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Lobby e tabacco, è scontro in Europa
Scritto il 2016-05-17 da Redazione su Europa

Il forte disaccordo tra il Mediatore Europeo Emily O’Reilly e l’industria del tabacco sull’interpretazione di un articolo del Protocollo FCTC dell’Organizzazione Mondiale Sanità conferma la necessità di rispondere ad un’importante domanda: qual è il confine tra trasparenza e partecipazione al processo decisionale?

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’iniziativa del  Mediatore Europeo Emily O’Reilly che ha ospitato a Bruxelles una conferenza dal titolo “Improving transparency in tobacco lobbying” escludendo i rappresentanti delle industrie del tabacco dal dibattito dei relatori invitati. Tale decisione non poteva che rappresentare un’ulteriore scintilla nella dura contrapposizione tra l’industria del tabacco e l’Istituzione riferita al Trattato FCTC (Framework Convention on Tobacco Control) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e in particolare all’interpretazione dell’articolo 5.3 del protocollo da parte dell’Obmudsman, eccessivamente restrittiva, per il mondo del tabacco, e lesiva della libertà di espressione e del diritto alla partecipazione del processo decisionale pubblico.

LE NORME DELL’OMS

Questo articolo, il 5.3 del trattato FCTC, adottato nel 2003 dalla Conferenza delle Parti, presenta una disposizione inserita con l’obiettivo di attenuare l’influenza delle grandi lobby del tabacco in merito a provvedimenti normativi sulla salute. L’articolo afferma che “nel formulare e applicare politiche sanitarie, i pubblici ufficiali devono proteggerle da interessi commerciali dell’industria del tabacco”. Nel 2008, l’OMS ha emanato delle linee guida interpretative, secondo le quali le misure del protocollo sono orientate a impedire che l’industria del tabacco interferisca sulla realizzazione, modifica o applicazione di politiche sanitarie, negli ordinamenti dei Paesi che hanno sottoscritto la convenzione. Da quel momento dunque molti decision-makers hanno cominciato a rifiutare incontri e confronti con i rappresentanti degli interesse del settore, fino all’ultimo evento, quello cioè in cui  il Mediatore Europeo Emily O’Reilly ha rifiutato le richieste dei rappresentanti delle società del tabacco di sedere al tavolo di una conferenza che riguardava la trasparenza del loro stesso settore di appartenenza. Ma l’Obmudsman è andato anche oltre la questione dell’interpretazione dell’articolo 5.3 scrivendo lo scorso ottobre una raccomandazione all'Esecutivo comunitario perché si adattasse alle regole del Trattato dell’OMS pubblicando i verbali di tutti gli incontri con i lobbisti del tabacco, così come già fa la Direzione generale per la Sanità. La Commissione però ha rigettato tale raccomandazione considerando la propria politica già in linea con la Convenzione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e la cosa non è rimasta senza commenti.

Durante la conferenza citata in apertura, alla quale ha partecipato anche il commissario Ue alla Salute Vytenis Andriukaitis, il Mediatore ha infatti affermato che "incontri fra i servizi legali dell'esecutivo e le loro controparti dell'industria del tabacco non sono sempre considerati nel contesto delle lobby, mentre potrebbero esserlo" e ha concluso: “Ma su questo la Commissione non è d'accordo, è abbastanza raro che una raccomandazione venga rigettata. Sono stata sorpresa anche dal punto di vista 'tattico' dal comportamento della Commissione, credevo che per lei sarebbe stata una vittoria facile", visti i suoi impegni per una maggiore trasparenza. E se la Commissione non dà seguito, O'Reilly ha cominciato a considerare l'ipotesi di scrivere una relazione direttamente al Parlamento europeo, "ma è opzione rara perché vorrebbe dire che nient'altro ha funzionato". Si tratterebbe infatti di un “attacco” diretto alla Commissione da parte di un organismo dell’Unione Europea chiamato a dirimere le controversie, nonostante il più importante organo di indirizzo politico, la Commissione appunto, non ritenga necessario escludere dalla discussione politica i rappresentanti del settore del tabacco.

