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Lobby & Poltrone - SEC rilancia sul lobbying con Valentina Colucci Fabrizio
Scritto il 2017-01-02 da Redazione su Lobby & Poltrone

La società SEC (Societas Europaea ad Communicationes), specializzata nel mercato italiano dei servizi di advocacy, pr e comunicazione integrata, quotata sul mercato londinese Aim UK, e presente in Italia (Torino, Roma, Bari, Napoli) e all'estero (Bruxelles, Parigi, Madrid, Francoforte), rilancia l'area public affairs su Roma.

La società presieduta da Fiorenzo Tagliabue, ha infatti ingaggiato Valentina Colucci Fabrizio per guidare nella sede di Roma l'attività di lobbying sulle istituzioni nazionali e non solo.

Sino a ieri Consigliere giuridico al MIPAAF con Maurizio Martina e con un passato al ministero dell’Ambiente - dove è stata anche vice capo dell’Ufficio Legislativo e capo segreteria del Sottosegretario di Stato - Valentina Colucci Fabrizio è laureata in Giurisprudenza alla Sapienza, specializzatasi alla London School of Economics and Political Science (LSE) in Economia aziendale.

Diventata avvocato, inizia la propria attività istituzionale assumendo a soli 26 anni il ruolo di capo della segreteria del Presidente della XI Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati, esperienza a cui ha fatto seguire diversi ruoli a livello governativo (negli uffici di gabinetto di MISE, MIPAAF, MinAmbiente, ecc.).

Negli ultimi 10 anni ha prevalentemente svolto attività a forte impatto giuridico e legislativo nonché attività di comunicazione istituzionale, con particolare riferimento a campagne di sensibilizzazione su tematiche ambientali, ed energetiche curando i rapporti con le istituzioni nazionali e comunitarie, con gli enti e le autorità di regolazione, nonché con i media.

Valentina Colucci Fabrizio avrà il ruolo di gestire l'attività consulenziale di advocacy di SEC su Roma, occupando un ruolo rimasto vacante dalla scorsa estate dopo l'addio di Luigi Ferrata, consulente ex APCO e Reti ingaggiato dal Community Group di Auro Palomba - molto forte a Bruxelles - per avviare l'ufficio lobby romano.

Nel 2015, SEC ha realizzato un fatturato consolidato di 21,2 milioni di Euro (16,4 nel 2014); un Ebitda positivo per 3,4 milioni di Euro (2,1 nel 2014) e un utile netto pari a 2 milioni (1,1 nel 2014). La Società – che finora ha finanziato con risorse proprie le acquisizioni – anche nel 2015 presenta una cassa netta di 3,2 milioni e un patrimonio netto di 6,6 milioni.

