle fake news, ed addentrandoci anche in quello della responsabilità dei contenuti pubblicati in rete, ecco che troviamo un’ulteriore buona pratica di advocacy: ParoleOstili. Il movimento ha preso avvio all’inizio del 2016 ed ha l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini, le istituzioni ed il mondo dei media sull’importanza delle parole che si utilizzano sul web. Attraverso un evento di due giorni a Trieste a febbraio, che ha coinvolto tutto il mondo della comunicazione e delle istituzioni, compresi famosi ospiti e relatori come Enrico Mentana, Gianni Morandi e la Presidente della Camera Laura Boldrini, e grazie ad un’agguerrita campagna social, ParoleOstili, insieme ai partecipanti e a chiunque condividesse quanto promosso dall’iniziativa, ha co-prodotto un manifesto che mira a renderci consapevoli del peso di ciò che pubblichiamo in rete e di come interagiamo sui social media con gli altri utenti. Si potrebbe discutere probabilmente per molto tempo su quali siano gli interessi rappresentati in questi casi, su come l’azione di lobbying possa, a seconda della situazione, nuocere o meno alla società, sulla positività o meno di un’azione di advocacy, su chi possa o debba dare un giudizio in merito e se effettivamente tale giudizio possa avere un valore in termini assoluti. E tutto ciò a causa dell’estrema complessità dell’argomento. Ecco perché giudizi semplicistici sul lobbying in sé e per sé, che conferiscano al termine un’accezione totalmente negativa o totalmente positiva sono inutili ai fini della rappresentazione della realtà. Quello che è sempre utile, invece, è portare alla luce le innumerevoli sfaccettature che questa professione comporta, che siano il secondo lavoro di un lobbista, che siano pratiche positive di advocacy, che siano la rappresentanza di interessi particolari o generali. La chiave, per ogni lobbista che svolge in maniera professionale questa attività, deve sempre rimanere nella consapevolezza di rappresentare interessi legittimi in maniera legittima. Tutto il resto ha altri nomi, di certo non è lobbying. Fonte: Gli Stati Generali

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Si terrà venerdì 24 marzo 2017, alle ore 10, nella cornice della Sala della Lupa di palazzo Montecitorio (Camera dei Deputati, Roma), il Seminario di Studio dal titolo "La rappresentanza degli interessi: risultati e prospettive della regolamentazione". Il seminario è patrocinato dalla Camera dei Deputati e dall'università di Roma Tor Vergata. L'evento sarà l'occasione per approfondire le tematiche legate alla recente istituzione di un Registro dei rappresentanti di interesse per Montecitorio, dopo la delibera dell'Ufficio di Presidenza che ha modificato il regolamento della Camera, nonché per inaugurare l'VIII edizione del Master di II livello in "Processi decisionali, lobbying e disciplina anticorruzione in Italia e in Europa" dell'università di Tor Vergata, a cura del prof. Giovanni Guzzetta. Tra gli autorevoli ospiti della giornata di studio, esponenti del mondo accademico e imprenditoriale che si sono distinti nel dibattito riguardante la regolamentazione dei gruppi di pressione. Di seguito il programma completo: Ore 10, Saluti istituzionali: Marina SERENI, vicepresidente della Camera Gaetano MANFREDI, presidente della Conferenza dei Rettori delle Università italiane Giuseppe NOVELLI, rettore dell'università di Tor Vergata Giovanni GUZZETTA, direttore del Master - università di Tor Vergata Lucio FUMAGALLI, presidente BAICR - Cultura della Formazione Ore 10:30, Relazioni: Marina SERENI - La risposta politica alla domanda di regolazione Sandro STAIANO, università Federico II di Napoli - La rappresentanza degli interessi nelle democrazie contemporanee Ore 11, Interventi: Pino PISICCHIO, Presidente del Gruppo Misto della Camera dei Deputati Nunzia DE CAPITE, Caritas Italiana Valerio FORCONI, Imperial Tobacco Antonio MATONTI, Confindustria Giulia PASTORELLA, HP Inc. Umberto RONCA, università Federico II di Napoli Laura ROVIZZI, Open Gate Italia. Per partecipare, inviare una mail a seminario24marzo2017@gmail.com

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Riceviamo e pubblichiamo un'opinione di un lobbista. Assisto da giorni alla consacrazione dei diversi registri dei lobbisti italiani. Fantastico. Siamo un Paese davvero moderno, colto, capace di determinare davvero una svolta nelle relazioni pubbliche italiane. Fantastico. Grande narrativa. Al Ministero e a Montecitorio c'è un registro, ora ci vedono come dei professionisti, ma di che ti lamenti? Fantastico. Visto che però l'advocacy la faccio per lavoro, so vedere al di là del fumo. Ed ora, fatevi servire. Questi registri sono un contentino per far tacere i fautori, veri, della trasparenza. Servono a poco più di niente. Si registra chi vuole, ma l’incontro tra l’AD di un’azienda ed il Ministro fuori dai palazzi (o meglio ancora la chiacchierata tra un tecnico ed il membro di una simpatica fondazione dentro al Palazzo) non lo traccerá proprio nessuno. Già, letto bene: proprio nessuno. Ma vi dirò di più, orecchie curiose. Il registro di Montecitorio è il rigurgito della vera Casta, la grande burocrazia di Palazzo, contro questi fastidiosi intrusi denominati lobbisti, che fanno il bello e il cattivo tempo nel loro Palazzo e... Ma come si permettono di stringere le mani dei Deputati ‘sti qua? Chi sono? Chi rappresentano? L’economia produttiva? Ah sì? E a che serve questa benedetta economia? Vale davvero di più della burocrazia? Impossibile. Eccovi allora cari lobbisti ‘sti due (eh già, 2, sic!) tesserini e fatene buon uso, nella vostra stanzetta. Quando il decisore lavora, fatevi da parte. Per le cose serie ci siamo noi. I burocrati. Quelli che sanno scrivere 200 pagine mentre voi ne scrivete 3. Eh, già. Tanto fumo. Già. Si registrerà solo tanto fumo: la trasparenza è stata sacrificata sull’altare della dialettica politica tra diversamente grillini. E tant’è. Bene così. Namaste, alè. P.S., so che parlo di trasparenza e però rimango anonimo.. Ma non è colpa mia.

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