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Cosa cambia per i lobbisti con la nuova legge di Bilancio? Lo spiega Running Academy
Scritto il 2016-09-20 da Redazione su Interviste

(Alessio Samele) Lo scorso luglio il Senato ha dato il definitivo via libera alla nuova legge di bilancio. Le nuove regole sono in linea con l’introduzione del principio del pareggio di bilancio all’art 81 della Costituzione e modificano le tempistiche per la presentazione dei principali documenti per la programmazione economica, superando la vecchia legge di stabilità che sarà sostituita da un unico provvedimento insieme alla legge di bilancio. Tra le novità del provvedimento anche l’eliminazione delle clausole di salvaguardia con l’introduzione di una disciplina apposita in caso di andamento degli oneri non in linea con le previsioni. Cambiano i tempi di presentazione dei documenti finanziari: viene posticipata al 27 settembre la data di presentazione della nota di aggiornamento del Def e viene, così, introdotto il termine del 20 ottobre per la presentazione alle Camere del disegno di legge di bilancio.

Il periodo che coincide con l’approvazione della legge rappresenta un momento importante per il lavoro del lobbista. Monitorare l’iter, individuare i decisori pubblici d’interesse con i quali interagire e conoscere le procedure che portano all’approvazione della legge entro il 31 dicembre, costituiscono dei tasselli importanti per cercare di modificare l’ambito di azione di proprio interesse. Anche per questo Running Academy, in collaborazione con Reti-QuickTop, ha pensato di organizzare un corso di tre giorni (dal 6 all’8 ottobre 2016), rivolto a comunicatori, giornalisti, manager che si occupano di relazioni esterne e istituzionali, consulenti e liberi professionisti che operano nell’ambito dei rapporti con i decisori pubblici dedicato ad approfondire le novità della nuova legge di bilancio. Ad Antonio Iannamorelli, direttore operativo di Reti-QuickTop, abbiamo rivolto alcune domande sulle nuove procedure e sul regolamento dei lobbisti a Montecitorio.

Come cambierà il lavoro del lobbista in base alle nuove procedure di approvazione della legge di Bilancio? (Maggior tecnicismo dell'interazione con i decisori politici, maggiore richiesta di competenze nel drafting degli emendamenti, rapporti con gli organi tecnici del MEF e delle Camere)

Certamente dovremo essere ancora più precisi nella presentazione delle istanze ai decisori, in particolare in relazione al risvolto economico e finanziario delle proposte che facciamo, che dovrà essere sempre evidenziato senza approssimazioni. Detto questo, c'è un grande lato positivo: è finito l'assalto alla diligenza con intere leggi ordinamentali che finiscono nella legge di bilancio in una notte, come è successo in passato.

Il nuovo regolamento sui lobbisti a Montecitorio - rimasto inattuato - potrebbe facilitare il lavoro di lobbisti e deputati?

Certo che potrebbe, anzi, se fosse davvero attuato sanerebbe un vulnus di democrazia. Perché la Camera, prendendo a pretesto la trasparenza, è completamente chiusa a riccio, a differenza del Senato. Con il risultato che ci sono lobbisti di serie A e lobbisti di serie B. Quelli di serie A, che non è dato sapere chi sono, entrano e fanno più o meno ciò che vogliono. Gli altri attendono fuori. E se fai richiesta, oggi, il diniego non viene neanche motivato e l'accesso agli atti è negato "per ragioni di sicurezza". È una condizione di privilegio per pochi e di disagio per molti, che spero finisca presto con l'attuazione del provvedimento. Ho però i miei dubbi che chi oggi ha il diritto di dire "tu, si; tu, no" cederà facilmente la posizione di mazziere.

L'impossibilità di far scattare le clausole di salvaguardia e la necessità di trovare nuove soluzioni per la copertura delle misure previste dal ddl rende la competenza del lobbista necessaria per le aziende interessate al provvedimento?

Certamente è una sfida di qualità soprattutto per noi. Per questo organizziamo il seminario "La nuova legge di bilancio. Come, quando e perchè rappresentare gli interessi." che è scelto, per il terzo anno di fila, da molti colleghi, anche da molti concorrenti, che accogliamo volentieri. È tanto sentita come esigenza che vedo che nascono occasioni analoghe, sulla scia di quanto abbiamo fatto noi negli ultimi tre anni. Certo, la formazione non basta, la preparazione non basta. Spero e auspico che gli uffici legislativi e i tecnici abbiano la volontà di collaborare con i portatori di interesse. Con il dialogo, sono certo, riusciremo a fare meglio proposte positive per lo sviluppo e per il sistema Italia nel suo complesso. Il lobbista è un alleato del cambiamento, quando questo è sinonimo di miglioramento.