Riportiamo da Staffetta Quotidiana (qui l'articolo) la denuncia di Marcello Cecchetti, ufficio legislativo del Ministero dell'Ambiente, su un caso di.. insuccesso tutto italiano: la poca trasparenza e scarsa competenza in alcuni iter legislativi degli ultimi anni. La storia di un articolo scritto dal capo dell'ufficio legislativo del ministero dell'Ambiente, Marcello Cecchetti, in merito ai vizi e alle storture nell'iter di formazione di leggi e atti amministrativi. Un articolo che non è piaciuto ad alcuni senatori (che hanno chiesto e ottenuto la censura dello stesso e le scuse dell'estensore) ma che contiene diverse “verità” ben evidenti a chiunque segua il percorso di formazione delle leggi. Leggi “mostro”. Non ha usato giri di parole il capo dell'ufficio legislativo del ministero dell'Ambiente, Marcello Cecchetti, per descrivere l'iter di formazione di leggi e atti amministrativi in Italia. E lo ha fatto in un articolo scientifico pubblicato sulla rivista di diritto online “Osservatorio sulle fonti”. Articolo che però non è più possibile leggere perché è stato eliminato dal sito dopo che alcuni senatori della commissione Ambiente hanno denunciato come “lesivi della onorabilità del Senato” alcuni giudizi espressi, esigendo le scuse del capo ufficio – puntualmente arrivate la settimana scorsa – e il ritiro della pubblicazione. La Staffetta è riuscita a recuperare il “corpo del reato”. L'articolo è intitolato “Appunti di viaggio da un ufficio legislativo del governo” e descrive in maniera particolarmente chiara e semplice vizi e storture degli iter di approvazione di leggi, decreti e regolamenti. Un modus operandi sul quale su queste pagine sono stati sollevati spesso dubbi e che fa nascere norme inapplicabili, contraddittorie, spesso inutili quando non dannose. Le considerazioni del dirigente del ministero prendono le mosse dalla descrizione dell'elaborazione di tre provvedimenti: le misure antismog adottate con il decreto-legge 25 novembre 2015, n. 185 (“Misure urgenti per gli interventi sul territorio”), il Collegato Ambientale e lo Sblocca Italia. Leggi senza testo Le misure antismog rientrano nella categoria delle norme inapplicabili: “negli ultimi giorni del dicembre 2015 – scrive Cecchetti – il ministro dell'Ambiente, con scelta politica condivisa assieme ai sindaci di alcune grandi città e ai presidenti delle Regioni, si è impegnato a mettere a disposizione dodici milioni di euro a beneficio dei Comuni per sostenere l'adozione dei provvedimenti di urgenza in materia di qualità dell'aria, in particolare per supportare le iniziative di promozione dell'utilizzo del trasporto pubblico locale da parte della cittadinanza e di incentivo della mobilità alternativa al trasporto privato”. Eppure “è risultato estremamente difficile individuare le condizioni e gli strumenti tecnico-giuridici per renderli effettivamente utilizzabili; solo con la legge di assestamento del bilancio per il 2016 (approvata all'inizio di ottobre 2016) si è riusciti a conseguire l'obiettivo mediante una riallocazione di risorse tra capitoli diversi del bilancio del Ministero”. Questo perché, fa sapere Cecchetti, il Consiglio dei Ministri, “non ha approvato un testo normativo, bensì una serie di immagini a colori". Leggi con la testa piccola Le leggi senza testo sono un caso limite, ma la mancanza di progettazione rischia di diventare la regola. Il processo decisionale normativo, prosegue Cecchetti, “è totalmente destrutturato anche da un punto di vista giuridico-formale”. La fase dell'istruttoria, che dovrebbe essere la premessa necessaria per la formazione di una legge, a volte “capita che neppure vi sia. In tal modo è come se nel processo decisionale la “testa” e la “coda” si ribaltassero. Il procedimento normativo finisce per avere una “testa” molto piccola e una “coda” enorme. È, quindi, un “mostro”, con proporzioni diametralmente invertite”. L'esempio questa volta è il decreto-legge “Sblocca-Italia” (dl 133/2014, “Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive”). Il decreto, nota il tecnico, è stato adottato in una unica deliberazione il 29 agosto 2014 ma emanato il successivo 12 settembre. “Il fenomeno – scrive - sollecita considerazioni su piani diversi. In primo luogo, si pone evidentemente la questione del possibile vizio formale, cui è strettamente collegata anche la questione della possibile «evidente mancanza» dei requisiti di necessità e urgenza”. Quindi rende chiaro che il testo non è pronto, una questione di cui “non rimane alcuna traccia formale (ad eccezione, in alcuni casi, della esplicita menzione, nel verbale della riunione del Consiglio dei ministri, di una “approvazione salvo intese”)”. A questo punto bisogna farsi alcune domande: “Quali Ministeri e quali uffici interloquiscono in quelle due settimane? Chi scrive le disposizioni normative che ancora non sono pronte il giorno dell'adozione? Tutto