NEWS
Regno Unito, arriva la legge ma solo per i consulenti?
Scritto il 2013-07-12 da Franco Spicciariello su World

(Franco Spicciariello) Il modo in cui il Governo ha intenzione di regolare l'industria del lobbying non avrà alcun effetto su questa, come dimostra il dato relativo ai 998 meeting che i Ministri dei settori più legati al business hanno avuto con organizzazioni esterne nel 2012, di cui solo due possono essere formalmente definite società di lobbying.

In totale i ministri sono stati ospitati 175 volte da soggetti esterni nel 2012, e due sole volte da società di loggying, secondo i dati rilasciati dal business department.

Vince Cable, the business secretary, ha avuto 106 meeting con organizzazioni esterne e nessuna con società di lobbying. Anche per il segretario permanente al business Martin Donnelly risultano 36 meeting con  organizzazioni esterne e uno solo con un lobbista. E il business department è certamente il principale obiettivo dei lobbisti.

L'unico ministro dell'area business ad incontrare una società di lobbying è stato Lord Green, che ha visto dei rappresentanti di Brunswick and Montrose.

La presentazione della proposta di legge governativa che introdurrà una registro obbligatorio per i lobbisti è prevista per martedì 16 luglio. Le bozze pubblicate lo scorso anno suggeriscono la possibilità che il registro possa escludere il lobbisti che lavorano in-house in rappresentanza delle proprie società, organizzazioni di rappresentanza o organizzazioni non-profit, includendo in pratica solo i consulenti. Ma ogni organizzazione pagata per fare lobbying in favore di un soggetto terzo avrà l'obbligo di registrarsi, includendo i dettagli relativi al cliente rappresentato.

La legge sarà inusualmente guidata dal Leader of the House Andrew Lansley, invece che dal cabinet office o dal vice primo ministro, che sono i soggetti generalmentee in carico per questo tipo di normativa.

Iain Anderson, vice chairman dell'Association of Professional Political Consultants, ha richiesto ufficialmente regole uguali per consulenti e lobbisti in-house: "Come abbiamo visto, dato che la maggioranza degli incontri non coinvolgono consulenti, sarebbe da pazzi per un governo istituire un registro solo per questi. Un registro deve essere universale e includere tutti i lobbisti professionisti".

L'industria del lobbying - che ha anche realizzato una definizione di "lobbying" - afferma che un registro obbligatorio per tutti consentire di porre fine a certe brutte pratiche diffuse tra i gruppi parlamentari, dove spesso si realizzano alcune attività di lobbying alquanto discutibili. La consultazione del registro infatti consentire bbe di verificare velocemnte chi ha diritto ad un pass per entrare in Parlamento.

Il ministro ombra del Cabinet Office Jon Trickett ha richiesto l'estensione del registro ai lobbisti full-time che lavorano per società o organizzazioni di rappresentanza quali CBI. "La definizione di lobbista deve essere adeguata, altrimenti il governo sta semplicemente sfuggendo il problema", ha dichiarato Trickett. "Da quanto abbiamo capito, la legge escludera 1uattro quinti dell'industria del lobbying, inclusi i lobbisti delle società e i singoli professionisti. Non va bene".

Tricketts ha sottolineato come in America tutti coloro che ricavano il 20% del proprio reddito dall'attività di lobbying sono definiti lobbisti. Il governo del Regno Unito è stato accusato di aver prima posticipato la norma, per poi accelerare il tutto dopo un recente scandalo che ha coinvolto un parlamentare della maggioranza. Inoltre nelle ultime settimane nella norma sono state incluse norme per limitare la possibilità di spesa in occasione delle elezioni per terze parti quali il sindacato Unison o simili.

Inoltre, verrà posto fine al sistema dell'autocertificazione del numero degli iscritti da parte dei sindacati. Questi infatti dovranno realizzare un audit annuale e dimostrare che il numero dichiarato di iscritti corrisponde alla realtà. Il funzionario certificatore avrà il potere di condurre indagini sui numeri presentati, che sono vitali quando vengono effettuate votazioni sindacali o viene deciso uno sciopero.

La riforma infine interverrà anche su alcuni aspetti relativi alle spese elettorali dei partiti, settando dei criteri di valutazione di attività di vario genere, quale ad esempio la stampa di volantini, per consentire di verificare se il tetto massimo di spesa previsto per i partiti -  £19 milioni - sia stato superato in occasione della campagna elettorale.

