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Lobbying in Messico, più regole che in Italia
Scritto il 2014-01-13 da Giovanni Gatto su World

Ogni fine anno, in occasione della negoziazione del programma economico e soprattutto del pacchetto di tasse, imposte e tariffe da inserire nel successivo esercizio, la sede della Camera dei Deputati è invasa da un esercito di persone (circa tremila) al di fuori del Congresso.

Una situazione registrata anche in Italia e salita alla ribalta delle cronache soprattutto durante i lavori della “legge di stabilità” 2013, con le denunce da parte dei grillini del Movimento 5 Stelle per la presenza di lobbisti “brutti e cattivi” nelle aule di Montecitorio.

Fernando Dworak, studioso messicano del processo legislativo, definisce i lobbisti come "i vari gruppi di interesse che cercano di influenzare il processo decisionale" e non necessariamente appartenenti al settore privato, perché lo sono anche i tre livelli di governo, i sindacati, le associazioni di imprese e le ONG.  Nora Cariño, che da 15 anni si dedica a questa attività ed è fondatrice della Associazione Nazionale dei Professionisti del Lobbying (PROCAB, Asociación Nacional de Profesionales del Cabildeo A.C.), sottolinea che chi demonizza, lo fa per ignoranza. L’affiliata del Grupo Salinas ha aggiunto che i lobbisti "accumulano fonti di informazione e canali di conoscenze utili a senatori e rappresentanti che votano iniziative e prendono decisioni".

Lobbying: le origini in Messico

Le prime manifestazioni di questa attività in Messico sono avvenute alla fine della presidenza di Luis Echeverría con la creazione del Consejo Coordinador Empresarial (National Business Council in lingua inglese) nel 1976 e si rafforzarono nella cosiddetta “era delle alleanze" cominciata con Miguel de la Madrid (entrambi esponenti del Partido Revolucionario Institucional, PRI) nel 1988. Tuttavia, il governo di Carlos Salinas de Gortari (sempre del PRI) fu quello che più vi si appoggiò per promuovere la firma del North American Free Trade (NAFTA) con Canada e Stati Uniti. Alcuni emissari portarono avanti l'iniziativa in Campidoglio e alla Casa Bianca, oltre che all’interno del Paese, per cancellare le resistenze di gruppi economici che sostenevano di poterne essere colpiti negativamente.

L’attività di lobbying per il NAFTA destò particolare attenzione da parte dei media americani nei confronti dei “vicini” messicani, che misero in atto la più grande campagna di lobbying mai effettuata prima per entrare nell’accordo commerciale accanto a Canada e Stati Uniti. Secondo il  Center for Public Integrity americano, il Messico spese 25 milioni di dollari per il lobbying negli USA (arrivando a superare le spese di Corea del Sud, Giappone e Kuwait, altri tre Paesi che in passato avevano fatto lobbying presso Congresso e Casa Bianca) tra il 1989 e il 1993, e altri 10 per il voto di ratifica dello stesso accordo[1].

Da quel momento in poi, il Messico ha addirittura avuto società di lobbying regolarmente registrate presso il Congresso americano: tra le istituzioni messicane regolarmente rappresentate a Washington ci sono il presidente Enrique Peña Nieto (PRI), che si affidò alla società di lobbying Chlopak, Leonard, Schechter & Associates; altri partiti politici (come il PAN), l’ambasciata messicana, l’amministrazione della capitale Città del Messico, il dipartimento messicano di Agricoltura ed Economia, la compagnia energetica messicana Pemex e il Mexican Visitors Board [2]. Secondo uno studio del Dipartimento di Giustizia americano [3], nel solo anno 2011 queste istituzioni arrivarono a spendere 2 milioni di dollari in attività di lobbying.

Eppure, l'attività non ebbe un grande picco fino al 1997, quando il PRI perse la sua maggioranza alla Camera dei Deputati. Alcuni ex parlamentari di quel partito videro l’opportunità di un nuovo business e fondarono società composte da avvocati, economisti e politologi. Uno di questi è Gustavo Almaraz Montaño, ex senatore della Baja California, che nel 1996 fondò il Grupo Estrategia Política S.C.. Un altro caso fu Marco Antonio Michel, ex deputato federale nella LVI legislatura, il quale creò la società di consulenza Políticas Públicas y Asesoría Legislativa S.C.. La PROCAB, fondata nel maggio del 2000, comprende attualmente 23 organizzazioni, agenzie e società registrate in aggiunta ad altre 40 imprese che lavorano al di fuori dell'organizzazione.

Queste aziende forniscono diversi tipi di servizi di informazione e di analisi, tra cui il monitoraggio e la mappatura di un cliente specifico nei suoi rapporti con i media o la progettazione di una strategia per posizionare un argomento particolare nell'opinione pubblica e, infine, la realizzazione di una campagna. Costo minimo è di circa 150mila dollari al mese, per arrivare anche ad un milione di dollari per progetto, comprese le attività per promuovere il passaggio, o bloccare qualsiasi progetto di legge, al Congresso, con un team di lavoro ampio fino a 20 persone.

Le prime regole

La prima vera azione condotta per convincere i legislatori ad adottare una regolamentazione delle lobby si registrò poi nel 1998, portata all’attenzione del Governo da parte di funzionari del ministero della Finanza e del Credito Pubblico[4]. Il lobbying cominciò anche ad essere oggetto di studio, come testimonia il libro, scritto nel 2006, di Efrén Elías Galaviz dal titolo “Il lobbying legislativo e la sua regolamentazione” (El cabildeo legislativo y su regulación [5]).

