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Open Scotland?
Scritto il 2007-01-01 da lobbyingitalia su Libri

La devolution dei poteri dal centro al territorio voluta dal Governo guidato da Tony Blair ha portato nella politica scozzese la voglia di avere una politica aperta e trasparente. Ma come arrivare ad un tale traguardo?
Gli autori di Open Scotland affermano che in realtà non molto è cambiato, e che il vecchio modo di fare politica è ancora presente e passa per Westminstere Whitehall, che continuano a fare ombra aEdinburgo.
Questo libro offre la prima vera panoramica di come media, poltici e lobbisti interagiscono nella Scozia post-riforma. Basato su un ampio accesso a fonti di prima mano e ad interlocutori di alto livello,Philip Schlesinger, David Millere William Dinan hanno realizzato un quadro accurato di come sia difficile per le nuove istituzioni scozzesi scrivere regole del gioco adeguate al rapporto fra politica e lobbisti.
Per il libro si sono rivolti ai più importanti giornalisti scozzesi, quelli che vivono nel cuore della politica delle Highlands, e che spesso hanno un impatto decisivo sulle scelte dei decisori. Hanno osservato e intervistato i più importanti lobbisti professionisti e rivelato le loro strategie per costruirsi un'immagine rispettabile. E infine hanno parlato con spin doctorse capi ufficio stampa, analizzando la gestione dell'informazione in scozia.
Open Scotland? offre un quadro dall'interno del mondo dei giornalisti, degli spin doctor e dei lobbyists, rivelandocosa spesso c'è dietro all'informazione ed alla politica scozzese oggi.

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(Francesco Angelone) Le iniziative per la regolamentazione del lobbying stanno coinvolgendo una lista sempre più lunga di assemblee legislative. Non si sottrae a questa tendenza l’Assemblea nazionale per il Galles. Secondo quanto riportato dal sito dell’APPC (Association of Professional Political Consultants) lo Standards Commissioner, organismo indipendente incaricato di valutare i codici di condotta dei parlamentari del Galles, sta intraprendendo una serie di visite in tutto il Regno Unito per raccogliere testimonianze su come i nuovi sistemi di registrazione per le attività di lobbying stiano funzionando. I risultati saranno presentati nel corso del prossimo mese e successivamente sarà avviata una consultazione pubblica. Nel frattempo, nel pomeriggio del19 ottobre in una sessione plenaria del Senedd, il Parlamento gallese, il deputato del Plaid Cymru (Partito del Galles) Neil McEvoy ha introdotto un dibattito sul lobbying in Galles. Questa attenzione sul ruolo dei lobbisti professionisti dovrebbe essere ben accolta, in quanto è un opportunità per il settore per garantire che i piani di regolamentazione del lobbying in Galles seguano la lezione dei procedimenti e del registro già operanti a Westminster. Il registro L’APPC ha costantemente sostenuto che con qualsiasi nuovo registro ci debba essere una parità di condizioni valide per tutti i lobbisti - sia quelli che operano in-house che all'interno delle agenzie specializzate in attività di lobbying. Una ricerca condotta dall’APPC nel Parlamento di Westminster ha dimostrato che la stragrande maggioranza degli incontri ministeriali sono con rappresentanti in-house e non con lobbisti per conto terzi. È fondamentale, quindi, che nel garantire il necessario accesso alle informazioni, le società non debbano affrontare obblighi di comunicazione eccessivamente gravosi per rispettare livelli di trasparenza potenzialmente dannosi. C'è, poi, la questione dei costi. A Westminster i lobbisti devono pagare una quota di iscrizione annuale di 1000 sterline, mentre in Scozia, dove è previsto che il registro cominci ad operare dall’inizio del 2017, tali costi non sono previsti. Il Registro scozzese è progettato per coprire tutti i lobbisti professionisti del Regno Unito – sia che lavorino per un ente di beneficenza, un'impresa o una società di public affairs. L’imposizione di una quota di iscrizione in un sistema che copra tutti i lobbisti sarebbe difficile da giustificare - in particolare per le piccole associazioni del terzo settore. Infine, vista l’adozione per legge di un registro presso il Parlamento scozzese e quello di Westminster, i policy-makers di tutte le nazioni del Regno Unito dovranno pensare a come rendere possibile il rispetto di tali diversi registri. L’opinione dei lobbisti L’auspicio dell’associazione dei Political Consultants è che le discussioni in corso presso il Parlamento gallese circa l’attività di lobbying riflettano su queste esperienze in modo che eventuali futuri progetti di regolamentazione in Galles affrontino i problemi e gli errori che si sono verificati nella regolazione di altre istituzioni del Regno Unito, e che ogni iniziativa portata avanti per migliorare la trasparenza sia pratica ed equa.