Al team di Reti (Antonio Iannamorelli, Direttore Operativo, e Caterina Nigo, Manager Public Affairs) si affiancheranno l’economista Luigi Marattin che introdurrà il corso il 6 ottobre, Simona Genovese, Responsabile Affari Giuridici Presidenza del Gruppo del Partito Democratico al Senato e Renato Loiero, Consigliere parlamentare e Direttore del Servizio del bilancio del Senato, Presidente COGIS. Il corso si svolgerà in formula weekend presso la sede di Running, a Roma. Per maggiori informazioni e per un colloquio conoscitivo, si può scrivere a segreteria@retionline.it.

La brochure del corso "La nuova legge di Bilancio"

Mercoledì 14 novembre la presentazione a Roma del nuovo libro di Antonio Iannamorelli Un tentativo di “reverse engineering” delle scelte di management e comunicazione messe in campo da Armando Diaz dalla fine del 1917 al 1918 e che consentirono all’Italia di riprendersi dopo la disfatta di Caporetto. Una lezione di crisis management con un occhio alla più grave crisi che il popolo italiano ricordi. Con uno sguardo al mondo del lobbying e a come il lobbista sia, a tutti gli effetti, un gestore di tempi, parole e persone e non un semplice collettore di relazioni e informazioni. Antonio Iannamorelli, direttore operativo della società romana di public affairs e comunicazione Reti, ha analizzato gli errori nella comunicazione delle istituzioni che furono destinate ad affrontare la disfatta di Caporetto nel corso della Prima Guerra Mondiale. La scelta di Diaz come “crisis manager” al posto del generale Cadorna, la nuova strategia di alleanze e il nuovo modo di rapportarsi all’esercito e al popolo sono state rapportate a una situazione molto comune ai giorni nostri, anche alla luce dei disastri naturali e antropici che i grandi operatori di mercato sono chiamati ad affrontare in un mondo sempre più interconnesso e ricco di informazioni (e delle loro interpretazioni). Il libro, che verrà presentato verrà presentato domani, mercoledì 14 novembre alle 18.30 alla libreria Feltrinelli - Galleria Sordi (link all’evento Facebook) con ospiti d’onore come Aldo Cazzullo, Giuliano Frosini e Simonetta Pattuglia, presenta un focus dedicato ai lobbisti. Armando Diaz, infatti, ha predisposto una vera e propria strategia di lobbying per rivedere il codice comunicativo e relazionale nei confronti degli stakeholder pubblici e permettere loro di cambiare idea su decisioni prese prima del conflitto. Il rapporto con il Parlamento, con il Governo, con gli alleati diventa la prima vera attività del generale e fa capire come, anche e soprattutto oggi, nella crisi sia decisivo il rapporto con i decisori pubblici. Con uno sguardo a due casi dei giorni nostri tutti da approfondire, raccontati dal punto di vista privilegiato del professionista del settore. Secondo Iannamorelli “Il Crisis Management oggi è una scienza, si insegna nelle università, è un elemento essenziale delle strategie di gestione della comunicazione aziendale, ma le crisi esistono da sempre e da sempre le persone che occupano posizioni di responsabilità lavorano per superarle. L'occasione che offre la crisi - ha continuato l'autore - spinge le organizzazioni al cambiamento. Sappiamo che le organizzazioni di qualsiasi tipo, soprattutto in Italia, sono abbastanza conservatrici, non accettano la sfida del cambiamento fino a quando non sono costrette”. Una lezione per il lobbista di oggi e del domani, raccontata attraverso un episodio di ieri. Una sfida affascinante, tutta da leggere.