Articoli Correlati
Il 2015 è l'anno di Milano, capitale mondiale del food e del design grazie all'esposizione universale. IKEA stupisce tutti con una nuova iniziativa assolutamente inedita ed inaugura un temporary space in pieno centro, a Porta Genova, in via Vigevano, 18. Non è una scelta casuale: è facilmente riconoscibile, ben contestualizzato in una location affascinante a pochi passi da via Tortona, la via del design più alla moda e facilmente raggiungibile. Situato in un ex edificio industriale circondato da aree verdi sapientemente distribuite appositamente create per l'occasione, il salone è sviluppato su tre piani ed è dedicato all'ambiente cucina. Una scelta che si ricollega perfettamente al tema portante dell'EXPO, "Nutriamo il pianeta", ed al concetto del mangiar sano, del cibo e degli alimenti presenti sulla tavola. IKEA, il colosso svedese leader nel mercato del mobile, non si lascia sfuggire quest'occasione. Nello spazio espositivo del temporary i componenti d'arredo tipici del marchio IKEA (scodelle, posate, bicchieri, etc.), ma anche gli stessi alimenti da poter acquistare. Per i curiosi e gli appassionati sarà possibile anche seguire corsi di cucina Food Lab, in spazi dedicati a laboratori. Per chi invece non desideri mettersi ai fornelli, ma solo godersi un buon pranzo o una cena rilassante, potrà farlo in un delizioso bistrot allestito su un piano intero dell'edificio. #IKEAtemporary sarà aperta al pubblico fino al 30 settembre 2015 (per l'appunto, verso la fine dell'Expo). Osserverà un orario piuttosto ampio: tutti i giorni dalle ore 12:00 alle ore 22:00, il venerdì il sabato e la domenica fino alle ore 24:00. Un'esperienza da provare! Sponsored by IKEA Italia

Mondo - Comunicablog

Fumata nera dalla riunione dei ministri delle finanze dell'Eurogruppo per negoziare l'ennesimo salvataggio della Grecia. L'incontro in calendario lunedì 16 febbraio si è concluso con un nulla di fatto e tutto è rimandato a venerdì 20, con l'ottimismo del greco Yanis Varoufakis - "Non ho dubbi che i negoziati continueranno domani, il giorno dopo, e non ho dubbi che ci sarà un accordo che sarà terapeutico per la Grecia e buono per l'Europa" - che si scontra con la palese irritazione del tedesco Wolfgang Schäuble, che si è detto "molto scettico" circa la possibilità di trovare una soluzione e ha definito il governo di Atene "irresponsabile". Ma che cosa ha determinato il muro contro muro che ha portato allo stop delle trattative? Nonostante si parli di "punti", la Grecia sostanzialmente ha bocciato per intero la proposta dell'Eurogruppo formulata dal presidente Jreon Dijsselbloem. Il "no" di Varoufakis e del premier Alexis Tsipras va infatti all'estensione per un altro semestre dell'attuale programma (che scade a fine febbraio), con l'invito a un uso migliore della flessibilità prevista, all'impegno "ad astenersi da azioni unilaterali", che in soldoni significa accettare le condizioni della Troika, e alla necessità di "assicurare surplus primari adeguati", definizione che glissa in modo sibillino sull'obiettivo del 3% previsto per il 2015. In disaccordo con l'Europa, infatti, il governo di Atene vorrebbe in prima battuta discutere dei prestiti e, come diretta conseguenza, definire un nuovo programma tout court, che preveda nuovi bond, perpetui e indicizzati al tasso di crescita nominale del Pil, ed eviti (ulteriori) interventi sulle pensioni e rialzi dell'Iva. Due posizioni che sembrano difficialmente conciliabili, ma che il ministro delle Finanze greco pensa possano ancora trovare un punto di incontro, anche perché - come lui stesso ha dichiarato - "nella storia dell'Europa dagli ultimatum non è mai arrivato nulla di buono". Venerdì dunque è un giorno cruciale. Per il momento infatti i mercati stanno reagendo cautamente alla fumata nera della riunione dell'Eurogruppo, confidando in una soluzione all'impasse, anche se le prime avvisaglie di una certa tensione iniziano a manifestarsi. All'apertura delle borse di questa mattina, infatti, l'analista di Ig Stan Shamu ha dichiarato che se venerdì le parti non troveranno un accordo, "il pericolo di un ritorno all'avversione al rischio diventa molto reale", con il conseguente allontanamento degli investitori e l'aumento degli spread sovrani. Uno scenario che per Atene significherebbe la messa in discussione della solvibilità e - in ultima drammatica istanza - la bancarotta. A quel punto si aprirebbero scenari diversi, ma a prescindere dalla paventata uscita della Grecia dall'Euro, per la moneta unica sarebbe un colpo durissimo, assestato in un momento di debolezza patologica, dovuta all'incertezza della situazione attuale e a un progressivo sfaldamento dei Paesi membri dell'Unione, che di fronte alla crisi scelgono - naturalmente - di salvaguardare i propri interessi, con tutte le conseguenze del caso.

Mondo - Comunicablog

LOBBYINGITALIA
NEWS