questo resta assolutamente in conoscibile”. Il ruolo delle lobby Un decreto-legge con queste criticità “finisce per assumere i connotati di un fiume carsico, destinato ad attraversare le Camere, durante la breve fase della conversione in legge, secondo dinamiche assolutamente incontrollabili, divenendo facile preda non solo e non tanto dei parlamentari, quanto degli stakeholders”. Secondo Cecchetti l'apporto degli stakeholders in un procedimento del genere rischia di essere lesivo persino per i loro stessi interessi: “i grandi stakeholders, grazie alla loro forza organizzativa e di pressione, assalgono letteralmente il decreto legge durante il lavoro delle Commissioni parlamentari, soprattutto perché posti per la prima volta di fronte a un testo normativo che non hanno avuto il tempo di valutare in precedenza e che spesso, magari, si rivela erroneo (perché le soluzioni normative non sono state compiutamente istruite nella fase di gestazione del decreto legge) o semplicemente disallineato rispetto alle loro esigenze”. Il risultato è paradossale: “Non è affatto infrequente che anche gli stessi soggetti che dovrebbero trarre un beneficio da una determinata norma si presentino in Parlamento lamentando che quella norma provocherà loro un danno o un pregiudizio, chiedendo di riscriverla in altro modo; e magari interviene poi un altro soggetto, che si oppone, facendo presente che si sta concedendo un beneficio ad altri, ma si stanno al contempo ingiustamente (o anche inutilmente) sacrificando i suoi interessi”. Le leggi (purtroppo) ordinarie Anche sull'iter delle leggi ordinarie, che affrontano il loro iter senza procedimenti d'urgenza, non tutto va liscio. Cecchetti, ricorda di aver visto in tre anni approvata una sola legge in materia ambientale, ovvero la legge 28 dicembre 2015 n. 221, il “Collegato ambientale”. Il testo, ricostruisce il capo ufficio, nel suo percorso partito il 12 febbraio 2014 e durato ben due anni, è stato completamente stravolto. Intervenendo sulla qualità degli interventi occorsi, l'esperto parte notando le dimensioni delle modifiche: “dai 31 articoli originali si è passati ai 79 della legge approvata”. Dimensioni fisiche “che rendono plasticamente ragione della seria difficoltà di dare un giudizio positivo della resa del procedimento legislativo parlamentare in termini di efficienza nella produzione di decisioni razionali e ben istruite”. Le modifiche arrivano così ad annullare la fase istruttoria approntata dal governo, portando ad un'elaborazione figlia di “un ambito decisionale che – soprattutto in relazione ai contenuti tecnici – si rivela incontrollabile e non dominabile”. Oltre che privo delle necessarie basi giuridiche. Questo perché in Parlamento mancherebbero una regia e un adeguato expertise tecnico: “anzi, se questo c'è – paradossalmente – è proprio quello dell'ufficio legislativo e delle strutture di linea del Ministero”. Una commistione tra poteri, legislativo ed esecutivo, su cui bisognerebbe riflettere: “Il tutto con le evidenti ripercussioni che un simile fenomeno inevitabilmente produce sul piano della corretta imputazione e distinzione delle responsabilità, e dunque, più in generale, sul piano della stessa concreta configurazione della forma di governo”. Conclusione Tutte argomentazioni che chiunque segua, anche solo come osservatore, l'iter di formazione delle norme in Italia trova quasi banali. Argomentazioni che dovrebbero essere affisse sulle porte di tutte le direzioni generali dei ministeri e di tutte le commissioni parlamentari. E che invece hanno provocato il “disappunto” di diversi componenti della commissione Ambiente del Senato. Disappunto manifestato lo scorso primo marzo perché l'articolo era “lesivo della onorabilità del Senato della Repubblica, della professionalità della sua Amministrazione e del lavoro del personale degli uffici legislativi dei Gruppi parlamentari”. Il senatore Stefano Vaccari (PD), prosegue il resoconto della seduta della commissione, “ringrazia il presidente Marinello per l'impegno profuso nella risoluzione dello spiacevole episodio, che ha ingenerato imbarazzo nei componenti della Commissione e nelle strutture tecniche del suo Gruppo”. Secondo Vaccari “alcune considerazioni contenute nell'articolo in parola non erano corrispondenti all'impegno profuso dalla Commissione e alle modalità con cui si è lavorato sul disegno di legge n. 1676, cosiddetto “collegato ambientale”” e “svalutati risultavano il ruolo del Parlamento nel rapporto dialettico con l'Esecutivo e il contributo dell'Ufficio legislativo del Gruppo del Partito democratico”. Forse la forma utilizzata nell'articolo poteva apparire poco rispettosa delle prerogative e dell'onorabilità del Senato. E, si sa, in democrazia la forma è sostanza. C'è tuttavia da sperare che la sostanza delle argomentazioni di Cecchetti non venga cestinata come il suo articolo.