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Ci sono stati molti lamenti silenziosi e stridore di denti da parte di alcuni lobbisti professionisti in Irlanda, con le novità prorompenti della scorsa settimana sul nuovo regime di comunicazione al pubblico e di registrazione del lobbying. La relativa rigidità del nuovo regime irlandese, che prevede la divulgazione dei dettagli di quasi ogni attività di lobbying scritta o verbale nei confronti di un funzionario pubblico, è in netto contrasto con il regime introdotto lo scorso anno in Gran Bretagna. Gli esperti britannici hanno descritto il loro nuovo sistema come "debole" e "falso". A differenza dell’Irlanda, solo i lobbisti consulenti sono coperti dalla regolamentazione britannica, lasciando fuori dalla normativa i responsabili public affairs interni alle aziende. I lobbisti professionisti nel Regno Unito possono anche evitare di presentare le dichiarazioni, che sono così prive di dettagli da essere comunque praticamente insignificanti, se dicono solo che è stata redatta una comunicazione che è stata poi inviata dal loro cliente. In Irlanda, tutti i gruppi che svolgono attività di lobbying, siano società di consulenza o altro, devono comunicare le proprie attività su base trimestrale, compreso l'obiettivo che si stava cercando di raggiungere. La maggior parte degli studi legali nel Regno Unito, per esempio, sembrano aver ignorato i loro obblighi di registrazione, mentre i loro vicini irlandesi sono stati costretti a registrarsi. Nel frattempo, il termine per le prime pubblicazioni sul registro irlandese è scaduto più di una settimana fa, ma ci sono stati alcuni interessanti arrivi in ​​ritardo nei giorni scorsi. La Honorable Society of King’s Inns, la corporazione che si occupa della formazione degli avvocati, ha reso pubblica lo scorso mercoledì l’attività di lobby sulla riforma legale intrapresa dal suo amministratore delegato, ed ex segretario generale del Dipartimento di Giustizia, Sean Aylward. Anche Vape Business Ireland, un’associazione di settore delle e-cig di cui fanno parte più grandi aziende produttrici di tabacco tradizionale del Paese, ha inserito i propri dati per aver svolto la propria attività di lobby nei confronti dei parlamentari rispetto alla regolamentazione del vaping. Meglio tardi che mai.

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I lobbisti in-house che rappresentano gli interessi delle grandi imprese sono esclusi da una regolamentazione del lobbying lassista in Gran Bretagna, e questo fa aumentare il rischio di corruzione nella terra d’Albione, come testimonia un nuovo report di Transparency International UK. Analizzando dati provenienti da Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord, infatti, secondo la ONG sulla trasparenza il nuovo registro sarebbe inadatto allo scopo. Il think tank, che cerca di combattere la corruzione in tutte le sue forme, dice che il pubblico britannico è "lasciato all’oscuro" da architetti inspiegabili che danneggiano il panorama politico della Gran Bretagna. Il nuovo rapporto di TI UK, dal titolo "Accountable Influence", indica che meno del 4% della sfera del lobbying britannico è regolata nonostante gli interessi corporativi abbiano un forte ruolo nel policy making britannico. La ricerca, pubblicata negli scorsi giochi, segna il lancio della campagna del think tank per sottolineare l'importanza della trasparenza nella lotta contro la corruzione. I lobbisti cercano di influenzare la spesa di gran parte dei soldi pubblici del governo della Corona, ma spesso non sono responsabili delle loro azioni nei confronti dell’opinione pubblica. L’80% dei lobbisti del Regno Unito, secondo il rapporto, rappresenta gli interessi delle aziende top 100 registrate alla borsa di Londra. TI UK ha scoperto anche potenziali conflitti di interesse dei parlamentari che svolgono anche attività di consulenza. Nel 2014, 73 parlamentari hanno ricevuto 3,4 milioni di sterline come compenso per le consulenze da loro svolte al di fuori del loro ufficio pubblico. Ciò è legale per la Camera dei Comuni, mentre rimane illegale per la Camera dei Lord e i parlamenti di Scozia e Galles. Un rapporto del Britain’s Committee on Standards in Public Life nel 2013 aveva raccomandato agli “MPs” di essere campioni di altruismo, integrità, obiettività, responsabilità, apertura, onestà e leadership nel proprio lavoro. Nonostante il settore sia stato da poco regolamentato, ci sono molte carenze del nuovo registro dei lobbisti e degli interessi dei parlamentari britannico: TI UK ha rivelato 39 esempi di “falle nel sistema” nel rapporto tra legislatori e lobby britanniche. Il capo delle ricerche della ONG Nick Maxwell ha quindi chiesto al Parlamento di introdurre l’obbligatorietà della registrazione per tutti i tipi di lobbisti, siano essi consulenti o aziendali, in modo da fornire al pubblico “informazioni accurate, significative, accessibili” sugli incontri tra rappresentanti di interessi e decisori. Ovviamente monitorati da un’agenzia totalmente indipendente per garantire i principi di trasparenza e partecipazione democratica.

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