LA REAZIONE DELL’INDUSTRIA DEL TABACCO

E’ evidente che l’altro protagonista della vicenda, l’industria del tabacco, abbia reagito a questa ennesimo episodio: “Non ha senso che i rappresentanti del settore siano stati esclusi dal tavolo della discussione in merito al settore stesso, e questo non ha nulla a che fare con il protocollo FCTC”, ha affermato un lobbista del tabacco, rimasto anonimo,  “si tratta di un evento sulla trasparenza, e cosa può essere più trasparente di un dibattito pubblico?”. Un’interpretazione più light, secondo le multinazionali del tabacco, avrebbe infatti consentito la partecipazione alla conferenza dell’Obmudsman, perché di fatto non aveva il precipuo scopo di discutere una politica pubblica sanitaria, attenendosi quindi alla regola posta dal Protocollo FCTC. Ma al momento il Mediatore Europeo ha adottato l’interpretazione più restrittiva, e i lobbisti delle Big Tobacco sono stati del tutto esclusi rendendo per loro questo provvedimento “eccessivamente lesivo della libertà di espressione e del diritto alla concorrenza”.

A questo proposito Valerio Forconi, da poco nominato Responsabile delle Relazioni Istituzionali e degli Affari Legali Regione Sud Est Europa di Imperial Tobacco, una delle quattro maggiori multinazionali a livello mondiale, ha confermato che la sua compagnia applica principi, norme e politiche europei sulla trasparenza, anche se resta necessario migliorare la trasparenza del lobbying nell’Unione Europea “a livello orizzontale, allo stesso modo per tutte le industrie e i settori. Per assicurare il miglioramento effettivo e funzionale nella trasparenza del lobbying nell’UE, ogni discussione in merito al suo futuro deve coinvolgere la partecipazione di tutti gli stakeholder e garantire parità di trattamento nei loro confronti”, come afferma l’articolo 11 del Trattato sull’Unione Europea.

Forconi, che nel suo ruolo in Imperial Tobacco si occupa di interfacciarsi con decisori a livello nazionale, comunitario e internazionale, in linea con la posizione di tutti i suoi colleghi sottolinea come “l’articolo 5.3 del protocollo FCTC non impedisce ai decision-makers di incontrare o interagire con i rappresentanti dell’industria del tabacco. Piuttosto, ha lo scopo di proteggere il processo legislativo da influenze illecite, un principio che dovrebbe però applicarsi senza distinzione sull’interesse rappresentato”. Tornando all’interpretazione dell’Articolo 5.3, “le linee guida OMS non sono tassative e non possono giustificare l’esclusione di rappresentanti dell’industria del tabacco dal processo decisionale europeo. Imperial Tobacco crede – conclude Forconi – che l’interpretazione errata dell’Articolo 5.3 per promuovere l’esclusione di un settore specifico riduce il potenziale della piena partecipazione degli stakeholder al processo di formazione della decisione. Per raggiungere il massimo livello di trasparenza e proteggere l’integrità delle istituzioni è necessario un dialogo inclusivo e approfondito”.

IL RISCHIO BOOMERANG

In questo quadro, sarà interessante comprendere cosa accadrà il prossimo Novembre al COP 7 di Nuova Dehli, il vertice delle parti che hanno sottoscritto l’accordo FCTC. Nel corso della precedente riunione dell’ottobre 2014 a Mosca, peraltro, rappresentanti di industria e stampa furono esclusi dalle riunioni dalla plenaria sin dal primo giorno: un segnale di chiusura alla partecipazione dell’industria del tabacco molto chiaro rispetto da parte dell’OMS, oltre che del basso livello di trasparenza. L’orientamento del Mediatore Europeo e la differenza di vedute con altre istituzioni (su tutte, la Commissione) oltre che con i rappresentanti dell’intero settore economico in questione pongono inoltre serie domande sulla regolamentazione del lobbying a livello europeo.

Quanto è legittimo che a rappresentanti di un intero settore economico (il tabacco è un’industria controversa ma legale, e vuole essere trattata come tale) venga negata la possibilità di partecipare a un evento istituzionale che coinvolge i suoi interessi, alla luce di una semplice interpretazione restrittiva? Il rischio vero è che un tale provvedimento leda, oltre al principio della trasparenza, anche i principi fondamentali di libertà di espressione e di democrazia partecipativa.

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