Imprese - Lobbyingitalia

La Settimana dell’Amministrazione Aperta ha ispirato interessanti iniziative sulla trasparenza e partecipazione della decisione pubblica. E il dibattito sulle lobby ha preso una piega, forse definitivamente, positiva. Da oggi attivo il Registro dei lobbisti alla Camera. Con il galileiano “Eppur si muove” l’associazione Riparte il futuro ha fotografato in un Rapporto la regolamentazione del lobbying in Italia nel 2016, un anno considerato “di svolta”. L’evento di presentazione dello studio, ospitato mercoledì 8 marzo presso il Centro Studi Americani, è stato l’occasione per confrontarsi sui passi compiuti verso una democrazia trasparente in una dimensione nazionale e locale. Presenti, infatti, il viceministro delle infrastrutture Riccardo Nencini, l’assessora a Roma semplice Flavia Marzano, l’assessore a Partecipazione, cittadinanza attiva e Open Data del Comune di Milano Lorenzo Lipparini e il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Roma Angelo Sturni. Ad aprire e chiudere i lavori, moderati dal professor Pier Luigi Petrillo, docente di Teorie e tecniche del lobbying alla LUISS Guido Carli, il responsabile relazioni istituzionali di Riparte il futuro Federico Anghelé. Pur in assenza di una legge quadro nazionale sul fenomeno lobbistico, in base al report il 2016 ha fatto registrare il lancio del registro dei portatori di interesse e un’agenda pubblica degli incontri per Ministro, vice e sottosegretari presso il MISE. L’iniziativa, tra l’altro, pare in procinto di essere replicata dal Ministero della pubblica amministrazione (e non solo) nell’ambito del Terzo Piano d’Azione dell’Open Government Partnership. A livello regionale sono arrivate importanti novità per merito della Regione Lombardia e della Regione Calabria, con il consiglio regionale della Puglia impegnato a vagliare una proposta molto ambiziosa in materia. Roma e Milano, in questo senso, hanno messo in piedi operazioni trasparenza degne di nota istituendo delle agende pubbliche degli incontri con i portatori di interesse. Il viceministro Nencini, che vanta nel proprio curriculum l’istituzione nel 2002 di un registro dei lobbisti presso il Consiglio regionale toscano quando ne era Presidente oltre che l’attuale pubblicazione sul sito del MIT di un’agenda degli incontri coi portatori di interesse particolari, ha individuato nell’instabilità dei governi e nella presenza di culture politiche ostili all’economia di mercato le ragioni per il ritardo normativo in materia. Nencini ha anche segnalato la necessità di intervenire regolamentando il lobbying nei confronti di Direttori Generali e uffici legislativi dei Ministeri, ha espresso la preferenza per la parificazione dei sindacati agli altri soggetti che sono obbligati ad iscriversi ai Registri e verso un modello maggiormente inclusivo degli interessi particolari che coinvolga anche la fase di formazione della norma. Gli assessori Lipparini del Comune di Milano (qui la sua intervista a Lobbying Italia nell’ottobre 2016) e Marzano del Comune di Roma, accompagnata dal consigliere comunale Angelo Sturni, hanno presentato i rispettivi progetti di applicazione delle iniziative sulla trasparenza legate alla OGP. In particolare, su impulso della fondazione Cultura Democratica (che ha già presentato alla Giunta Marino un progetto di regolamentazione dell’attività di lobbying per Roma), il consigliere Sturni ha aperto ad un’effettiva azione in tal senso da parte dell’amministrazione del Movimento 5 Stelle, dopo però necessari step tra i quali una normativa nazionale in materia cui rifarsi. Il giorno prima, Ferpi (federazione che rappresenta i professionisti che operano nelle Relazioni Pubbliche) ha organizzato, sempre a Roma, un incontro dal titolo #AroundPA, in cui si è discusso di lobbying e trasparenza. Tra i rappresentanti del settore, Fabio Bistoncini di FB&Associati e Paolo Zanetto di Cattaneo, Zanetto & Partners, tra i relatori assieme a David Maria Mariani, responsabile dell’unità del MISE che si