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Le lobby in Italia
Scritto il 2003-01-01 da lobbyingitalia su Libri

Un circuito di potere che integra politica ed economia, affari pubblici e interessi privati, che è dedito alla propria riproduzione attraverso un meccanismo di clientelizzazione della società e del consenso, che riduce al solo proprio interno la battaglia per gli equilibri, che fraziona e ricompone la decisione politica con il giuoco dei potentati economici e della grandi corporazioni: ecco l'ambiente nel quale possono trovare comprensione storico-politologica non soltanto il passato, ma anche il presente con tutte le sue pesanti ambiguità.

E’ questo il senso del discorso dello studioso dell’ateneo romano “La Sapienza” Mauro Fotia; un discorso sviluppato con rigore scientifico, non disgiunto tuttavia da un linguaggio incisivo e non di rado avvincente, nel suo volume Le lobby in Italia. Gruppi di pressione e potere (Dedalo, Bari, 1° ed. 1997, ristampa 2002) .

La crisi fiscale dello Stato e degli altri enti pubblici, che è pure un fenomeno diffuso tra gli altri paesi occidentali, riveste in Italia alcuni tratti particolari: assume, anzitutto, proporzioni singolarmente rilevanti; registra, in secondo luogo, reiterati sforzi di introduzione di più razionali ed efficaci processi di spesa cui tuttavia non si accompagnano risultati adeguati; mostra, infine, componenti strutturali più che mai dipendenti dal peculiare funzionamento del sistema politico.

Quest’ultima caratteristica, osserva l’autore, denuncia che le cause di fondo determinanti gli attuali squilibri della spesa pubblica italiana sono cause appunto politiche, attinenti, cioè, al tipo di domande avanzate dai vari gruppi economici e sociali sul parlamento, sul governo e sulla amministrazione pubblica, alle modalità di pressione con cui tali domande vengono concretamente espresse e sorrette, al tipo di offerte formulate dagli organi pubblici in risposta ai vincoli di bilancio. Investono, in altri termini, fenomeni prodotti da antecedenti scelte che, per essere ispirate a fini di aggiustamento di conflitti sociali o di soluzione di tensioni politiche o di rendimenti elettorali, vengono appunto chiamate politiche.

Il libro affronta perciò il problema dei rapporti fra lobby e poteri pubblici, così come di fatto tendono a instaurarsi in sede parlamentare, governativa e di procedimento burocratico-aministrativo, ai livelli centrali, regionali e locali, degli assetti che a tali rapporti possono darsi, delle risposte di efficienza sociale complessiva e di giustizia distributiva che l'attività di erogazione della spesa pubblica comporta.

Nel solco di una linea metodologica di politica comparata, il saggio affronta altresì il problema di un assetto nuovo da dare al rapporto di cui si parla; e dunque, dopo aver analizzato con taglio critico i tre modelli sperimentati nelle democrazie occidentali, e cioè il modello pluralista, quello neocoroporativo e quello regolativo, tenta di suggerire nuovi percorsi risolutivi.

Fotia insomma è convinto che una nuova condotta delle lobby non possa derivare né da una visione spontaneistica del pluralismo competitivo del mercato, né da semplici vincoli formali forniti da una legge di regolamentazione, come invece mostrano di credere le soluzioni adottate nei paesi anglosassoni e scandinavi. Egli pensa che tale condotta debba essere frutto di un nuovo assetto di poteri, bilanciati tra loro e costantemente controllati dai vari soggetti sociali e istituzionali costituenti il nostro sistema politico.

Sicchè legittimare le lobby, come oggi si presentano, significa marginalizzare gli interpreti di istanze deboli, di aspettative lontane ed inascoltate, sempre in attesa di trovare una qualche voce. A ciò, osserva l'autore, va aggiunto che da noi molto spesso i gruppi lobbistici assumono carattere e veste di soggetti di corruzione pubblica o di attori della criminalità organizzata. Con il risultato che, oltre a grandi distorsioni etico‑politiche del tessuto comunitario, determinano un radicale sovvertimento del mercato. Nel caso della corruzione, infatti, matura nei cittadini, ed in particolare nel ceti imprenditoriali, una profonda sfiducia verso l'amministrazione pubblica:nel comune sentire essa appare congegnata quale feudo delle grosse organizzazioni di interesse. Nelle situazioni dominate dal crimine organizzato, poi, (si pensi a molte regioni meridionali), si ha un inquinamento di un intero contesto, nel quale, da una parte, i sistemi di regole nel loro complesso vengono a destrutturarsi, dall'altro, i soggetti criminali si rivitalizzano ogni giorno più sino ad intasare il mercato ed a spogliarlo di ogni significato competitivo.
Mauro Fotia è ordinario di Sociologia politica presso l'Università di Roma "La Sapienza. In passato è stato docente di Scienza della Politica presso le Università di Messina e Trieste, e di Sociologia della Politica e del Diritto presso la LUISS di Roma. Ha ricevuto il premio dell'Accademia dei Lincei per le scienze politiche e sociali. Tra i suoi scritti: Il liberalismo incompiuto. Mosca, Orlando, Romano tra pensiero europeo e cultura meridionale, Guerini e Associati, Milano, 2001; Il territorio politico. Spazio, società, Stato nel Mezzogiorno d'Italia, Edizioni Scientifiche Italiane, Milano, 1998; La scelta del degrado. Le elezioni a Roma dell'ottobre 1989, Euroma La Goliardica, Roma, 1992; Partiti e movimento politico di massa, Franco Angeli, Milano, 1974.

Fonte: Enrico Maria Mastroddi - www.diritto.it

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