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Martedì 26 giugno torna #OpenLobby, la terza edizione del fortunato format ideato da Reti, società di comunicazione e lobbying di Roma, che apre le porte dei propri uffici a chiunque voglia imparare e capire di più cosa significhi oggi fare lobbying. Nel corso di questa terza edizione di #OpenLobby si alterneranno tre momenti di discussione e dibattito dedicati a tre aspetti e modi di fare lobbying: locale, nazionale ed europea, con ospiti d’eccezione: tre lobbisti, tre professionisti della comunicazione, moderati da tre giornalisti. Si alterneranno nella sede di Reti di via degli Scialoja 18: Massimo Bruno, Head of Institutional Affairs Italy di Enel; Daniele Chieffi, Head of Digital Communication di Agi e Valentina Renzopaoli, giornalista del sito Affari Italiani; Francesca Chiocchetti, Public Affairs Manager di Samsung, Francesco Nicodemo, comunicatore e giornalista e Roberto Arditti, Direttore editoriale del sito Formiche; Marco Margheri, Direttore degli Affari istituzionali di Edison, Caterina Epis, Responsabile Relazioni Istituzionali di Tenaris Dalmine e Lorenzo Robustelli, Direttore del portale Eunews. “Raccontare il nostro lavoro alla luce del sole serve a trasmettere consapevolezza su cosa facciamo e su come la rappresentanza di interessi aiuti la democrazia a funzionare meglio”, dichiara Giusi Gallotto, CEO di Reti. “Siamo pronti ad accogliere giovani aspiranti lobbisti entusiasti e curiosi, li accompagneremo alla scoperta delle nostre attività con trasparenza e professionalità”, aggiunge Gallotto. I partecipanti avranno l'opportunità di vivere la giornata tipo del lobbista all'interno delle stanze di una delle maggiori aziende di public affairs in Italia, di scoprire quali sono le tecniche per costruire un network di relazioni, di comprendere come si fa monitoraggio delle istituzioni e come si interviene, in piena trasparenza, sui processi decisionali. #OpenLobby si conferma un format di successo. Giunto ormai alla sua terza edizione, con più di cento iscritti ogni anno, resta un appuntamento formativo immancabile per apprendere direttamente dai professionisti della comunicazione e del public affairs come si rappresentano gli interessi delle aziende italiane e internazionali che operano in Italia e nell'Unione europea.  