occupa del Registro per la Trasparenza recentemente istituito. Presenti anche altri lobbisti e specialisti delle PR, che hanno concordato su alcuni punti chiave: il “puzzle normativo” che rallenta lo sviluppo italiano di un settore del lobbying professionalizzato; la necessità di maggiore trasparenza del processo, finalizzata però all’apertura alla partecipazione da parte di tutti i soggetti interessati alle policy pubbliche – non alla trasparenza fine a sé stessa; la richiesta di una normativa nazionale che consenta agli ordinamenti locali e amministrativi, da un lato, e agli operatori del settore dall’altro di agire con efficienza ed efficacia, e senza buchi normativi o lentezze burocratiche. Giovedì 9 marzo un altro “punto a favore” della creazione di un ambiente positivo per la regolamentazione delle lobby è stata poi la dichiarazione del Presidente di ANAC, Raffaele Cantone, in merito alla normativa attuale. "Se la legislazione vigente è sufficiente a regolamentare lobby e fondazioni? Assolutamente no, è una delle questioni su cui bisogna intervenire: le lobby sono state, da tempo, oggetto di disegni di legge, ma mai di un intervento comprensivo e coerente” ha affermato Cantone a LaPresse, prima di un convegno al Mibact. "Lobby non è una brutta parola, in tutto il resto del mondo è una parola seria, ma è una parola che richiede regolazione e trasparenza - ha sottolineato Cantone - le fondazioni e le associazioni, che fanno politica, hanno bisogno di regole che riguardano la trasparenza in entrata e in uscita". È la prima, vera occasione in cui l’Anticorruzione di schiera proattivamente a favore di una legge sulle lobby e, in particolare, sottolinea il necessario legame con le leggi in materia di finanziamento della politica. Da oggi 10 marzo, poi, è attivo il Registro dei Rappresentanti di interesse di Montecitorio (qui il link). Per registrarsi è necessario avere un account SPID. È possibile richiedere l'iscrizione al Registro dei soggetti che svolgono professionalmente attività di rappresentanza di interessi nei confronti dei deputati presso le sedi della Camera, disciplinato dalla delibera dell'Ufficio di Presidenza dell'8 febbraio 2017 ("Disciplina dell'attività di rappresentanza di interessi nelle sedi della Camera dei deputati"), che definisce le modalità attuative della regolamentazione approvata dalla Giunta per il Regolamento il 26 aprile 2016. La registrazione permette di accedere a locali della Camera per svolgere attività di rappresentanza di interesse. Previsto inoltre l’obbligo, per i soggetti registrati, di presentare una relazione annuale su un apposito modello standard entro il 31/01 di ogni anno, sull’attività di rappresentanza di interesse, indicando contatti posti in essere, obiettivi perseguiti e ulteriori informazioni. Come affermato dalla vicepresidente della Camera Marina Sereni, relatrice della delibera istitutiva del registro, nel corso di un seminario sul tema organizzato da Open Gate Italia lo scorso 6 febbraio, si va ad ampi passi verso una sempre maggior definizione del ruolo del lobbying nel processo di formazione delle leggi, con benefici per decisori, cittadini e organizzazioni. La vicepresidente ha inoltre ipotizzato un veloce recepimento della regolamentazione (che ha forma di atto amministrativo e, quindi, non incide sulle norme già presenti nell’ordinamento o in corso di attuazione) anche al Senato. Trasparenza nella rappresentanza di interessi. Benefici per istituzioni, organizzazioni e cittadini from Open Gate Italia Gli sforzi compiuti dall’Ufficio di Presidenza della Camera per l’approvazione di un registro dei lobbisti e della cosiddetta “sala lobby” rappresentano un ulteriore passo in avanti, seppur timido, nella regolamentazione del lobbying e, allo stesso tempo, rendono ancora più insopportabile la giacenza in Commissione Affari costituzionali del Senato del ddl del senatore Orellana ormai datato aprile 2015. Ma qualcosa si muove, ed è già molto. In collaborazione con Francesco Angelone

