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Chi dà l' assalto a Prodi
Scritto il 2006-05-25 da lobbyingitalia su Italia

Mentre l' attenzione dei cronisti politici era tutta concentrata a seguire le prime mosse dell' Unione dopo la vittoria elettorale, un' evento nel mondo del lobbying è passato inosservato: l' ingresso della Silvio Sircana & partners in Reti. Vale a dire della società fondata dallo spin doctor di Romano Prodi (che conta clienti come Sugar, Raisat, Siemens) nella galassia di Claudio Velardi (l' ex uomo ombra di Massimo D' Alema), Massimo Micucci e Antonio Napoli, a loro volta collaboratori del presidente ds ai tempi di Palazzo Chigi. Con i quali, entrato Sircana a Montecitorio, dovrebbero continuare a collaborare la moglie Livia Aymonino e Dario Faggioni, già alla Stet e all' Italtel. Insomma, la lobby democratica è nata prima del partito democratico ? Forse è solo una coincidenza. Il cambiamento di maggioranza parlamentare (con lo spoil system che ne discende) continua a incidere sulle fortune professionali dei lobbisti solo marginalmente: ormai il mutamento di governo non cambia la struttura del lavoro.
Insomma, l' attività del lobbista è oggi così complessa che non può essere stravolta dal prevalere di un orientamento politico. Il lobbista non interagisce più solo con il ministro, il sottosegretario o il presidente di commissione parlamentare. Al primo posto della sua agenda ci sono le istituzioni comunitarie: a Bruxelles si decidono le sorti di molti settori produttivi. Purtroppo, consistente a livello quantitativo, sulla qualità l' impegno italiano è ancora scarso, come ha appena rilevato uno studio del Centro prospettive internazionali, associazione di professionisti italiani nata lo scorso anno a Bruxelles.
Appena sotto l' Ue, ci sono le Autorità indipendenti, con in testa l' Antitrust guidata da Antonio Catricalà, che calamitano una quota significativa dell' attività lobbistica. Un ruolo rilevante è stato assunto dal Tar del Lazio e dal Consiglio di Stato: i loro numeri uno, Pasquale De Lise e Roberto De Roberto, vengono considerati più potenti di alcuni ministri. Rilevante è il peso della Conferenza Stato Regioni: tra le sue competenze rientrano il riparto della spesa sanitaria e le decisioni su iniziative (per esempio, la realizzazione di un elettrodotto) che coinvolgono più di una Regione. Le riforme istituzionali varate negli ultimi cinque anni, inoltre, hanno accresciuto in maniera considerevole il potere degli enti locali.
Quanto al governo e al Parlamento, in futuro i lobbisti dovranno invece pensare più a non prenderle, per usare il gergo calcistico, che a darle, in vista di maggiori tagli alla spesa pubblica. Rispetto al passato, poi, l' ingovernabilità annunciata in Senato costringerà il governo a porre la fiducia ancora più che nelle ultime due legislature, blindando i testi dei provvedimenti. Ai lobbisti toccherà lavorare ai fianchi le frange di scontenti per ribaltare risultati sulla carta già acquisiti. L' unico ruolo che rimane pienamente significativo è quello del ministero dell' Economia, centrale per l' attività di lobby aziendale, sempre che non venga spacchettato.
Molti lobbisti hanno ufficialmente ruoli diversi dalla responsabilità dei rapporti istituzionali, ma rimane quello il core business dell' attività. È il caso di Maurizio Beretta, direttore generale della Confindustria targata Luca Cordero di Montezemolo, che dalla Rai alla Fiat ha maturato la capacità di gestire le crisi. E che, non guasta, ha consolidati rapporti con Prodi. È il caso anche di Riccardo Perissich, oggi presidente di Telecom Italia mobile, uno dei fondatori del lobbismo professionale. Oppure di Stefano Parisi, ex Confindustria, oggi ai vertici di Fastweb, che si è aggiudicata clamorosamente la gara per la fornitura dei servizi di telefonia fissa e trasmissione dati per la Pubblica amministrazione indetta dalla Consip. Lo stesso vale per due signore: Enrica Giorgetti e Gina Nieri. Giorgetti, nata professionalmente alla direzione lobby e legislazione di Confindustria, dopo essere passata per Federchimica è oggi direttore generale di Farmindustria, l' organizzazione che riunisce gli imprenditori farmaceutici. Nieri siede nel consiglio di amministrazione di Mediaset (di cui segue tutte le questioni istituzionali) dopo aver trascorso l' intera vita professionale nel mondo delle tv.
Avrà il suo da fare con la nuova maggioranza, tra sindrome Nimby e Protocollo di Kyoto, Massimo Romano, responsabile delle relazioni istituzionali all' Enel dopo una lunga esperienza in Federacciai, Ilva e Lucchini. Anche per Romano non risulteranno superflui i buoni rapporti con il centrosinistra. I pacifisti dell' Unione potrebbero complicare invece la vita a Lorenzo Borgogni, un comunicatore che sa di leggi e di numeri, l' autentica ombra di Pierfrancesco Guarguaglini in Finmeccanica. Nel gotha del lobbismo italiano siedono il giovane Fabio Corsico, 32 anni, che lavora in Caltagirone dopo esperienze ai ministeri della Difesa, dell' Economia e in Vodafone, e il perfettamente bipartisan Francesco Dini: 42 anni, già assistente di Gianni Letta, è alla Cir di Carlo De Benedetti. Pronti a sfruttare ogni spiraglio si dovesse aprire nelle attività parlamentari, con un occhio alle Autorità e l' altro a Bruxelles, sono inoltre gli habitué del lobbismo istituzionale: Stefano Meloni, di Snam rete gas, e Alessandro Fiocco, di Terna; Riccardo Capecchi, di Poste italiane, e Carlo Capoccioni, dell' Associazione bancaria (Abi); Alberto De Gaetano, dell' Ania, e Massimo Menchini, di Assogestioni; Michele Maccarone, della Consob, e Giuseppe Mazzei, della Ras, e tanti altri già hanno drizzato le antenne: tra Dpef e Finanziaria, l' estate per loro non conosce vacanze.