Imprese - Lobbyingitalia

(Riceviamo e con piacere pubblichiamo) La parola “Lobby” fa ancora da scudo ad un panorama zeppo di ipocrisie. Mentre Roma era già piena di sedicenti amici di amici di ministri, di sottosegeretari di e capi e vicecapi di gabinetto, prima che fossero insediati, un imprenditore veniva "intercettato" e poi arrestato assieme a manager pubblico e politici per corruzione e altro. Tutti innocenti fino al terzo grado,etc. Ma intanto si grida “hanno stato le lobbies. Adesso facciamo una legge”. Posizione ipocrita. Regolamentare le lobbies e le fondazioni politiche sarebbe allora la risposta alla corruzione? Le Fondazioni politiche, ad esempio, fanno parte della mancata regolazione, indicata in Costituzione, delle forze politiche. Ma è anche un po' colpa nostra. Certo è cresciuta la consapevolezza della necessità di trasparenza, ed il dibattito sulla regolamentazione degli altri, ma mai della politica. Ci sono manuali e testi accademici, libri utili e strutturati di diversi colleghi (Fabio Bistoncini, Alberto Cattaneo), articoli ed iniziative di Mariella Palazzolo. Molte università, come ad esempio LUMSA e LUISS di Roma, hanno inserito lobbying e public affairs nei percorsi di studio. Ma proposte di legge, non sono state portate a termine dal Parlamento. Si è lavorato sul lato degenerativo del rapporto tra pubblico e privato, sulla prevenzione burocratica (con l'ANAC), ma senza ridurre il peso della burocrazia che favorisce i corrotti. Sul piano penale c’è la legge Severino con l’ineffabile reato di traffico di influenze illecite. Più che parlare di registri,allora bisognerebbe cambiare registro: intestiamoci una battaglia a favore del confronto tra interessi pubblici e privati per creare buone pratiche e soluzioni. Qualcosa è avvenuto con l’inserimento, nel codice degli appalti, del Débat Public. O con l’estensione del “cartellino” e la stanzetta dei lobbisti. Ma non c'é stata una rivoluzione; il parziale sdoganamento della parola ci ha fatto ritornare a dove eravamo: quando serve la lobby resta una parolaccia, nei salotti acculturati viene apprezzata come parte del processo democratico. Trasparenza, accountability, apertura, partecipazione, open data, open government e #openlobby sono tutte frontiere ormai aperte, ma siamo sicuri che non ci parliamo addosso? Temo che quanto abbiamo detto e fatto finora non tenga conto del terremoto che ha investito la rappresentanza politica e degli interessi. Oggi molti giovani affrontano questa via con onore e dignità, e molte, non a caso, sono donne e “potrebbero tutti giurare sulla costituzione” e se non ci fossero saremmo in una dittatura. Quante volte l’abbiamo detto! Ma intanto quell’imprenditore va a cena con l’autorevole manager “nominato” a capo di una partecipata, che tratta a nome di una giunta comunale e sono insieme ad un ministro in pectore. Che lavoro faceva in quel momento il dott. Lanzalone? Parnasi non aveva bisogno di un cartellino per dire la sua. Forse il mondo è cambiato da un pezzo e noi siamo arrivati solo ai cartellini e ai master. Lavoriamo sodo, e siamo tutti più colti, preparati, bellini e presentabili; facciamo feste glam, interviste ed aperitivi in terrazza, rischiando di far succedere a vecchi faccendieri una pattuglia di lobbisti dell’apericena, alcuni in malcelata ammirazione per il potere (sia detto con rispetto quale? nda) dei “Bisignani”. Pochi dibattiti di sostanza, poco coraggio, poca visione autonoma e molti selfies di libri, drink ..e di se stessi alla presidenza di qualche convegno. Su Instagram naturalmente. Mi spiace lanciare un ruvido allarme: nonostante i miglioramenti di cui ci compiaciamo, chi lavora sul fronte dei public affairs rischia di essere irrilevante, di diseducare governo e interessi tornando alla corsa a chi conosce chi .. in una Roma dove “si usa” appunto il.. “tutti conoscono tutti”, ma pochi ne sanno qualcosa. In questo “interregno di sistema” che scompone alleanze internazionali, forze politiche, governi e sistemi un tempo stabili, dovremmo trovare punti di riferimento più solidi. Chi rappresenta interessi o aiuta a rappresentarli ha un rapporto con “lo Stato” sulla base di competenze regolatorie, politiche e comunicative, di proposte alte, non di conoscenze personali vere o millantate. I professionisti dei Public Affairs aiutano lo Stato, cioè Parlamento, Governo (qualunque governo), Pubblica Amministrazione (con le sue enormi competenze) a fare meglio ascoltando di più gli interessi. Con qualche idea. La formazione della volontà pubblica non è più un processo verticale, un sistema di comando, ma una rete di responsabilità, nella quale, decisione, comunicazione e discorso pubblico, frammentati, multiformi e spesso distorti, hanno un ruolo di reciproca influenza e co-determinazione con gli interessi Oltre a regolamentare la attività di lobbying, sarebbe ora di regolamentare le politiche pubbliche e la politica in modo che attori e processi siano trasparenti, semplici e accessibili, a partire dai partiti, dai corpi intermedi, e dai Think Tank Se il terreno di gioco si inclina verso una o due società o “consulenti di fiducia” da premiare e/o istituzioni/corporazioni amiche, interne e privilegiate dal sistema politico o da una sua parte, non ce n’è più per nessuno. Una bonifica andrebbe fatta su conflitti di interessi e sliding doors non solo per i media, anche con un sistema di “follow the money” , e non sulla “percezione” o “presunzione”, ma sui fatti con un osservatorio indipendente sulla trasparenza appoggiato dalle istituzioni (stile Sunlight Foundation) Avendo qualche esperienza passata per 5 o 6 diversi governi, aggiungo che l’autonomia di giudizio, senza nascondere le proprie idee, di un portatore di interessi, come di un giornalista, quanto di un politico, arricchisce il pluralismo e aumenta la fiducia tra persone che meritano per i contenuti che portano. Al contrario, la corsa al carro dei vincitori,la compagnia di giro, la dissimulazione delle proprie idee non è mai stata una buona pratica per nessuna delle parti. Alla fine riduce una realtà complessa ad un sistema parziale, amicale, di circoli e reti di cronies, che presto diventa asfittico, soffocante e dannoso soprattutto per chi ha nuove responsabilità. Limitarsi alla tiritera sulle regolamentazioni, sperare nelle festicciole, nei #pourparler (de che?) favorisce alla fine i lobbisti ombra, il gossip malizioso e la spregiudicatezza dei chiacchieroni. E’ un’illusione facile per chi ha ancora scarsa esperienza politica, ed un’occasione golosa per chi è abituato ad operare nell’ombra e a “marciarci”. Superiamola insieme. Massimo Micucci Analista politico, comunicatore, consulente, lobbista (web companies, energia, editoria)

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