Imprese - Lobbyingitalia

Un luogo di raccolta per lobbisti e deputati, trasparenza, partecipazione: questi i principali punti della proposta di regolamento sull’accesso dei lobbisti a Montecitorio, di cui Lobbying Italia ha preso visione. Qualcosa in più di un primo passo? Il “regolamento-Pisicchio” non è rimasto lettera morta. Su impulso della vice-presidente della Camera dei Deputati Marina Sereni (PD), che da almeno due anni sponsorizza l’idea di una regolamentazione del lobbying a piccoli passi, l’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati esaminerà una Proposta di deliberazione dell’Ufficio di Presidenza sull’attività di rappresentanza di interessi nelle sedi della Camera dei Deputati, di cui Lobbying Italia ha preso visione. Si tratta dell’attuazione della regolamentazione (sempre riservata ai lavori della Camera) approvata lo scorso 26 aprile 2016 presso la Giunta per il Regolamento, a cura dell’onorevole Pino Pisicchio (Gruppo Misto). C’è tempo fino a giovedì 26 gennaio per la presentazione di emendamenti al testo, che dovrebbe essere esaminato a partire da inizio febbraio. Definizioni: lobbying e portatori di interessi In 7 articoli, viene delineata una serie di norme e regole nei confronti dei portatori di interessi particolari e di deputati e funzionari della Camera dei Deputati. La proposta dell’UdP dà attuazione al Registro dei rappresentanti di interessi previsto dalla regolamentazione Pisicchio, a cura del Collegio dei Questori (che già è l’organismo incaricato del controllo degli accessi ai locali di Montecitorio – elenco finora non pubblico). È contenuta anche una definizione dell’attività di lobbying, o rappresentanza di interessi: “ogni attività svolta nelle sedi della Camera dei deputati professionalmente dai soggetti di cui alla Regolamentazione attraverso proposte, richieste, suggerimenti, studi, ricerche, analisi e qualsiasi altra iniziativa o comunicazione orale e scritta, intesa a perseguire interessi leciti propri o di terzi nei confronti dei membri della Camera dei deputati. Non costituiscono attività di rappresentanza di interessi le dichiarazioni rese e il materiale depositato nel corso di audizioni dinanzi alle Commissioni e ai Comitati parlamentari”. Il Registro: per tanti ma non per tutti Importante la lista dei soggetti tenuti a iscriversi al Registro, che comprende: organizzazioni sindacali e datoriali organizzazioni non governative imprese gruppi di imprese aziende soggetti specializzati nella rappresentanza professionale di interessi di terzi associazioni professionali associazioni di categoria o di tutela di interessi diffusi associazioni di consumatori nonché ogni altro soggetto che intenda svolgere l'attività di lobbying. Interessante la previsione secondo cui la medesima disciplina si applica anche ai parlamentari cessati dal mandato ove intendano svolgere attività di rappresentanza di interessi. Rimangono ancora esclusi dalla regolamentazione molti soggetti: amministrazioni di organi costituzionali o di rilevanza costituzionale amministrazioni pubbliche autorità di regolazione e garanzia organizzazioni internazionali e sovranazionali agenti diplomatici e funzionari consolari partiti e movimenti politici confessioni religiose. I soggetti dovranno registrarsi online sul sito della Camera, fornendo una serie di dati comparabili a quelli forniti al MISE per la registrazione dei portatori di interesse. L’iscrizione va confermata ogni anno, pena cancellazione. Unica eccezione le organizzazioni sindacali e datoriali che hanno sottoscritto contratti collettivi nazionali di lavoro, la cui registrazione – qualora effettuata – ha la stessa durata della legislatura. Accesso ai locali della Camera: la lobby per i lobbisti Entro 30 giorni dall’iscrizione, ogni lobbista iscritto ha