Se in generale il cambiamento di governo sull' attività dei lobbisti non è più destinato ad avere un ruolo dirompente, come in passato, questo non esclude conseguenze per alcune posizioni nella geografia della tutela dei gruppi di interesse. Sicuramente la novità non vale per le organizzazioni di categoria, per quanto cadute le rigide distinzioni del passato. Senza dubbio, per esempio, sul fronte delle piccole imprese acquisterà peso la Cna, grazie anche al rapporto di amicizia che lega il suo segretario generale Giancarlo Sangalli a Pierluigi Bersani dei Ds. E nel commercio Giuseppe Fortunato riuscirà a ritagliare uno spazio più significativo che in passato alla Confesercenti, di cui è responsabile dei rapporti istituzionali. Lo stesso vale per la Federazione di consorzi e aree industriali, per i buoni rapporti che il direttore Michele Giannattasio ha con la nomenklatura dell' Ulivo.
C' è chi cerca di sfruttare le opportunità fornite dai cambi di squadra al vertice della politica. È il caso di Giancarlo Di Nunzio con la sua Euroforum: attivo sul fronte dei rapporti internazionali con la Farnesina, il sindacato dei diplomatici e diverse ambasciate straniere, Di Nunzio punta a diventare riferimento per multinazionali e altri soggetti esteri che stanno sbarcando in forze in Italia. Non hanno bisogno tanto di cfo e cio, che si portano da casa, quanto appunto di chi spieghi loro la situazione, i rapporti di forza all' interno del Paese e magari si faccia tramite per approcci personali. In ascesa è data la squadra di Fabiano Fabiani. L' Etrusco, com' era soprannominato quando era presidente di Finmeccanica, oggi è a capo di Acea e guru economico di Walter Veltroni, il cui potere è tutt' altro che limitato a Roma, e rimane ascoltato consigliere di molti esponenti dell' Unione. Nel chi sale chi scende del lobbismo italiano, quindi, attuali e passati collaboratori di Fabiani sembrano destinati ad avere vita più facile. Come Salvatore Toriello, che ha seguito l' Etrusco nella municipalizzata capitolina da Finmeccanica. Ma anche di Daniela Rosow, da qualche giorno al Gruppo Angelucci, i cui interessi spaziano dalla sanità all' edilizia e all' editoria (Libero e Riformista); di Stefano Soprani (prima alla Stet e poi, lui pure, alla holding di piazza Monte Grappa a Roma) ora alla Philip Morris; e di Giancarlo Battista, oggi in Fincantieri, dove potrà capitalizzare anche i buoni rapporti del numero uno Giuseppe Bono con l'establishment ulivista. Con Bono al colosso della cantieristica pubblica, inoltre, lavora Rinaldo Marinoni, ex Ansaldo. Per i loro rapporti con la nuova maggioranza potrebbero uscire dall' ombra anche altri professionisti. Come Daniela Scurti, ex Alitalia, attualmente head hunter alla Spencer & Stuart, che potrebbe essere ripescata grazie a Giuliano Amato. O Cesare San Mauro, direttore generale Public and legal affairs di 3, la compagnia telefonica controllata dalla Hutchison Whampoa, tornato sostenitore di Francesco Rutelli, grazie, pare, ai buoni uffici di Linda Lanzillotta, dopo aver collaborato alla Farnesina con il forzista Franco Frattini.
Sta riapparendo sullo scenario del lobbismo romano anche un vecchio nome del settore, Antonio Di Raimondo, un tempo vicino a Giulio Andreotti. Ora lavora gomito a gomito con Alberto Tripi, l' imprenditore hi tech che ha comprato Finsiel, amico, e se ne contano pochi, sia di Rutelli che di Veltroni. Sarebbe inoltre già impegnato sul complicato traghettamento del numero uno di Ferrovie, Elio Catania, dalla Cdl all' Unione il suo responsabile relazioni istituzionali, Vittorio Di Trapani, in sintonia con Sircana, ex portavoce di Catania. Esistono infine amicizie personali che, per quanto i diretti interessati si affrettino a smentire, potrebbero avere conseguenze molto concrete. Prodi ha seguito le concitate fasi dello spoglio elettorale in una abitazione a cento metri dal Pantheon. La padrona di casa è Maria Amata Garito, presidente dell' università telematica Nettuno. La regolamentazione dell' insegnamento a distanza è stata più volte al centro di polemiche: chi meglio di una cara amica potrebbe spiegarne al Professore le potenzialità ? Il padrone di casa è Claudio Pancheri, ad del consorzio Risorse per Roma. La Capitale è ben rappresentata dal sindaco Veltroni. Però, di fronte a un panorama mozzafiato sui tetti romani...

Pietro Romano - il Mondo


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