Il 26 ottobre 2005 il deputato del PAN Miguel Angel Toscano riferì che un gruppo di parlamentari federali si recò in Brasile, Ungheria, Madrid e Barcellona, ​​con tutte le spese pagate, su invito delle società British American Tobacco e Philip Morris, per assistere ai Gran Premi di Formula 1. Ciò affinché nel pacchetto fiscale del 2006 non fosse approvata una tassa sulle sigarette. L'accusa scoprì e rese pubblico il tentativo di corruzione nel giugno 2004, quando i rappresentanti di British American Tobacco e Philip Morris firmarono un accordo giudiziario con il governo messicano. Nell’accordo, le imprese si impegnarono a fornire un peso dei loro guadagni per ogni confezione venduta, risorse da destinare al Fondo spese catastrofiche dell’Assicurazione Popolare. In cambio, il governo di Vicente Fox (Partido Acción Nacional, PAN) emise un decreto che rendeva tali contributi deducibili dal pagamento di IVA e dalla tassa speciale sulla produzione e servizi.

Ma non tutte le attività di lobbying comportano alleanze negoziabili. Nora Cariño ricorda un caso: tra il 2009 e il 2010, le organizzazioni della società civile, le associazioni imprenditoriali, la PROFECO (Procuraduría Federal del Consumidor, associazione dei consumatori), la COFETEL (Comisión Federal de Telecomunicaciones) e la CONDUSEF (Comisión Nacional de Defensa de los Usuarios de Servicios Financieros) e le agenzie di lobbying stesse si sono riunite per discutere delle riforme all'articolo 17 della Costituzione. Obiettivo: consentire ai cittadini (e alla società civile in generale) la possibilità di unirsi e presentare delle class action contro gli abusi o le azioni sleali di monopoli, banche o istituzioni finanziarie, frodi di aziende o le leggi che li riguardano.

I Regolamenti parlamentari e l'attività di lobbying

I  primi sforzi effettivi per rendere trasparente questa attività risalgono al 2002. Da allora fino a settembre 2010, sono stati presentati altre 12 iniziative alla Camera e quattro al Senato. In parallelo, entrambe le Camere hanno fatto da parte loro degli sforzi per fornire un quadro giuridico a questa pratica. Il 15 Settembre 2010 è entrato in vigore il regolamento del Senato che la regola negli articoli 298 e 299. Nel gennaio 2011, la Camera Bassa ha ordinato la creazione di un registro pubblico controllato dall’ufficio di presidenza della Camera dei Deputati all'inizio di ogni Legislatura. L’ultimo registro comprende 564 professionisti del lobbying di 81 aziende e gruppi di vario tipo, e 112 persone fisiche. È del giugno 2013 l’ultimo progetto di legge finalizzato a dotare il Messico di una legislazione completa sul lobbying [6] da parte del centro di studi Libertad Y Desarrollo [7].

Dopo lo scandalo che ha coinvolto la società di consulenza PriceWaterhouseCoopers (che offrì i propri servizi per modificare la riforma fiscale) al palazzo San Lázaro (sede del Parlamento) è stato modificato nell’ottobre 2013 il Regolamento Interno, per regolare il lavoro dei lobbisti e proibire ai deputati di ricevere "doni" in natura o in contanti. Viste le critiche, secondo cui tali norme sarebbero insufficienti e che fosse necessaria una legge a carattere più generale, Nora Cariño assicurò che gli atti di disonestà di qualsiasi tipo in cui i lobbisti potessero incorrere fossero già sanzionate dal codice penale. “Il traffico illecito di influenze non è lobbying. Si tratta di un crimine e si caratterizza come corruzione, concussione o estorsione", sottolineando che, nonostante gli scandali che circondano questa attività, come affermato da Miguel Angel Toscano, "non una sola denuncia è stata presentata presso l'autorità per dimostrare qualunque comportamento illecito".

Nel continente americano, sei paesi hanno leggi che regolano lobbying: Stati Uniti, Canada, Colombia, Argentina e Perù. Nell'Unione Europea, curiosamente, a parte gli organi di Bruxelles solo otto Stati hanno regole organiche per tale attività: Germania, Austria, Francia, Regno Unito, Polonia, Lettonia, Macedonia, Slovenia, [8].


[1]Mexico's NAFTA Lobbying Called a Record“: http://articles.latimes.com/1993-05-28/business/fi-40898_1_white-house, Los Angeles Times, 28 maggio 1993.

[2]Mexico’s president-elect hires DC lobbyists”: http://sunlightfoundation.com/blog/2012/07/17/mexicos-president-elect-hires-dc-lobbyists/, Sunlight Foundation, 17 luglio 2012.

[4]Lobbying: más de 200 años de historia sobre el cabildeo”: http://www.adnpolitico.com/congreso/2012/11/03/analisis-la-historia-del-cabildeo-y-regulacion, Adn Politico, 6 novembre 2012.

[8] ¿Y quiénes son y qué hacen los cabilderos?: http://www.vanguardia.com.mx/yquienessonyquehacenloscabilderos-1854629.html, Vanguardia Mexico, 18 ottobre 2013.

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