diritto ad un tesserino d’ingresso di durata annuale. Presente una regola per scongiurare le revolving doors: non possono esservi iscritti soggetti che hanno ricoperto negli ultimi dodici mesi cariche di governo né svolto il mandato parlamentare. Per le persone non fisiche iscritte (in pratica, società e altre organizzazioni) saranno disponibili al massimo due tesserini: una regola che sembra non prendere in considerazione le dinamiche interne ad alcuni tipi di soggetti (ad esempio, società di consulenza, associazioni o aziende dotate di un ufficio relazioni istituzionali numeroso) che impiegano più persone nell’attività di rappresentanza di interessi. Per rappresentanti di organizzazioni sindacati e datoriali sono disponibili 4 tesserini. Eventuali tesserini permanenti attualmente a disposizione (come quelli destinati alle società ex pubbliche) cessano di avere validità decorsi 30 giorni dall’entrata in vigore del nuovo regolamento. “Divieto di sosta” per i lobbisti negli spazi antistanti le commissioni e le altre aule parlamentari. Per loro è prevista una stanza ad hoc, dotata di infrastrutture informatiche che consentano di seguire i lavori parlamentari. Anche qui vi sono delle limitazioni: il Collegio dei Questori, in via sperimentale, si riserva di mantenere disponibile la stanza solo per provvedimenti di particolare rilievo. La Trasparenza: relazione annuale e sanzioni Il 31 gennaio di ogni anno i soggetti registrati devono – tassativamente, pena esclusione dalla registrazione per 5 anni - presentare all’UdP una relazione annuale relativa all’attività di rappresentanza di interessi svolta nell’anno precedente. Ogni relazione è pubblicata sul sito internet della Camera. La violazione degli obblighi posti dal regolamento comporta, a seconda dei casi, sospensione o cancellazione dal Registro. Il soggetto registrato può essere messo sotto indagine su richiesta di deputati o funzionari della Camera. Pro e contro Non si tratta di una rivoluzione, tuttavia è un passo in avanti, dopo quelli compiuti con il registro del MIPAAF (poi bloccato) e del MISE, per un riconoscimento della professione e professionalità dei lobbisti a livello nazionale. La normativa, che necessiterà sicuramente di un rodaggio di qualche mese prima di entrare a regime, mira a far emergere i professionisti dei public affairs e fare ulteriore chiarezza sul ruolo dei lobbisti nell’ordinamento. Restano però alcuni punti critici, tra cui le modalità di accesso, gli incentivi alla registrazione, gli elementi da riportare nella relazione annuale. Di certo, manca ancora una regolamentazione nazionale, organica e smart del fenomeno. La proliferazione di normative settoriali rischia di creare disomogeneità tra ordinamenti: si pensi ad esempio che il Senato, con le stesse funzioni e poteri della Camera, non ha adottato né ha in programma di adottare alcuna regolamentazione simile. Lo stesso può dirsi a livello ministeriale (solo il MISE ha un registro della trasparenza) o riguardo a ordinamenti locali (gli ultimi quelli regionali della Lombardia, della Puglia o del Comune di Milano). Il problema riguarda l’adozione di standard differenti, che creano regole di comportamento e prassi istituzionali diverse, con conseguente spaesamento per operatori del settore e stakeholder decisionali. Tra i dossier aperti del nuovo Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, potrebbe quindi tornare quello sulla regolamentazione nazionale del lobbying, tema da lei affrontato nel corso degli ultimi mesi di presidenza della commissione Affari Costituzionali del Senato, dove il ddl Lobby è “incagliato” in attesa di sviluppi, con un testo ormai desueto (è stato presentato nel giugno 2014 e la discussione è ferma dal giugno 2016).

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