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Lobby, un appello ai partiti: "Serve una legge per la trasparenza"
Scritto il 2013-01-16 da Franco Spicciariello su

I gruppi di pressione sono un fenomeno tipico di ogni democrazia. Ma senza regole chiare e uguali per tutti, le lobbies possono diventare un limite allo sviluppo del Paese. Per questo VeDrò chiede che nei programmi di tutti i partiti e di tutte le coalizioni sia espressamente prevista una legge sulle lobby”: è questo l’appello lanciato dall’Associazione bipartisan VeDrò, presieduta da Benedetta Rizzo, sulla base di uno studio svolto dal working group Lobby dell’Associazione.

Il working group Lobby di VeDrò, avviato nel 2011, haanalizzato come le lobby operino in Italia e quali siano le norme vigenti in questa materia, concludendo che oggi in Italia esistono ben 88 norme sulle lobby e sulla trasparenza della politica ma sono del tutto disapplicate o violate dallo stesso legislatore.

La normativa italiana sulle lobby” – evidenzia il prof. Pier Luigi Petrillo, professore di Tecniche di Lobbying alla Luiss Guido Carli e coordinatore del working group Lobby di VeDrò – “è di tipo strisciante con un andamento schizofrenico. Strisciante perché ci sono tante norme frammentate e sparse in numerose leggi, regolamenti, decreti, nessuna delle quali, però, affronta il tema in modo organico. Ad andamento schizofrenico perché lo stesso legislatore che le ha introdotte, le ha, successivamente, aggirate, violate, disapplicate”.

Per questo VeDrò chiede ai partiti e alle coalizioni di inserire nei loro programmi l’impegno ad approvare, nei primi 100 giorni di governo, una legge sulle lobby che si basi sui seguenti principi:

1. Trasparenza dei processi decisionali, anche attraverso l’istituzione di un Elenco dei lobbisti cui sono tenuti ad iscriversi tutti coloro che vogliono influenzare tale processo;

2. Regole uguali per tutti: prevedere un accesso ai decisori pubblici uguale per tutte le lobbies, evitando così fenomeni di clientelismo

3. Obbligo, per le lobbies e i decisori pubblici, di relazionare periodicamente sull’attività svolta

4. Divieto di “revolving door” (“porta girevole”) ovvero prevedere che chi ha ricoperto incarichi pubblici (non solo politici) non possa diventare un lobbista, e viceversa, se non dopo un certo periodo di “raffreddamento” (3-5 anni)

5. Conoscibilità dei finanziamenti privati alla politica, attraverso la pubblicazione sul sito web del Governo dell’elenco, aggiornato in tempo reale, di tutti i contributi ricevuti dai partiti, superiori ai 50 euro complessivi

6. Attuazione, anche a livello nazionale, delle norme sulla c.d. “anagrafe patrimoniale degli eletti” ovvero rendere effettivo l’obbligo per gli eletti di dichiarare tutti gli interessi economici e non economici di cui sono portatori, con contestuale pubblicazione di tali dichiarazioni sul sito web della Camera e del Senato.1)

Come ha evidenziato l’analisi condotta dal wg Lobby di VeDrò, l’Unione Europea da oltre 15 anni ha introdotto regole finalizzate a disciplinare il rapporto tra le lobbies e i decisori pubblici. Negli Stati Uniti d’America tale relazione è regolata da 66 anni; in Canada dal 1995; in Israele dal 1998; in Gran Bretagna dalla fine dell’800. La Francia ha introdotto delle regole precise nel 2011. Germania e Austria a partire dagli anni ’70 del Novecento. L’OCSE, in un rapporto del 2010, sottolinea come l’assenza di regole in materia di lobby produca una perdita di competitività per il Paese, specialmente perché, l’assenza di norme organiche e uguali per tutte, comprime fortemente la concorrenza tra i diversi portatori di interessi privati.

In Italia le lobby operano nella più totale oscurità” – prosegue lo studio del wg Lobby di VeDrò – “ E’ tempo di togliere questo velo impenetrabile che impedisce ai cittadini di conoscere quali soggetti influiscono sull’azione politica. E’ tempo che la politica si assuma pienamente la responsabilità delle proprie scelte e che tutti sappiano le ragioni e gli interessi che hanno determinato quelle scelte. E’ una questione di democrazia, di competitività, di giustizia sociale. Per questo chiediamo a tutti i partiti e a tutte le coalizioni di inserire nei loro programmi una legge sulle lobby: poche regole ma chiare e uguali per tutti”.

Il wg LOBBY di VeDrò, coordinato dal prof. Pier Luigi Petrillo (Professore di Teoria e Tecniche del Lobbying alla Luiss Guido Carli e all’Università Unitelma Sapienza), è composto da alti magistrati come Michele Corradino (Consigliere di Stato e capo di gabinetto di diversi Ministri), da manager come Pier Paolo Bucalo (Vice president UniCredit), Francesco Giorgianni (direttore relazioni istituzionali ENEL), Maura Satta Flores (responsabile relazioni istituzionali Vodafone), Riccardo Capecchi (Poste Italiane), studiosi come Ruben Razzante (docente di diritto dell’informazione alla Cattolica di Milano e animatore dell’Associazione Il Chiostro) e Alberto Castelvecchi, da lobbisti come Fabio Bistoncini (ad di FB&Associati e autore del volume “Vent’anni da sporco lobbista”), Franco Spicciariello (Open Gate Italia), Luigi Ferrata (Sec), Giampiero Zurlo (Utopia).

Fonte: VeDrò

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